ISTANTANEE DI PSICOSOMATICA V parte. TORACE, DORSO E ORGANI INTERNI

2 febbraio 2010

La gabbia toracica è quella parte del nostro corpo che contiene le ossa e i muscoli che hanno la specifica funzione di proteggere l’apparato respiratorio e l’apparato cardiovascolare.

Nel torace le forti pulsioni viscerali subdiaframmatiche cominciano a divenire socialmente esprimibili e prendono il nome di emozioni e sentimenti.

Tutta la letteratura, ad esempio, indica nel cuore la sede di quel particolare sentimento che tutti gli uomini possono provare almeno una volta nella vita: l’amore.

Nella gabbia toracica avviene anche la respirazione per cui la colonna d’aria che viene espulsa a livello della glottide, potrà divenire voce: nel torace quindi nasce l’emozione dei suoni, il movimento ritmico battito cardiaco ricorda il movimento delle onde del mare,  lo scandire di un lontano tamburo, ritmi, bioritmi…musica, armonia.

La gabbia toracica, nella sua fisiologia, è una struttura sempre in movimento in gran parte generato e condiviso dal diaframma (iniziate a comprendere il senso di tanta attenzione dedicata alla respirazione soprattutto dalla cultura Yoga?).

In tutte le direzioni essa dovrebbe essere dinamica e vibrante, ma ciò si verifica poco frequentemente, se non nelle persone attente a queste problematiche e molto allenate.

Perché?

Perché qui le tensioni sono originate dal blocco dei nostri quotidiani impulsi primordiali al combattimento per la sopravvivenza (impulsi ormai addomesticati dalla Società benpensante e spesso rintanata nei propri gusci, e convertiti in comportamenti più difensivi, per convenienza, che offensivi nell’ambito delle relazioni interumane).

Questi impulsi si localizzano soprattutto posteriormente nei mammiferi superiori che combattono con le zampe anteriori: noi, uomini, quindi, usiamo a nostra volta, braccia e spalle.

Il combattimento simbolico nella nostra società è condizione ed origine di quello stress cronico che blocca la muscolatura superiore, facendola diventare una vera e propria piastra compatta di protezione.

Non è forse vero che quando temiamo di essere colpiti tendiamo a ruotare su noi stessi offrendo al colpo in arrivo la parte che riteniamo istintivamente più forte e protetta, cioè la schiena?

Posteriormente, è scientificamente provato, si localizzano soprattutto le tensioni antisociali; anteriormente, nella sede del cuore, si localizzano soprattutto emotività e sentimenti.

Quando subiamo qualche delusione, qualche umiliazione, qualche aggressione emotiva, la zona anteriore del torace si contrae per proteggere il cuore, e progressivamente, anche questa zona si irrigidisce fino a trasformarsi in quella che Reich aveva definito la corazza muscolare: davanti una corazza che protegge dalla sofferenza, dietro una corazza che blocca gli altrui scatti di aggresività e di antisocialità, sotto, il diaframma a sua volta irrigidito, nello sforzo teso a controllare questa potente forza vitale, queste pulsioni che in qualche modo potrebbero danneggiare la nostra immagine della realtà sociale.

Risultato?

Un grosso sovraccarico di lavoro del muscolo cardiaco che non è più aiutato dal diaframma nel far circolare il sangue, che non viene più correttamente lubrificato nella zona del pericardio, e anche una minor circolazione di aria nei polmoni, specie nella parte apicale.

Quindi minor circolazione di ossigeno nel corpo, ed in particolare nel cervello, per cui la respirazione si riduce ad una piccola, superficiale e limitata immissione di aria nella parte intermedia del torace.

Meno ossigeno=più stanchezza, umore nero, depressione…

Perché possiamo piangere talvolta anche a singhiozzi?

Perchè quando siamo feriti da forti emozioni il nostro DNA (in senso figurato) si ribella e subito si attiva per scuotere in automatico tutto il torace, e perché no?, anche tutto il corpo, con questi movimenti “ di risveglio” molto forti, del diaframma e della cassa toracica.

La nostra cultura ci ha insegnato per secoli a reprimere emozioni, applicando questo blocco sin dalla più tenera età, perchè “non sta bene” esprimere apertamente e rumorosamente determinate emozioni che possono venir pacate, se non addirittura represse (sempre secondo le aspettative degli altri che si arrogano il diritto di decidere per noi o perlomeno di poterci giudicare).

Queste emozioni invece sono una forza viva che esiste, e così, invece di potersi esprimere all’esterno, magari attuando un minimo di self control, finiscono così per diffondersi subdolamente nei muscoli della gabbia toracica, irrigidendoli progressivamente.

E’ molto triste osservarne le conseguenze, ossia come, di fatto, una volta diventato adulto (secondo i canoni della Società a cui appartiene), l’uomo “normale” tenda ad assumere rigidi comportamenti automatici, incapace di azioni non già precodificate dalla cultura del suo gregge, e guai a chi esce dal seminato…!

Un diaframma bloccato è come la superficie di un oceano privo di moto ondoso.

Se le onde non si trasmettono, come in un mare immobile, il corpo rimane bloccato nell’espressione delle emozioni, le parti muscolari progressivamente si irrigidiscono e l’onda del respiro tende a dissolversi così come le capacità di comunicare serenamente e liberamente, di accostarsi alle difficoltà della vita con il giusto spirito, con la necessaria energia e l’indispensabile realismo ottimistico (guai a voler considerare sempre e solo l’altra parte del bicchiere, di norma metà vuoto, e mai quella metà pieno).

Avremo creato un automa efficiente, cattivo quel che basta per difendere sé stesso e sopravvivere e addirittura prevalere sulla realtà circostante, ma l’homo sapiens paga pesantemente questa freddezza artificiale con una serie di disturbi psicosomatici anche quando apparentemente nulla sembra più scalfire la sua corazza.

Nel prossimo post parleremo dei disturbi  consequenziali alla restrizione della respirazione.

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