IGIENE PSICOSOMATICA: Ernia Iatale e affini

3 gennaio 2011

Una schiena si può bloccare per mille e una ragioni, un torace no.

Ed è logico, perché la schiena che è il nostro “guscio”, la nostra vera arma di difesa più potente, non sempre è in grado di tollerare tutti gli stress a cui la sottoponiamo.

Infatti, prima o poi, visto che non conduciamo quotidianamente una vita superallenata alla Tarzan, finisce per bloccarsi con contratture locali spasmodiche e dolorosissime e “smollarla” non è proprio la cosa più semplice.

Ma si fa, si fa.

Certo, bisogna saper come fare, io, per esempio, lo so.

Poi, ripristinata una buona situazione generale, bisogna avere un po’ di pazienza e aspettare che i dolori dei traumi subiti e delle infiammazioni locali scompaiano del tutto.

Un torace, invece, non si può bloccare, gli mancano le informazioni genetiche e fisiologiche che giustifichino certi processi di contrazione muscolare, non servirebbero a nulla, tantomeno a difendere un corpo già abbastanza protetto da masse muscolari molto più importanti, quelle della schiena, appunto.

A meno che non confondiamo le contratture della muscolatura del torace con quelle del nostro diaframma.

Ma quella è un’altra storia e se quello si blocca creando di riflesso contratture alla bocca dello stomaco, volgarmente e non sempre correttamente definite ernie iatali, allora vi vedo male.

Potete bere Maalox a litri ma non serve a molto, sarebbe opportuno invece rimuovere innanzi tutto i veri motivi di quella reazione psicosomatica.

Quanti di voi sanno cos’è e a cosa serve il diaframma?

Credo pochi, anche se sempre spero di sbagliarmi, ma così è.

E a questo punto è imperativo categorico  dare delle spiegazioni e partendo proprio dall’addome che è la parte compresa tra pelvi e diaframma.

Nell’addome sono contenuti fegato, cistifellea, pancreas, milza, reni, stomaco e gran parte dell’intestino.

La maggioranza delle patologie moderne come epatiti, ulcere, calcolosi, pancreatiti, coliti e tumori, lo stesso Morbo di Krone, interessa quest’area, e non è un caso perchè l’addome è una miniera di patologie dal punto di vista psicosomatico in quanto in esso ed in particolare nell’apparato gastroenterico, le emozioni più primitive ed istintive come rabbia e paura si esprimono con un linguaggio somatico negativo, non avendo trovato uno scarico chimico-fisico-elettrico tramite le parti “geograficamente” allocate al di sopra, che consentono sbocchi per trasmettere, in misura liberatoria, energie in eccesso tramite il linguaggio e le azioni rivolte al mondo circostante.

Dal punto di vista energetico ecco quindi comparire ben manifesta l’importanza del muscolo diaframma come elemento di controllo e quindi anche di possibile blocco delle negatività che non vogliamo o non riusciamo far emergere.

Il diaframma è l’unico muscolo del corpo che nella normalità “lavora” senza dover essere attivato volontariamente, ma è comunque soggetto, per poter sopperire in tempo reale ad ogni esigenza, alla possibilità di esser posto, sempre e immediatamente, sotto il controllo della volontà individuale

Il diaframma può esser definito con diritto orizzonte della coscienza perchè in ogni istante possiamo esser consapevoli di ciò che si muove al di sopra di questo muscolo sia in termini fisici come il battito del cuore, l’aumento della sua frequenza, il diverso ritmo respiratorio, sia in termini psichici come il mutamento dello stato mentale, dei sentimenti, il sopraggiungere di nuove emozioni, etc.

Al di sotto, si avvertono invece i movimenti viscerali dell’esistenza come la rabbia, la paura, il piacere, ma tutti questi movimenti energetici di forte spinta devono trovare nel sociale una sorta di freno

La funzione del diaframma è per elezione quella di necessario “guardiano” in grado di bloccare tutte le negatività provenenti dalla nostra visceralità quando ci rifiutiamo di accettare socialmente un qualcosa e si comporta come un cancello

Ma come ogni cancello funziona a doppio senso ed ogni blocco interposto per impedire una presunta negatività, si traduce spesso e volentieri in un blocco fisico globale

Tutta la circolazione dell’energia ne viene compromessa col risultato di diminuire drasticamente, così come si riducono proporzionalmente vitalità e grinta per muoverci nei mai troppo semplici percorsi della nostra esistenza

La ricorrente ipocrisia che scopre la sua natura nel non voler ascoltare certi messaggi del nostro corpo, anni addietro si era pure autocostruita una nuova patologia di comodo:  la “sindrome da fatica” degli Yuppies, un po’ come “il ginocchio della lavandaia” dei romanzi di J. Klapka Jerome

Era persino stata ipotizzata una sua origine causata da un virus esterno, così come in tante altre situazioni, sino all’altro ieri, la medicina occidentale si è preoccupata soprattutto di individuare obbiettivi al fuori della nostra coscienza su cui accanirsi con interventi farmacologici o chirurgici .

Sicuramente, la maggioranza delle teorie mediche figlie della nostra cultura occidentale sono valide  (sino a dimostrazione di prova contraria) rimedi e terapie, più o meno invasive, comprese, ma, senza assolutamente privarle del loro valore, potremmo ad esempio considerare con un minimo di buona volontà nel sopracitato caso relativo agli Yuppies, e tanto per relegarlo in un perimetro ben preciso, come qualsiasi essere umano che si sottoponga selvaggiamente e senza alcuna misura a stress molto elevati, senza alcuna consapevolezza dei propri processi psicocorporei e naturali, sia predestinato a diventare inevitabilmente in breve tempo un vero e proprio fascio di tensioni, cioè di blocchi muscolari (probabilmente con un interessamento importante del diaframma) e quindi soffra di un consistente rallentamento nella circolazione dell’energia, cusa principale di un’invincibile senso di stanchezza e affaticamento permanenti….

Capito? E potrei continuare …

Incredibile invece anche per me, come nella maggior parte dei casi di questo tipo di stress le mie mani, senza bisogno del minimo contatto locale riescano a restituire  il giusto rilassamento anche in fisici provati molto seriamente dalla vita e dagli eventi, compresi i postumi di qualche caso di tentato suicidio, sventato per caso o per destino, e che avevano ridotto dei poveri corpi  in un ammasso di muscoli contratti che rendevano un’impresa ardua anche solo il respirare.

 

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