I MALI DI SCHIENA Conoscerli, limitarli, evitarli
14 agosto 2010
I “mal di schiena” di solito hanno alcune localizzazioni preferenziali e la colonna vertebrale è una delle testimoni naturali del fatto che tutti gli esseri umani, di qualsiasi religione, livello sociale, sesso o color di pelle, sono veramente tutti uguali perché possono essere parimenti coinvolti dai medesimi disturbi che prima o poi finiscono per affliggere la spina dorsale di chiunque per una miriade di ragioni, da quelle più stupide e semplicemente fastidiose ma comunque limitanti a quelle con effetto più devastante e degenerativo.
La cosiddetta “cervicale”, con le sue algie a “caschetto” che coinvolgono testa, collo, spalle e quan’altro, tanto per cominciare, la tanto temuta e prima imputata delle sue afflizioni, è indubiamente uno scomodo patrimonio comune di tutti coloro che per un motivo o per l’altro si “muovono” poco e non se ne devono più andare in giro, stando continuamente in movimento, con la clava in mano per procurarsi la pappa quotidiana, ma che sono costretti ad assumere e mantenere nel corso della giornata “strane” posizioni soprattutto fisse, per svolgere le funzioni richieste dalla cosiddetta vita moderna, tipo quelle a cui si è talvolta obbligati da attività forzosamente sedentarie come la guida di automezzi, il lavoro davanti a macchine utensili, su scrivanie o davanti ad uno schermo di Pc ….
Sicuramente la sedentarietà, l’età fisica e il disuso o l’errato uso delle possibilità articolari del nostro collo provocano nella zona delle prime vertebre cervicali delle difficoltà di movimento che col passare del tempo si sposano con cause occasionali o anche predisposizioni genetiche pronte a generare infiammazioni locali favorite ed aggravate dallo sfregamento di fasce muscolari e soprattutto di delicatissime e ipersensibili ramificazioni del sistema nervoso su zone ossee “invecchiate”, le quali col passare degli anni si ricoprono di anomale concrezioni calcaree ruvide, gli osteofiti, simili al tartaro sui denti, e porto questo esempio volgare solo per farmi capire meglio, per non parlare poi della solita e comune maledetta abituale mancanza di cautele che porta a compiere movimenti “a scatto e a freddo” dimenticandoci che i nostri vent’anni sono passati da un bel po’ invece che tener presente che in certi casi, quando gli anni passano, è molto meglio muoversi con le dovute cautele ed in modo calibrato secondo le nostre possibilità fisiche.
Molte persone, nella norma quasi tutte, logicamente non possono avere le idee chiare su molti particolari anatomici del corpo umano, e quando pensano ad esempio allo “scheletro”, che hanno sempre visto disegnato su qualche pubblicazione didattica e basta, pensano ad un entità a sé stante, tutta bella pulita, liscia e definita come un modellino di plastica, idem dicasi per il sistema muscolare, il sistema nervoso, quello endocrino, etc, tutti composti di entità sempre rappresentate stilizzate e ben separate le une dalle altre, descritte senza un goccio di sangue o di altro liquido organico e non realizzano che tutte queste strutture in realtà sono strettamente interconnesse e si compenetrano fra di loro pur mantenendo quell’indipendenza che ne consente movimenti autonomi.
Siccome mi rendo conto dell’estrema difficoltà (per chi non ha sudiato anatomia umana) di visualizzare solo con la propria fantasia queste realtà, vi faccio vedere una tavola anatomica non disegnata in modo stilizzato, ma “dal vero” della zona cervicale incriminata, da cui sono state asportate le vertebre, e dei tessuti locali messi a nudo chirurgicamente, addirittura senza un goccio di sangue, immagine che forse vi potrà dar noia da un punto di vista iconografico, ma che sicuramente vi farà capire l’estrema complessità di tutti i nostri tessuti organici e delle relative interconnesioni nel loro insieme in quella zona.
Guardando anche voi l’immagine di questo punto estremamente intricato, complesso e abbastanza impressionante per i non addetti ai lavori, perché non è certo consueto poter osservare spettacoli autoptici come questo e riservati a chirughi e operatori del settore, così forse potete comprendere come non sia per nulla improbabile che possano sorgere dei problemi in questa zona destinata a compiere movimenti a 360° e a questo scopo programmata dalla Natura, quando invece viene mantenuta abitualmente statica e poco “operativa”, cioé poco usata ma soprattutto mossa poco correttamente e quindi disabituata a consentire un libero scorrimento al suo interno di tutte le fibre che la compongono, le une sulle altre, su diversi piani e che quindi rimane quasi sempre rigida come quando, appena svegliati la mattina, di solito si è un po’ intorpiditi dappertutto, mentre la sua elastica mobilità dovrebbe esser garantita e non aver soluzione di continuità se non durante le fasi di riposo.
Contemporaneamente vi potrà diventar chiaro, anche se non siete esperti in anatomia, come in un sistema così fitto e complesso di ossa, fibre e vasi, possano verificarsi piccoli e grandi stress locali motivati anche da casuali e minime uscite fuori posto di tessuti che possono momentaneamente rimanere innaturalmente accavallati o dislocati al di fuori della loro sede naturale coinvolgendo anche zone limitrofe e generando infiammazioni e soprattutto segnali di dolore che poi, elaborato in automatico dal nostro cervello, rischia di propagarsi indiscriminatamente anche da altre parti, cosa che può accadere casualmente anche in organismi ben palestrati.
