ISTANTANEE DI PSICOSOMATICA IV parte. IL GINOCCHIO
1 febbraio 2010
Questa articolazione ha la funzione precipua di ammortizzare il peso del corpo negli spostamenti, evitando così anche stress più importanti alla colonna vertebrale.
La sua costituzione anatomica è quella di due capi articolari separati dai menischi che sono dei veri e propri cuscinetti di ammortizzamento.
Il blocco del piede e della caviglia non può non influenzare direttamente l’articolazione del ginocchio, che tende a sua volta ad irrigidirsi, specialmente durante la posizione in piedi da fermi.
In aggiunta a questo tipo di blocco, dobbiamo anche considerare l’uso “civile e moderno”, sempre occidentale, di sedersi sempre soltanto su sedie e poltrone, nonché di certi abbigliamenti “alla moda” per nulla comodi ed ergonomici: questo fa sì che l’articolazione del ginocchio si muova quasi sempre soltanto in avanti e indietro, ignorando la possibilità di muoversi lateralmente.
Mobilità di piedi, caviglie e ginocchia, significa spesso e volentieri mobilità di gambe e bacino.
Vedi parecchie posizioni Yoga, o molto più semplicemente osserva come sta seduto un bimbo di nove mesi ancora in possesso di tutta la dovuta mobilità alle articolazioni di gamba e bacino…
Non dimentichiamo poi che star seduti a terra sulle proprie gambe, cioè sulla parte inferiore del nostro corpo, implica comunque il mantenimento della corretta posizione del nostro baricentro in basso, mentre star seduti “all’occidentale”, fa si che questo baricentro venga arbitrariamente spostato in qua e in là nella colonna vertebrale, affaticandola e costringendola a posizioni di compensazione, a posture che inevitabilmente porteranno queste articolazioni a causare nuovi disagi fisici e patologie ormai scontate per l’uomo moderno come l’Artrosi del ginocchio in primo posto, ed al secondo, l’Artrosi dell’anca, poi all’Artrosi cervicale…
ANCA E PELVI
L’articolazione dell’anca è la più mobile fra tutte in quanto, in condizioni normali, la sua capacità di rotazione abbraccia 180° (attenzione sto parlando di articolazione di osso singolo contro osso singolo, non come ad esempio nel caso del collo dove c’è un’intera serie di ossa che compartecipano tutte assieme al movimento, le une in sintonia con le altre!).
E questa situazione non dovrebbe mai cambiare, ma ahimè, nella vita quotidiana è purtroppo normale assistere al blocco funzionale in un primo tempo, e poi anatomico di questa fondamentale articolazione, man mano che gli anni trascorrono e la gioventù si allontana.
Per l’anca vale tutto quanto già detto a proposito del ginocchio in riferimento a tutti i discorsi sugli usi e costumi occidentali e moderni ed è proprio il non utilizzo completo della sua articolazione che finisce per ricoprire il non invidiabile ruolo di grande ammalata protagonista dei nostri giorni.
Si tenga ben presente che la stupenda elasticità naturale di un bimbo piccolo non verrà persa nel corso degli anni, come si potrebbe pensare, per un processo naturale ed inevitabile di invecchiamento, ma per un suo scarso utilizzo ed un effettiva ignoranza relativa alle sue reali possibilità.
La pelvis, o piccolo bacino, è il contenitore osteomuscolare dei visceri addominali.
Di particolar rilievo, localmente, il perineo, pavimento muscolare della pelvis e quindi dell’intero addome, attraversato da due sfinteri: quello anale e quello vescicale.
L’ADDOME
E’ la parte compress tra pelvis e diaframma.
Nell’addome sono contenuti fegato, cistifellea, pancreas, milza, reni, stomaco e gran parte dell’intestino.
La maggioranza delle patologie moderne come epatiti, ulcere, calcolosi, pancreatiti, coliti e tumori, interessa quest’area, e non è un caso perchè l’addome è una miniera di patologie dal punto di vista psicosomatico in quanto in esso ed in particolare nell’apparato gastroenterico, le emozioni più primitive ed istintive come rabbia e paura si esprimono con un linguaggio somatico negativo, non avendo trovato uno scarico chimico-fisico-elettrico tramite le parti “geograficamente” allocate al di sopra, che consentono sbocchi per trasmettere, in misura liberatoria, energie in eccesso, tramite il linguaggio e le azioni rivolte al mondo circostante.
Dal punto di vista energetico ecco quindi comparire ben manifesta l’importanza del muscolo diaframma come elemento di controllo e quindi anche di possibile blocco delle negatività che non vogliamo o non riusciamo far emergere.
Il diaframma è l’unico muscolo del corpo che nella normalità “lavora” senza dover essere attivato volontariamente, ma è comunque soggetto, per poter sopperire in tempo reale ad ogni esigenza, alla possibilità di esser posto, sempre e immediatamente, sotto il controllo della volontà individuale.
Il diaframma può esser definito, con diritto, orizzonte della coscienza perché in ogni istante possiamo esser consapevoli di ciò che si muove al di sopra di questo muscolo sia in termini fisici come il battito del cuore, l’aumento della sua frequenza, il diverso ritmo respiratorio, sia in termini psichici come il mutamento dello stato mentale, dei sentimenti, il sopraggiungere di nuove emozioni, etc.
Al di sotto, si avvertono invece i movimenti viscerali dell’esistenza come la rabbia, la paura, il piacere, ma tutti questi movimenti energetici di forte spinta devono trovare nel sociale una sorta di freno.
La funzione del diaframma è per elezione quella di necessario “guardiano” in grado di bloccare tutte le negatività o gli eccessi provenenti dalla nostra visceralità quando ci rifiutiamo di accettare socialmente un qualcosa e lui allora si comporta come un cancello.
Ma come ogni cancello funziona a doppio senso ed ogni blocco interposto per impedire una presunta negatività, si traduce spesso e volentieri in un blocco fisico globale.
Tutta la circolazione dell’energia ne viene compromessa col risultato di diminuire drasticamente, così come si riducono proporzionalmente vitalità e grinta per muoverci nei mai troppo semplici percorsi della nostra esistenza.
La ricorrente ipocrisia, che scopre la sua natura nel non voler ascoltare certi messaggi del nostro corpo, anni addietro si era pure autocostruita una nuova patologia di comodo: la “sindrome da fatica” degli Yuppies, un po’ come “il ginocchio della lavandaia” dei romanzi di J. Klapka Jerome.
Era persino stata ipotizzata una sua origine causata da un virus esterno, così come in tante altre situazioni, sino all’altro ieri, la medicina occidentale si è preoccupata soprattutto di individuare obbiettivi al fuori della nostra coscienza su cui accanirsi con interventi farmacologici o chirurgici.
Sicuramente, la maggioranza delle teorie mediche figlie della nostra cultura occidentale sono valide (sino a dimostrazione di prova contraria), rimedi e terapie, più o meno invasive, comprese, ma, senza assolutamente privarle del loro valore, potremmo ad esempio considerare con un minimo di buona volontà nel sopracitato caso relativo agli Yuppies, e tanto per relegarlo in un perimetro ben preciso, come qualsiasi essere umano che si sottoponga selvaggiamente e senza alcuna misura a stress molto elevati, senza alcuna consapevolezza dei propri processi psicocorporei e naturali, sia predestinato a diventare inevitabilmente in breve tempo un vero e proprio fascio di tensioni, cioè di blocchi muscolari (probabilmente con un interessamento importante del diaframma) e quindi soffra di un consistente rallentamento nella circolazione dell’energia, causa principale di un’invincibile senso di stanchezza e affaticamento permanenti.


