IGIENE MENTALE L’Arte di saper Comunicare
9 marzo 2010
E che cosa credete, che mi metta a parlare di Media, di Pubblicità, di che so io?
A Bologna dicono: “Mò gnanc ….”.
Sto parlando infatti di quella capacità non proprio in possesso di tutti di sintonizzarsi con la mente e col cuore di chi si ha di fronte.
Non è filosofia tirata per le corna questa, sto parlando di uno dei primissimi metodi di comunicazione fra esseri umani di quando la logorrea a vuoto non aveva ancora iniziato a mietere vittime illustri o meno.
Sintonia poi non significa condivisione a 360° delle altrui convinzioni: alla base significa conoscere, sapere e voler valutare al di fuori di noi e trovare i giusti termini di coesistenza nel reciproco rispetto.
Forse i giovani d’oggi hanno grossi problemi in questo senso a causa della tragica carenza di formazione subita per demerito e colpa di troppi genitori a suo tempo molto impegnati solo a infilar fiori nei propri cannoni e poi a fumarseli in “allegra” compagnia.
Non per nulla le nuove leve si sono inventate, facilitate dai mezzi informatici, un linguaggio tutto loro, tipo: “TVB” … etc. che più che far risparmiar tempo ti dà la sensazione che il significato profondo di certi concetti incuta timore ed inviti ad una fuga veloce da parte delle nuove leve.
Mio padre era Pediatra Chirurgo, un Medico di quelli che quando visitavano toccavano il paziente con attenzione, amore e rispetto ed io ancora ricordo quante volte arrivavano in Studio mamme disperate con bimbini singhiozzanti ed urlanti in modo irrefrenabile che due minuti dopo che papà li aveva presi in braccio cessavano di lamentarsi e di schizzar lacrimoni tutt’in giro.
Saper comunicare.
E saper ascoltare e capire, anche quando è scomodo, quando brucia e quando sappiamo che nostro malgrado prima o poi saremo coinvolti contro ad ogni nostro desiderio di neutralità.
Negarsi alla funzione di comunicare è come cercare di evitare che il polline si sparga a Primavera o che la Radiofrequenza delle Onde Hertziane non si propaghi attraverso l’Atmosfera.
Perché allora non imparare ad utilizzare correttamente le nostre capacità in tal senso?
E come?
Innanzi tutto iniziando a conoscere noi stessi nel più profondo, anima e corpo.
Si, ho detto anche corpo, quella struttura che molti di noi utilizzano e muovono persino timorosi di guardarne l’immagine riflessa da uno specchio.
Come certe sante e pie donne del secolo scorso che per pudore la prima notte di matrimonio facevano un buco nella sottoveste per non mostrare le proprie nudità e che poi dopo qualche anno di vita familiare così ben amministrata moralmente si lamentavano se il proprio marito decideva di tanto in quanto di frequentare qualche santo Casino di onorata memoria.
E poi anche conoscere in profondità il proprio animo per non correre il rischio di vedersi sfilare dalle mani affetti, posizioni sociali e tutte quelle cose faticosamente costruite nell’arco di un’esistenza.
Solo allora ci si potrà mettere in confronto con gli altri e dare e ricevere messaggi, criticare ed esprimere giudizi, ma in modo sano, chiaro, deciso ma non offensivo, suadente ma non falso, autorevole ma non gratuito.
Credo sia una Utopia, pazienza.
