IGIENE PSICOSOMATICA: i QUATSU, secondo la Medicina Orientale, quella vera, non quella delle fattucchiere o delle massaggiatrici di tanti Centri Benessere.

2 febbraio 2011

Sono passati più di 7 anni da quando avevo cessato di frequentare il mio Dojo (la Palestra della mia antica Arte Marziale, l’Aikido Iaido Yawara Do) ma qualcosa dal di dentro mi ha spinto a tornare, forse non tanto per la Disciplina in essa praticata, che ritengo abbia ormai positivamente invaso ogni mia fibra, quanto per tornare ad avere un contatto diretto col mio Grande Maestro, Paolo Scalvini che ritengo veramente  essere un Personaggio raro e non duplicabile, o “clonabile” come si usa dire in gergo digitale.

Dopo qualche piccola scaramuccia verbale, logica, sono stato “riaccolto” un po’ a muso duro, visto il mio gran rifiuto di alcuni anni fa, ma poi tutto è rientrato e mi sono sentito veramente riaccolto, anche se senza troppi complimenti, com’era giusto, in seno a quella “famiglia” per fortuna non molto prolifica.

Dopo l’allenamento spaccaossa a cui mi sono volonterosamente sottoposto sin dal primo giorno del mio rientro con un impegno che vi garantisco al limite della mia “tenuta” anche se ritengo di mantenere sempre una ottima forma fisica nonostante l’età, ed anche “eroicamente”, dopo anni di inattività nel senso della ginnastica  preparatoria a cui dobbiamo tutti sottometterci preventivamente, una ginnastica veramente molto dura, senza pause, ma con una sequenzialità degna di un pezzo di Mozart, abbiamo parlato un po’ di quella che nel frattempo era stata la mia crescita dal punto di vista dei trattamenti che ora pratico ormai da anni e che gestisco soprattutto in base agli insegnamenti ricevuti nell’Istituto di Ricerche sulle Bioenergie fondato dal Prof. Arnaldo Zanatta.

Nello scambio reciproco di informazioni che ci siamo fatti sull’ambiente (ormai molto, troppo mercificato) delle Arti Marziali e dei Trattamenti paralleli in genere che si possono apprendere nel corso  di questa attività, quando essa viene insegnata dal Maestro a 360°, oltre a tante realtà penose emerse e che purtroppo fanno ormai parte della normalità, come ad esempio l’utilizzo delle musichette ritmate  che “uccidono” il dialogo muto ed interiore che deve aprirsi i silenzio, con calma ed introspezione dentro di te e con te stesso nella ricerca di equilibri, di dinamiche e di energie che spesso giacciono non solo assopite, ma in stato di vero coma quasi irreversibile dentro di noi, sono stato sottoposto appunto dal Maestro ad uno screening molto diretto e senza troppi complimenti sul mio reale stato di preparazione, almeno tecnologica, sui “cardini” della fisiologia e dell’anatomia umana.

A quanto pare l’esame l’ho superato perché sono ancora “vivo” e non ho ricevuto alcuna “benedizione” da quelle sante mani che quando arrivano per, diciamo, darti la sveglia, o per correggerti, ti fanno rimpiangere di essere una persona molto sensibile e con la pelle delicata.

Una cosa comunque mi è stata confermata: c’è una gran confusione e soprattutto nelle menti di troppi giovani che pensano che praticar Arti Marziali significhi essenzialmente apprendere autodifesa e possibilmente saper reagire controoffendendo con violenza davanti a qualsiasi tipo di provocazione.

Siamo lontani anni luce da quello che dovrebbe essere il vero spirito di queste Discipline, pazienza.

Ma soprattutto sono rimasto stupito dalla totale ignoranza su uno dei cardini principali di tutto ciò che si riferisce a questi discorsi: nessuno conosce con esattezza il significato del termine QUATSU.

Incredibile, come voler guidare una Ferrari con solo tre ruote.

Nemmeno su Internet trovate spiegazioni sufficienti ed esaurienti.

Eppure sia i Quatsu di rianimazione, sia i Quatsu antalgici sono l’unico perno che tante volte, proprio con Arti Marziali ti consentono di ricostruire dove altri hanno distrutto.

Voglio parlarvene nei prossimi Post e vi assicuro che c’è grande spazio anche per i mal di schiena e per i reni sofferenti, oltre che per mille altre cose che riguardano la nostra Salute quotidiana.

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