CULI, TETTE e … PANZE, al vento

15 luglio 2010

Questo è lo spettacolo quotidiano di questa estate, ovunque ci si trovi e si incroci per strada o in qualsiasi altro posto la stragrande maggioranza delle “gentili” appartenenti al sesso “debole” (debole quando fa loro comodo e solo per dire) e non sempre nemmeno giovanissime e con tanto di panza e smagliature, che rasentano talvolta il ridicolo con tutta questa ansia di libertà (?) etica ed estetica col pretesto di essere in possesso di un diritto molto sventolato, ma tutto loro, di potersi proporre in pubblico come meglio ritengono.

In quest’atmosfera decisamente surriscaldata girano convinte di essere nel loro pieno diritto di conciarsi come vogliono, cioè mezze nude anche perché credo che l’idea di poter dover entrare così agghindate in un una chiesa o in altro luogo sacro sia l’ultimo pensiero che passa loro per la mente.

A proposito, che strano, adesso che ci penso, ma si pone solo in quei casi il problema della pubblica decenza?

Con tanto di Vigile Urbano che ti sbarra gli accessi?

E io chi sono per dover essere obbligato ad assistere senza fiatare a certi spettacoli su di un suolo comune?

Il primo che mi dice che mi posso anche voltare dall’altra parte, venga qui che lo piglio a sberle.

Perché il suolo del Demanio è a disposizione di tutti coloro che non ne mutano la destinazione, tipo far defecare i cani e non portarsi via il “testimone”.

Allora il problema pubblica decenza esiste, a livello sociale.

E quindi, se comunque esiste, perché certe “mise” devono essere considerate normali per strada, in ascensore, in ufficio, al pub?

Non cito le discoteche perché lì, si sa, di solito si va solo per spegnere, non per accendere il cervello, divertimento a parte.

Perché se un uomo si permette di fare un appunto, viene subito tacciato di provenire dall’altro mondo o dal tempo del T-Rex, come dice in quella pubblicità uno del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ma soprattutto di non esser capace di farsi gli affari suoi, e ciò non è giusto perché, ad esempio sul lavoro, l’ostentazione di cosce e tette e magari di qualcos’altro sono da considerarsi una vera scorrettezza femminile oltre che una reale provocazione nei confronti dei malcapitati maschietti costretti a far finta di non veder nulla di strano e quel che è  più ridicolo, di rimanere totalmente indifferenti a ciò che passa sotto ai loro occhi.

Non è forse vero che per tante donne, troppe, l’amico ideale è un gay?

Nulla contro i gay, tutto contro all’atteggiamento psicologico di queste donne che fanno della presunta innocuità di un gay (ma dove? ma come e quando?) la scusa per accorgersi di quanto loro sono carini, gentili e “di compagnia” (ma soprattutto poco pericolosi, quando non la si vuol dar via) messi a confronto con i loro simili rimasti all’antica, quelli come me insomma.

Ultimamente ho lavorato in Rai con un assistente di Regia coltissimo, sensibile, corretto, di gusto superiore, anche di ottimo livello socioeconomico, veramente un bell’uomo di stampo maschile, ma gay.

Ma gay vero, di quelli che le donne manco le cagano, scusate l’espressione brutale ma essenziale per far capire lo spirito della situazione, ed era sempre lui il primo a puntare il dito contro a comportamenti come quello di cui sto parlando, denunciandoli come una vera iattura del gusto, della morale oltre che dell’estetica, ed anche un povero e ridicolo residuo di intelligenza e sensibilità che dovrebbe fare delle donne degli esseri superiori, molto superiori a noi maschietti.

Si dice che le donne non si vestono o svestono in certi modi per provocare nessun maschio ma solo per mandare avanti all’infinito la loro guerra per sentirsi più belle e desiderabili, ma solo di fronte a se stesse e alle loro simili.

E se commentassi queste ultime due righe, come la cosa meriterebbe, mi dareste del maschilista, e ciò sarebbe veramente scorretto anche perché, tranne quando gioco a fare dell’ironia, credo proprio di essere un femminista convinto, un vero difensore della causa femminile, e non di quelli all’acqua di rose o che veleggiano sull’onda di certi comportamenti solo per rendersi subdolamente più accetti alle femminucce, per non parlare di quegli “uomini” di altri tempi ancora sopravvissuti che non si sono ancora tolti di dosso la pelliccia della scimmia e le orecchie dell’asino, proprio loro maschi veraci, come le vongole.

Oggi, mentre rientravo a casa da Milano con la mia auto, mi è rimasta affiancata nel traffico per parecchi isolati, un po’ avanti, un po’ indietro, una bella ragazza, anche un po’ formosa, a bordo del solito motorino.

