IGIENE MENTALE: IL SIGNIFICATO DI “PALETTO”

28 febbraio 2012

   Stamane stavo scrivendo di tutt’altro quando mi è arrivata senza preavviso una persona che sta attraversando un periodo molto difficile per questioni familiari molto intime (problemi di figli) e di difficile e tantomeno immediata soluzione e che desiderava solo che la ascoltassi mentre si sfogava facendomi alcune confidenze sicura di poterlo fare tra “mura sicure”.

   Nessun problema di tempo da parte mia visto che avevo già pianificato, ma solo per il pomeriggio seguente, un indispensabile abbattimento di un platano ammalato e irrecuperabile di oltre cent’anni, quasi quaranta metri di altezza, con un castello di ramificazioni impressionante e, piccolo particolare, sito in un giardino con attorno case e di tutto e di più a rischio in caso di “caduta libera” del gigante in questione che mai era stato potato, o di qualche suo getto laterale veramente di dimensioni considerevoli (il platano ha, come si suole dire, un legno che si schianta, magari fratturandosi per un grosso colpo di vento o per un peso eccessivo di neve …) .

   Io credo che Chi, una vita fa, mi ha insegnato ad Ascoltare il mio Prossimo, se oggi fosse stato presente in un angolino dietro ad un paravento, si sarebbe stupito di tanta mia “occasionale” saggezza.

   Mentre ascoltavo quella povera donna, ho avuto la riprova più impietosa di come troppi “nuovi” genitori sono terrorizzati, che so io, dalla paura di poter perdere l’affetto dei propri figli a fronte di un loro “NO” e di sentirsi poi rinfacciare chissà cosa a distanza di tempo, preoccupati sempre per il medesimo motivo, ma solo per quello, di potergli offrire solo un mondo irto di difficoltà che non dovrebbe toccar loro di superare (chissà perché, nella vita ogni parto richiede dolore, senza stress non si può crescere e diventare forti), senza poi far minimamente conto delle loro capacità reattive, alla faccia della fiducia, come se avessero sempre bisogno di uno che gli risolvesse ogni problema ancora sul nascere come se fossero deficienti, deboli e incapaci di iniziare un vero cammino di Vita, sin dalle più piccole cose e certamente a gradi ma senza il peso di dubbi e incertezze.

   Le sempre più numerose fila delle nuove generazioni di giovani capofamiglia che mettono in atto comportamenti che dovrebbero, nelle intenzioni, essere educativi, a modo loro ed a uso e consumo egoistico ed ottuso delle proprie convinzioni fondate solo su un concetto molto distorto del vero amore paterno e materno, che mai deve poter venire scambiato per “amicizia”, attivando certi comportamenti di presunto (solo per loro) valore educativo e pedagogico, stanno creando dei grossissimi problemi nell’animo dei loro piccoli, e non solo di loro, rifacendosi ad uno sballato concetto di disponibilità affettiva che spesso altro non è che permissivismo buonistico, debole e stupido.

   I genitori delle generazioni dei passati decenni post-seconda guerra mondiale erano certamente un po’ disattenti a certe problematiche pedagogiche, impegnati com’erano a non far soffrire la propria prole  delle stesse sofferenze da loro subite nel corso di tanti anni bui, e queste, chiamiamole disattenzioni, hanno convinto i loro figli, che possono certamente avere sofferto di carenze affettive, all’idea di doversi poi rivolgere anche loro ai figli generati a loro volta, concedendogli sempre di tutto e di più, nascondendosi dietro all’affermazione spesso ipocrita che loro dai loro genitori  avrebbero preferito ricevere più affetto e meno benessere, esattamente il contrario di come si stanno comportando ora loro senza renderseno conto.

   Con l’enorme differenza che i loro genitori hanno costruito questo benessere realizzandolo spesso dal “nulla” con le sole proprie forze, mentre loro, invece, questo benessere se lo sono trovato già fatto, preconfezionato e ritenuto di conseguenza quasi come un Diritto inalienabile, una cosa giusta e irrinunciabile, ed ora vivono nella convinzione che “voler bene” ad un bimbo, ad un minore, significhi solo spianargli la strada, dandogli di tutto e di più, facilitandogli ogni genere di esperienza ma privandolo ahimé con questo sistema di tutti quegli stimoli indispensabili alla crescita tra i quali non possono e non devono mancare i piccoli stress, i piccoli dolori, le rinunce ma soprattutto quel senso di sicurezza che ogni genitore deve infondere nei propri figli dandogli non tanto COSE quanto l’esempio, ascoltandoli col cuore e non solo con i padiglioni auricolari, facendogli vedere di esser pronti ad aiutarli in ogni istante di difficoltà o incertezza mentre LORO però si stanno impegnando sin dalle più piccole cose, e poi, regola fondamentale, dato che i figli non sono dei cagnolini da dover sempre premiare con un biscottino in cambio di ogni servigio o meta raggiunta, iniziare ad instillargli il concetto della soddisfazione che si può provare quando si è consci di essersi comportati nel modo più giusto e corretto, perché nella Vita, si può vivere anche di questo tipo di soddisfazioni poiché per VIVERE, mai dimenticarlo non è sufficiente aver sempre SOLO la pancia piena, ma anche e soprattutto cuore e spirito e saper essere felici di Valori veri già questo di per se stesso è un Premio, cosa che va fatta apprendere e capire bene.

   Pare invece che dall’invenzione del Metodo Montessori in avanti, sicuramente male interpretato nei suoi Credo più profondi, anche per i motivi di cui sopra, i concetti di “Confini da rispettare” siano materia molto ostica per chi desidera di più vedere i propri figli scodinzolare attorno apparentemente gioiosi e spensierati ma in realtà sempre più egoisti, egocentrici, preoccupati solo del proprio piccolo mondo di cristallo circondato da filo spinato a più volute, e in continua espansione.  

   E’ un po’ il concetto tanto amato e sostenuto da qualche Bolscevico di vecchio stampo… ciò che è tuo è mio, ma mica sempre ciò che è miopuò esser tuo …

   Risultato?

   L’avete sotto ai vostri occhi.

   Invece bisogna tener conto che qualsiasi consesso sociale se vuol sopravvivere senza finire per suicidarsi, come la storia di tante civiltà scomparse da millenni, e qualcuna … anche da molto meno, dovrebbe averci insegnato, deve gestirsi, a partire dal singolo individuo, nella corretta e rispettosa gestione dei diritti e doveri dei suoi appartenenti ed è solo per evitare che qualcuno se lo “dimentichi” o provi a fare il furbo, o anche solo per limitare certe possibilità, qualche individuo previdente, con le idee molto chiare, ha inventato i famosi “paletti” che delimitano in modo inequivocabile le aree di appartenenza e di confine, oltre alle quali per passar oltre BISOGNA chiedere permesso, per favore, passare senza rompere nulla e soprattutto ringraziare per il favore concesso.

   Sì, perché i confini esistono, e VANNO RISPETTATI, rimuoverli sia con la forza bruta che con quella “gentile”, prima o poi genera disordine e violenza.

  

 

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