COLICHE RENALI E UNO SPIRAGLIO DI SOLUZIONE

30 marzo 2011

Avete presente un riccio?

In lingua italiana riccio può voler significare un riccio di castagna, castagna vera o di ippocastano, oppure un riccio di mare … poi c’è la simpatica bestiolina e per ultimo io, curl il riccio, per l’appunto.

Ma in questo momento ci interessano solo quelle cose rotonde tutte irte di spine.

Bene, ora prendiamo un riccio ed infiliamolo in un tubo rigido, di plastica o di metallo, tenuto in orizzontale e del diametro interno appena superiore alla nostra sfera puntuta, giusto perché ci possa scorrere attraverso.

Se incliniamo il tubo in verticale, il riccio scenderà velocemente sino alla sua altra estremità rotolando come se fosse una piccola pallina liscia che non trova ostacoli.

Se invece che di plastica o di metallo il tubo è di un materiale morbido che succede?

Il riccio si impiglia subito a causa degli aghi e non riesce più a muoversi tra le due estremità del tubo.

Ora pensate ad un tubo “morbido” che per di più sia anche vivo e sensibile e che gli aghi del riccio che si muove al suo interno “feriscano” le sue pareti andando ad impigliarsi, ad infilarsi ed incastrarsi con le loro estremità contro di esse creando delle reazioni pari a quelle delle contratture muscolari che riducono persino il diametro del tubo stesso: il riccio rimarrà ulteriormente imprigionato e prima che gli aghi riescano a disincagliarsi ….

E più aumenta la contrazione più aumenta il male e più aumenta il male più aumenta la contrazione.

Non ultimo anche perché c’è del liquido che scende dall’alto e cerca disperatamente di trovare una via d’uscita …

La via rimane sempre più ostruita e il resto lo sapete.

Se osservate al microscopio un calcolo renale ancora “intatto” ed appena sganciato, staccatosi dagli alveoli del rene in cui si è generato, e sceso nell’uretere, vedrete un qualcosa di molto simile ad un riccio.

E se paragonate appunto a questi tubi gli ureteri che sono i canalicoli attraverso cui normalmente scende l’urina e meno normalmente, per fortuna, quelle concrezioni, anzi, quei “precipitati” in senso chimico, che possono essere la “renella” o i “calcoli” più piccoli, capirete perché una colica renale sia tanto dolorosa e difficile da smaltire.

Ora che conoscete la meccanica delle coliche renali, voglio farvi una domanda: siete proprio sicuri che tanti dei vostri mali di schiena, magari localizzati nella zona dell’osso sacro, intorno alla vescica, vicino all’appendice, oppure su di un fianco, o sempre lì in zona lombare ma non necessariamente dove si trovano i reni, siano dovuti a disturbi da curarsi con antidolorifici ed antiinfiammatori come quelli dedicati ai dolori artritici, reumatici, o ai dolori da strappo muscolare e così via?

Sto parlando delle mille composizioni a base di acido acetilsalicilico, tipo l’aspirina.

Per non parlare delle creme e dei gel da applicare localmente.

Il mal di reni è un male estremamente subdolo, dalle mille e una manifestazioni che “fanno fessi” anche i più scafati ed esperti e che purtroppo trovano spesso molto impreparati anche i medici che ci hanno in cura.

E bisogna assolutamente imparare a individuarli sin dalle prime manifestazioni, prima che i dolori diventino insostenibili.

Se no la colica, non bloccata sul nascere, dovrà ahimé fare tutto il suo corso.

L’ideale sarebbe trovare un farmaco che non solo sciolga i calcoli o la renella ma che addirittura faccia regredire la reazione fisico chimica che genera i “precipitati” di acido ossalico col calcio e degli acidi urici, e che la faccia regredire invertendo, annullando totalmente questo processo.

Fantasie?

No.

Un giorno mi sono svegliato con un male di schiena talmente ossessivo e soffocante da avermi fatto pensare che erano saltati fuori con gli interessi composti tutti i dolori delle ultime ammaccature subite nella zona lombare in un recente incidente di moto.

Pastiglie su pastiglie ma effetto zero.

Sinché, dopo una decina di giorni passati anche col terrore di andare la sera a letto e sentirsi aumentare i dolori con la compressione della schiena appoggiata sul materasso, una mattina, mezzo rincoglionito dal male ho allungato le mani sul comodino per prendere la solita pastiglia, me la sono ficcata in bocca, e mi sono alzato per la toeletta mattutina.

Erano passati dieci minuti, non di più, quando, mentre mi stavo lavando i denti chinato sul lavabo, mi sono reso conto che i dolori alla schiena erano quasi scomparsi.

Mentre ancora incredulo stavo per chiamare mia moglie per darle la stupenda notizia, lei mi ha prevenuto chiedendomi che pastiglia avevo preso perché il blister che la aveva contenuta e ancora appoggiato sul cuscino e da lei trovato mentre rassettava la camera da letto, non era delle solite pastiglie ma di tutt’altro farmaco.

Un farmaco che di solito prendevo più che altro come diuretico in occasione delle coliche renali e che era rimasto da tempo nel cofanetto delle medicine che tengo di fianco al letto.

So di avere destato la vostra curiosità, ma purtroppo siccome ogni organismo è fatto a modo suo e non è detto che ciò che funziona su di me possa funzionare anche su di voi, non vi dirò di che farmaco si tratta, ma vi invito a cercarvi un bravo nefrologo od un urologo con i “controcosi” che sicuramente vi saprà consigliare IN QUESTO SENSO per il meglio.

Auguri!

(E occhio a tutti i dolori di schiena, cercate di “sentire” i messaggi del vostro corpo, di capirlo, capirne le logiche comportamentali e di dargli maggiormente retta, senza farvi fuorviare dalle logiche del vostro cervello che cerca sempre di girare i remi dalla sua parte, sempre pigra e falsamente accomodante, perché il vostro organismo i segnali giusti ve li dà sempre, il problema è che bisogna tenere questo dialogo normalmente vivo e non cercare di balbettarlo solo quando si sta male, insomma ci vuole un po’ di allenamento e, come si dice dalle mie parti, è sempre meglio “far ballare l’occhio” sinché si è in tempo).

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