GIOIE E DOLORI DI UNA ATTIVITA’ DI SUPPORTO SOCIALE POCO CONOSCIUTA ED ANCOR MENO STIMATA

24 marzo 2013

cgas

  Più conosco persone che mi chiedono di rimettergli a posto un’articolazione, di cercare di togliergli qualche disturbo, talvolta anche grave, refrattario alle cure mediche tradizionali, più finiscono per emergere in corso d’opera quasi regolarmente situazioni di disagio morale, psicologico, legate a fatti pregressi, a vere difficoltà vissute spesso male in cui il vero protagonista non è come ci si potrebbe aspettare il problema fisico dichiarato e veramente esistente, ma il cumulo di ferite interiori che si cerca quotidianamente di dimenticare, di lasciarsi alle spalle.

   Impossibile.

   Così si creano condizioni di instabilità emotiva, di carenze di Amore con la A maiuscola, così pressanti da provocare somatizzazioni difficilissime da annullare od almeno contrastare validamente.

   Soprattutto da parte di chi si è appena accostato a quelle realtà.

   D’altra parte, come convincere chi soffre per questi problemi e che da tempo ha imparato a conviverci assieme, come convincerlo che esistono alternative valide, come convincerlo ad accogliere serenamente la mano tesa che gli si offre?

    Basterebbe convincerlo ad aprirsi con un vero e profondo atto di fiducia che sicuramente, incontrando messaggi di una inaspettata disponibilità uniti alla decodificazione razionale dei suoi problemi per i quali si può sempre trovare una soluzione, almeno parziale, porterà nel giro di qualche tempo ad intravvedere la famosa luce in fondo al tunnel.

   Purtroppo una simile prospettiva sconvolgerà quasi sicuramente il sistema di vita che questa persona si è inventata per difendersi esclusivamente con le proprie forze sempre presenti anche se già duramente provate da una esistenza impietosa, obbligata ad esser vissuta moralmente spesso da soli come dei cani randagi e circondati da indifferenza, diffidenza e invidie del tutto irrazionali solo perché massima cura e dignità dello sfortunato coinvolto è quella di non offrire l’impressione di essere soprattutto psicologicamente alla frutta, alla canna del gas, nei casi peggiori.

   Non a tutti viene riconosciuto il Diritto alla Legittima Difesa.

   Da considerare poi che proprio in quanto il rapporto che si crea nulla ha a che vedere con quello solitamente impersonale tra medico e paziente, generalmente, dopo i primi minuti di comprensibile imbarazzo o diffidenza, si aprono le cateratte del fiume in piena delle confidenze e si viene sommersi da una cascata di notizie anche indiscrete come se ci si conoscesse da sempre.

   Ci vuole moltissimo equilibrio per gestire correttamente queste situazioni anche perché generalmente questo stato di totale affidamento dura intatto sino al secondo trattamento, data in cui si possono aprire due strade: o la persona si rende finalmente conto che veramente può ricevere un aiuto sostanziale, valido, che può affidarsi anima e corpo a chi le dedicherà anche il calore delle proprie attenzioni più sincere e disinteressate, anche affettuose, perché no? e continua ad affidarglisi fiduciosamente, oppure tronca ogni rapporto per tornare a crogiolarsi nel mare di sofferenze di cui, stranamente ma molto più spesso di quanto si possa pensare, non riesce più fare a meno.

   Misteri dell’animo umano.

   E fonte di mortificazione per chi ha profuso tanto impegno.

   Ma anche questa è VITA e c’è sempre comunque in lista di attesa chi è pronto a chiederti aiuto e ad offrire maggior riconoscenza, sicuramente gradita ma non essenziale.

 

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