COLICHE RENALI minuto per minuto.

10 luglio 2012

   Cosa vi può capitare, secondo voi se non avete mai fatto ginnastica o anche se siete rimasti inattivi da un po’ di tempo e decidete improvvisamente di fare una bella seduta di allenamento generale in palestra e soprattutto a “muscoli freddi”?

   La cosa più logica è che il giorno dopo non riusciate a muovervi per i dolori sparsi in tutto il corpo.

   Vi siete improvvisamente ammalati di qualche strana malattia infettiva?

   No, questa è la logica conseguenza del superlavoro che hanno dovuto fare i vostri muscoli non allenati e comunque utilizzati al massimo delle loro possibilità operative, quindi, contrazioni, decontrazioni, lavoro incessante della muscolatura striata di entrambi i tipi, quella per lo sforzo attivo e quella per lo sforzo “di rilascio e freno” controllato dell’attività muscolare, accumulo di acido lattico in quantità superiore alla media o all’abitudine e quindi piccoli “avvelenamenti” locali  che dovranno venire smaltiti nel tempo necessario, 24, 36 ore …

   Anche se gli indolenzimenti e i relativi disagi possono durare anche 48, 60 ore.  

   Bene ora, tutt’altro argomento, pensate a quei momenti infausti in cui avete vomitato rimettendo l’anima, evento comune a qualsiasi mortale nel corso della sua Vita, prima o poi.

   Se i movimenti antiperistaltici dei conati di vomito si sono protratti sufficientemente a lungo e le contratture che hanno generato non solo nel diaframma ma anche in tutto il busto, contratture solitamente violente, che interessano anche la muscolatura intercostale, o anche se queste sono state di discreta entità, sicuramente, nelle 24 ore successive avrete tutti sentito un indolenzimento fastidioso generalizzato nella parte superiore del vostro corpo, avvertibile soprattutto quando si cerca di respirare a fondo, una sensazione come se vi avessero preso a bastonate e foste pieni di lividi.

   Vero?

   Ora pensate a quando di notte qualcuno di voi si sveglia improvvisamente a causa di un crampo alla gamba, al polpaccio (muscoli gastroacnemi) o alla coscia (muscoli quadricipite o sartorio …) e non mi venite a dire che la mattina dopo non accusate localmente dei dolori o perlomeno un indolenzimento fastidiosissimo.

   Riassumendo, ho solo cercato di mettere in evidenza che quando il nostro organismo, la macchina vivente più complessa di questa parte dell’Universo, subisce le conseguenze di CONTRAZIONI o CONTRATTURE spasmodiche che lo hanno interessato localmente non in modo superficiale ma in misura anormale e ripetitiva quel che basta nel tempo, quand’anche lo stimolo o la causa cessino, non avviene un reset istantaneo del nostro sistema neurovegetativo, ma è necessario che fibra dopo fibra, tutti i tessuti che erano stati interessati dal fenomeno, scarichino totalmente e ordinatamente i cortocircuiti bioelettrici che si erano creati  in un istante, spargendosi a macchia d’olio tutti attorno.

   E questo richiede del tempo, come in ogni altra cosa umana: un attimo per distruggere, anni per ricostruire …

   Perché ho tirato in ballo questo discorso?

   Molto semplice, perché dopo il mio ultimo Post, un Camice bianco che l’ha casualmente letto, dava ragione alla collega che si era preoccupata più della mia pressione arteriosa che della colica renale che avevo in atto.

   Ragioniamo: il sangue viene pompato dal cuore in tutto il corpo attraverso alle arterie, le quali arterie sia per gli eccessi e le scorrettezze alimentari, il vizio del fumo, l’età biologica e pure per problemi di ereditarietà, tendono ad irrigidirsi nelle pareti creando il rischio che si verifichino delle rotture con conseguente travaso irrefrenabile di sangue, irrefrenabile anche perché di regola avviene all’interno della cavità cranica ricchissima di vasi arteriosi e venosi di ogni dimensione che purtroppo, passando in mezzo alla materia grigia, non sono saldamente inguainati e resi più resistenti come quando passano attraverso il tessuto muscolare, consentendo così con maggiori probabilità, rigonfiamenti anomali, tipo palloncino, che alla fine, quando la pressione è eccessiva e lui non possiede più la necessaria elasticità, scoppia … emorragia, ictus.

   Il processo di “indurimento”, di perdita di elasticità delle pareti arteriose può anche durare anni, una vita intera, ma quando qualcosa si rompe è praticamente impossibile bloccare questo processo e delle conseguenze, più o meno ne siamo tutti al corrente.

   Ma le arterie non girano nel nostro corpo come se fossero dei tubicini sospesi in un liquido o nel vuoto, assolutamente, sono bene e strettamente inserite all’interno di tessuti, per lo più muscolari.

   Ora cosa succede se io piglio la camera d’aria di una bicicletta e la gonfio all’inverosimile?

   Si deforma ingrossandosi e poi scoppia.

   Ma se io la gonfio, anche in eccesso, ma ben avvolta da un pneumatico molto più resistente di lei a variazioni di pressione, lei andrà in pressione ma, almeno sin dove è protetta dalla corazza del pneumatico riuscirà a mantenere quel suo stato anomalo senza deformarsi ulteriormente e mantenendo al suo interno l’aria ad una pressione superiore a quella atmosferica esterna.