Vestitino bianco di cotone supertrasparente, tutto svolazzante al vento sulle coscettine bene in vista, anche loro, reggiseno di un paio di misure in meno, tanto per fare da push up, e sandaletti da spiaggia.

Nient’altro addosso, a parte il casco, e non ho dimenticato di citare gli slip o il tanga perché proprio non c’erano e la fanciulla non ne faceva certo mistero, anzi mi sembrava molto compiaciuta di questa “libertà ostentata” con molta disinvoltura.

Perché compiaciuta? Con quale diritto lo dico? Per come seguiva con la coda dell’occhio certi sguardi attorno a lei, alle dovute soste ai vai semofori.

Roba che se uno è sano, e “noiosamente normale” da un punto di vista sessuale, c’era da andare  a sbattere da qualche parte tamponando qualche altro distratto, magari uscendo di strada.

Come si diceva una volta, tira più un pel di potta che un traino di buoi maremmani.

Anche perché uno che va tranquillo per la sua strada, certi spettacoli da Salone del Porno, proprio non se li aspetta, almeno in pubblico e senza nemmeno aver girato l’angolo.

Nessun arrapamento, solo legittima curiosità davanti ad un interessante e gratuito spettacolo della natura, ci credete?

Ed è solo un esempio.

Come quella volta, a Lodi, sulla circonvallazione interna.

Io ero in moto sul mio solito GS BMW e procedevo tranquillo, tra un ‘auto e un camion, dietro a me, poi non ricordo.

Compare improvvisamente sul marciapiede alla mia sinistra un esemplare di femmina con tutti gli attributi, tanti, al vento, scusatemi per l’espressione volgare, ma che rende perfettamente l’idea,  e attraversa impavidamente la strada.

Sei temponamenti a catena, io me la sono cavata saltando sul marciapiedi e andando subito a informarmi cortesemente se la signorina si era spaventata e se non voleva lasciarmi un recapito in caso di qualsiasi necessità.

Io facevo il mio dovere civico e intanto per il rimanente già ci avrebbero pensato le assicurazioni degli automezzi.

Non si era spaventata, povera ragazza, peccato, ero lì pronto ad aiutarla.

In effetti, anche se non si arriva a questi punti, nella norma quotidiana, di fatto è un cinema continuo e di solito al cinema uno non ci va con le fette di salame sugli occhi, anzi adesso ti danno anche gli occhialetti 3D.

Almeno fossero tutte belle queste condottiere di libertà … per me che sono un esteta, sarebbe importante.

Mi ricordo, anni fa, a passeggio fuori Rapallo, lungo la passeggiata a mare dove ricominciano gli scogli.

Mia moglie era rimasta indietro di passo mentre parlava di figli con la sua amica Enrichetta e suo marito con cui eravamo in giro ed io, in avanscoperta, ed annoiato dai soliti discorsi, ero giunto da solo in un punto bellissimo, non proprio appartato, a S. Michele di Pagana, dove sugli scogli subito sotto alla promenade c’era una bellissima signora che stava pigliando il sole, tutta sola e senza reggiseno.

Io mi sono fermato e mi sono seduto ad osservare la sua bellezza standomene tranquillamente neanche molto distante da dove si era sdraiata, aspettando che moglie ed amici giungessero mentre io mi godevo questo inaspettato e interessante complemento di panorama.

Ad un certo punto la bella signora ha aperto gli occhi e si è accorta di me che, tutto tranquillo, me la stavo bevendo con lo sguardo e coprendosi subito l’affannoso petto iniziò a scagliarmi addosso un serie di invettive e di insulti che proprio non meritavo, primo perché non l’avevo molestata e secondo perché lei stava esibendo in pubblico un qualcosa che io non avevo motivo per non star a guardare.

Lei strillava, io zitto la ossservavo con sguardo ironico, lei che si montava sempre di più, sin quando, mentre lei era giunta sull’orlo della crisi isterica a causa del mio comportamento “di gomma” totalmente passivo e molto da Pierino, non sopraggiunsero due carabinieri assieme ad altra gente attirata dalle grida dell’Erinni infuriata, e chiesero spiegazioni.

Sapete come è andata a finire?

Lei si è presa una multa ed io sono stato solo consigliato, per la prossima volta, di chiedere permesso prima di sedermi accanto ad una fanciulla col portafrutta al vento.

Ma i portafrutta che si vedono in giro questi giorni, anche se non proprio tutti, bè … lasciamo perdere e andiamoci a comperare un bel gelato.

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