Se poi scendiamo lungo la colonna vertebrale troviamo subito due altri punti critici, uno, a grandi linee, quello che si trova in genere tra la settima e la decima vertebra dorsale dove si accumulano tutte quelle contratture diciamo meno traumatiche ma fastidiose che ci fanno desiderare di stirarci e di farci massaggiare localmente appena possibile, e l’altro, quello che si trova nella zona della dodicesima vertebra dorsale: zona quest’ultima che, ad esempio, appena ci capita di cascare “di schiena”, essendo il punto più sporgente rispetto a tutti gli altri, entra subito in collisione con ogni tipo di superficie incontrabile, e sono veri “dolori”, in ogni senso.
Oppure quando la pieghiamo indiscriminatamente impegnandola con sforzi eccessivi o la torciamo senza il minimo riguardo e come minimo ci ritroviamo segati in due dal famoso “colpo della strega”.
Da non dimenticare che la zona della dodicesima vertebra dorsale è anche un vasto punto di “raccordo” naturale di molti altri disagi provenienti non solo dalle vertebre limitrofe, ma anche da organi interni che apparentemente non hanno nulla a che fare con loro ma che invece le sono collegati con ramificazioni del sistema nervoso che partono dal midollo spinale in essa contenuto e da essa protetto.
I mal di schiena però più fastidiosi, solitamente più gravi ed anche più difficili da sopportare sono quelli localizzabili nella zona delle prime vertebre lombari, quelle più vicine al “punto di appoggio” ed inserzione sulle ossa del bacino della colonna vertebrale (ed anche loro sensibili all’appena menzionato “colpo della strega” )
In questi punti si possono generare dolori ben più insopportabili quando esse hanno subito un trauma o sono state caricate da pesi troppo eccessivi per come sono dimensionate, non escluso quello quotidiano e ossessivamente ripetitivo di un fisico eccessivamente appesantito che come minimo può creare problemi di disassamento rispetto a quello che dovrebbe essere il baricentro naturale del corpo intero sia in posizione eretta che da seduti, con gravi effetti annessi e connessi come compressioni dei dischi intervetebrali e spostamenti delle vertebre in senso longitudinale.
Infatti la miglior cura per questo tipo di patologia, soprattutto preventiva, innanzi tutto consiste in un veloce e deciso recupero di un peso corporeo normale.
In ogni caso, il rischio maggiore che si può correre muovendosi in modo sconsiderato, facendo sforzi assurdi e “a freddo” è quello di schiacciare, deformandoli irreparabilmente, i dischi intervertebrali che fanno da ammortizzatori e nella norma riescono a sopportare traumi anche pesanti ma solo sino a quel certo punto di “non ritorno” a causa del quale non vi è altro rimedio che il bisturi del Chirurgo.
Fortunatamente esistono alcune tecniche, chiropratiche per nulla traumatiche che, assolutamente senza ricorrere all’uso di macchinari automatici che logicamente possono simulare alcuni di questi “gesti” ma non possiedono la capacità di controllarli calibrandoli adeguatamente in tempo reale con un cervello e dei sensi all’erta, consentono di iperestendere quanto basta la colonna vertebrale come una fisarmonica, quel tanto che basta a “riallineare” attorno a sé tutti i tessuti andati fuori posto casualmente oltre alle stesse vertebre ed agli spazi intervertebrali, ancora riposizionabili correttamente senza dover far intervenire i camici bianchi i quali di solito ben si guardano anche solo dal toccare la vostra schiena con le loro mani.
Chiaramente, anche quando tutto sembra ormai compromesso e TAC e Risonanze Magnetiche lanciano messaggi di allarme, questi risultati, talvolta veramente incredibili per la loro efficienza, richiedono poi comunque un piccolo periodo di tempo dopo il riassestamento forzato di ciò che era andato fuori posto, prima di veder scomparire completamente le infiammazioni locali ed i dolori ad esse legati, risultati che poi sarebbe meglio che venissero stabilizzati per mezzo di vere ginnastiche correttive dedicate ed effettuate sotto l’attento controllo di un trainer realmente competente e all’altezza della situazione.
Vi faccio veramente i miei auguri più spassionati perché, in caso di bisogno, personaggi di questo tipo devono conoscere bene l’anatomia e saperla gestire correttamente con trattamenti adeguati, devono impegnarsi continuamente a studiare a fondo queste problematiche e soprattutto possedere una sensibilità “manuale” specifica unita ad una esperienza personale veramente solida, come il sottoscritto può permettersi di affermare di possedere senza false e stupide modestie, e non li trovate proprio dietro ogni angolo di strada od in ogni palestra o studio di fisioterapia.
Per terminare, oltre a quelli derivati da traumi e postumi di traumi come quelli causati da incidenti d’auto, di moto, sul lavoro, etc. e ci sono poi moltissimi altri tipi di mal di schiena, compresi quelli generati da dei reni malandati e sofferenti, da problemi di origine dentale, legati a problemi mandibolari e di masticazione, o, non ridete perché non è il caso, da “suolette” infilate indiscriminatamente nelle scarpe e che fanno impazzire la gestione degli equilibri posturali affidati al nostro povero cervello così disorientato e che invece è sempre solo in cerca di tanta vera normalità e nient’altro….
Ma qui la situazione si complica, io non possiedo la competenza di un medico specializzato e il mio post finisce qui.
Di certo non si esaurisce in queste quattro parole quella che per me sta diventando una vera e propria attività terapeutica alternativa che metto positivamente a disposizione di chi soffre di queste patologie e non trova rimedio nelle terapie tradizionali che gli vengono applicate, forse solo perchè, avere per sistema una visione olistica del nostro organismo, dei suoi meccanismi e delle sue logiche nella sua interezza, comportandosi di conseguenza, in questa parte supercivile, supertecnologica e superlaureata del Pianeta, è cosa ancora di là da venire, non chiedetemi il perché, non lo so.