    Ora pensate ad una colica renale mal affrontata, ossia senza alcuna somministrazione di nessun antispastico, mentre tutto si contrae e chiama a contrarsi per “simpatia” tutti i tessuti molli circostanti, sinché tutto diventa un blocco rigido e dolorante a causa dell’azione massacrante dei calcoli e della renella sulle pareti interne degli ureteri, primi tessuti a venire coinvolti.

   Anche gli ureteri sono dei vasi, dei tubi cavi, che normalmente trasportano solo i liquidi delle urine, quindi si trovano un po’ nel medesimo tipo di habitat delle arterie.

   Se a causa dei riflessi nervosi provocati dal dolore dei precipitati che provenienti dai reni gli passano attraverso, questi condotti iniziano a contrarsi, ad irrigidirsi, mentre i tessuti tutti attorno vengono sempre più coinvolti in questo processo di contrazione e irrigidimento generale che dovrebbe essere solo una difesa naturale, normale ed istintiva (come quando in attesa di una collisione ci raggomitoliamo tutti tenendoci ben stretti e tendendo ogni muscolo) mentre questo processo equivalente ad una stretta non fa che aumentare la penetrazione degli aghi dei calcoli nel tessuto vivo degli ureteri e genera nuovo dolore in un loupe infinita.

   Pensate alla vostra mano che porta dentro al palmo un riccio di castagna … se il riccio appena appoggiato faceva male, stringendo la mano … come minimo ci pianta dentro i suoi aghi.

   E secondo voi cosa succede in un corpo che si trova così contratto e non riesce ad invertire il processo in atto?

   Cosa ne è nel frattempo di tutte le arterie che hanno tutti i loro tessuti ancora abbastanza in ordine, quelle che si trovano in zona e vengono compresse, “schiacciate” dai tessuti circostanti pur dovendo continuare a fare il loro lavoro di conduttrici di sangue?

   Non si romperanno di sicuro fessurandosi, esplodendo, almeno quelle imprigionate in mezzo a quella massa di tessuti molli ormai induriti dalle contratture e dagli spasmi, MA, AUMENTERA’ IN MISURA CONSIDEREVOLE LA PRESSIONE CHE IL SANGUE DOVRA’ ESERCITARE SULLE PARETI DELLE ARTERIE PER MANTENERE IL REGIME DEI SUOI FLUSSI DI SCORRIMENTO IN CIRCOLO.

   QUINDI, è più che logico che nel corso di una colica renale, sino a che dura, e sino a che in zona sono in atto contratture anomale dei tessuti, è normale che aumenti la pressione arteriosa, che raggiunga anche valori ritenuti “di pericolo”, come qualsiasi sfigmomanometro può rivelare, nessun mistero, figurarsi poi quando non essendo stato somministrato immediatamente al suo insorgere nessun antispastico, gli ureteri, avendo perso ogni elasticità e rimanendo semiotturati dai precipitati generati attraverso i reni, non svolgono più correttamente la loro funzione e continuano a trasmettere segnali di dolore che il cervello continua a permutare in comandi generici di contrazione e che continuerà ad inviarli anche parecchio tempo dopo che la colica si sarà fortunosamente risolta con l’espulsione attraverso le vie urinarie degli “ospiti indesiderati”.

   E quel che è grave è che queste contratture interesseranno tutte le zone immediatamente circostanti al percorso degli ureteri, colonna vertebrale, osso sacro … genitali compresi … attivandone la sensibilità con dolori riflessi.

   E in mezzo a quella massa di tessuti induriti, che hanno perso quasi totalmente la loro elasticità, le arterie, poverette, continuano a svolgere il proprio lavoro pur incontrando difficoltà di ogni tipo schiacciate come si vengono a trovare tipo un povero cristianuccio in mezzo ad una folla inferocita in piazza che lo comprime da ogni parte.

   Capito perché ai primi sentori di una colica bisogna SUBITO, anzi, PRIMA DI DOPO intervenire farmacologicamente in parallelo con ANTISPASTICO, ANTINFIAMMATORIO E ANTIDOLORIFICO?

   Soprattutto con l’Antispastico, perché se somministrato per tempo rende gli ureteri abbastanza insensibili ai comandi che il cervello gli trasmette per contrarsi come da copione di reazioni naturali istintive, loro rimangono quindi come “in sonno” e il povero paziente potrà, bevendo acqua in continuazione, provare a far pressione con l’acqua ingerita e filtrata dai reni, lungo il decorso degli ureteri, facilitando innanzi tutto la diluizione dei prodotti precipitati ivi bloccati ma anche spingendoli verso il basso, verso la vescica  con la forza di gravità e della pressione artificiale generata con l’acqua bevuta in sostituzione al lavoro normalmente svolto dalle mini contrazioni degli ureteri stessi che si avvalgono di esse per spingere le urine verso la vescica.   

   La famosa azione meccanica di idraulico liquido …

   Se poi, come quel medico, la pensate in modo differente, vi auguro solo di non cascarci dentro al casino in cui mi hanno incoscientemente ficcato  qualche giorno fa senza che io potessi far nulla per me stesso e dover poi per forza capire DAL VIVO il senso di quel che ho detto.

 

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