I LABIRINTI DELL’ANIMO UMANO

23 marzo 2013

ros

   E’ da qualche giorno che mi accingo a scrivere deciso, poi, a pubblicare, e gli argomenti, di sicuro, non mancano, ma dopo qualche riga, chiudo il portatile e faccio finta di pensare ad altro.

   In effetti, anche se ho la presunzione di potermi con diritto ritenere una persona con la pelle molto spessa e dura in quanto a capacità di sopportazione … ogni tanto trovo pane per i miei denti non proprio da latte e che iniziano a scricchiolare paurosamente.

   Anche tenendo ben presente che poi, pur non essendo un buon cristiano osservante, la mia vita comunque rimane imperniata saldamente su alcuni principi comportamentali “biblici” sentiti in misura talmente profonda e tradotti senza soluzioni di continuità in azioni che al mio confronto anche il primo integralista di Comunione e Liberazione farebbe meglio ad andarsi a farsi un severo esame di coscienza. 

   Uno di questi principi?

   La DISPONIBILITA’, unita alla CARITA’, alla PAZIENZA e al diretto contrario di ARROGANZA e PRESUNZIONE, vissuta in punta di piedi, con delicatezza e discrezione nei confronti del prossimo che ha bisogno di sostegno, e che solo un animo veramente capace di sopportare serenamente le altrui immancabili scorrettezze e di “amare” umanamente a prescindere dal riscontro che se ne può ottenere, può riuscire in questo intento che richiede, ve lo assicuro, una forza interiore non da poco, quella che ritengo di possedere senza false modestie (infatti il mio corpo è pieno di cicatrici ben rimarginate, dentro e fuori).

   Ho vissuto troppo poi, per questioni professionali, accanto a gente ricoverata in Ospedale o anche non, che oltre che a causa di brutti mali, soffriva veramente tanto anche, se non di più, da un punto di vista psicologico a causa di tutte le paure e le angosce provenienti dal ritenersi soli a combattere contro a situazioni gravi e magari senza ritorno.

   Anche se si trattava di paure sbagliate, ingrandite, immotivate, ma sempre vivissime nell’animo della persona in questione in quanto avvertite come irrimediabilmente presenti.

   E proprio in quei luoghi ho imparato il vero valore di una mano tesa, di un sorriso spontaneo e gratuito, l’importanza di saper ascoltare, anche quando si trattava di evidenti creazioni della mente, di amplificazioni esagerate di chi si stava lamentando ai quattro venti, di somatizzazioni al limite del proprio disagio …

   Sapeste quante volte, nel corso dei trattamenti che eseguo da anni, da un dolore alla spalla, alla schiena, ad un ginocchio … mentre si parlava del più e del meno, è prima o poi emerso il vero motivo del disagio maggiore, quello morale.

   Infatti, incredibilmente, i disagi fisici possono venir sopportati molto più facilmente di quelli psichici che invece scavano così tanto in profondità nell’animo umano da riuscire spesso ad annullare forze e capacità, a far perdere l’esatto senso delle proporzioni e soprattutto la voglia di reagire correttamente.

   Non solo, essi stessi diventano generatori di ulteriori mali fisici anche gravissimi.

  Eppure, dato che al peggio non c’è mai fine, esiste una ulteriore possibilità di ampliamento di queste angosce che finiscono, nell’animo dei più provati dalla Vita, per diventare motivo di aggressività e di paura di dover riconoscere, le rare volte che può capitargli questa rara fortuna, di aver trovato una persona amica, disponibile, disinteressata, pronta ad offrire un sostegno veramente valido e, anche se non risolutivo, ma di calibro determinante e sufficiente a riportare le cose nelle giuste proporzioni.

   Non che la cosa sia così frequente, ma può capitare e il chiudersi a questa possibilità oltre che essere autolesionistico, è stupido ed anche “cattivo” nei confronti di chi si è offerto osservando, senza mai giudicare, il massimo rispetto per i sentimenti altrui e per le sofferenze patite.

   Perché ho l’amaro in bocca?

   Perché tanto per cambiare sono reduce dall’ennesima esperienza negativa in merito, questa volta più pesante del solito, per motivi che non sto a descrivere, ma, pur sapendo io esattamente come si dovrebbe “furbescamente comportare” in senso tecnico un valido psicoterapeuta, facendo al contempo leva sulle momentanee fasi di iperbebolezza psichica dell’assistito, non riesco a rassegnarmi all’idea di dover essere costretto, per raggiungere qualche risultato positivo, a rinunciare a considerare con estrema serenità e spirito di totale e incondizionato accoglimento ogni espressione e gesto di colui o colei che invece, subito dopo essersi reso conto che chi gli sta di fronte potrebbe cambiargli in meglio quell’esistenza di sofferenze che sta vivendo, incredibilmente scappa, fugge lontano per continuare a rigirarsi dentro alla sua corona di spine di cui non riesce più  a fare a meno e per sentirsi vivo e pronto a combattere contro ad un Mondo nemico.

   Dimenticandosi però che per combattere e non soccombere, bisogna essere forti, e questa forza non può nascere casualmente solo dalle sofferenze subite, e sentirsi forti e decisi, almeno negli intenti, non vuol dire esserlo per forza o esserlo diventati.  

   Senza contare che questo percorso umano raramente lo si realizza in prima persona, da soli, figuriamoci poi chiudendosi su se stessi …

   Comportamento che invece è diventato il motivo medesimo per continuare a vivere felicemente da arrabbiati senza spiragli di serenità, vantandosi di essere il puntaspilli di ogni negatività etc., gente che fa il gran rifiuto e cessa ogni apertura con chi veramente può aiutarla, per continuare a nuotare in quel mare di m… in cui si trova ma che è l’unico vero motivo, a quel punto, per sentirsi vivi e consentire a sé stessi di godere nel commiserarsi in continuazione, facendo finta con se stessi di aver superato psicologicamente ogni trauma, ottima motivazione per continuare a porgere a chiunque gli capiti a tiro, anche a chi proprio non ha colpe, il conto delle proprie negatività elette a sistema di vita.

   Autolesionismo senza limiti, inferiore solo, in dimensioni, alla presunzione di non esser compresi da nessuno e di poter risolvere ogni problema ormai solo da soli. 

   Ma questa è un’altra grande “autobugia” di fronte alla quale io non cesso mai di attendere pazientemente che un giorno scenda qualche scintilla dal Cielo e si infili in quegli animi così confusi e sofferenti che hanno talmente perso ogni fiducia nel mondo che li circonda, da ritenere che è meglio continuare a soffrire in quel modo per non correre il rischio di poter dovere soffrire ancor di più grazie a nuove delusioni ed alla cattiveria onnipresente del prossimo.

   Sono cose che, quando ti trovi tuo malgrado coinvolto, nonostante tu gli infili coraggiosamente tanta buona volontà, feriscono con la loro durezza così gratuita, ma che fanno “crescere” in continuazione  … anche se talvolta, ormai ho i capelli bianchi, preferirei incominciare ad invecchiare un pò più serenamente senza esser costretto a continuare a passare sotto tante forche caudine e tanti esami finestra della Vita da cui, per me inspiegabilmente, riesco ad uscire sempre “promosso”.

  

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