QUANDO DELL’AVVERSARIO SI AVEVA INNANZITUTTO E COMUNQUE RISPETTO

30 marzo 2013

sam

   Le cronache narrano che nei secoli passati, dall’altra parte della Terra, avevano vissuto i Samurai, grandi guerrieri solitari, veri gentiluomini al servizio dell’Imperatore, che avevano affinato a tal punto le loro tecniche nell’uso della Katana, quella spada che era la loro arma più micidiale,  che una volta che aprivano le ostilità con un nemico qualsiasi, ben poche erano le possibilità che chi gli si parasse di traverso riuscisse a sopravvivergli e potesse poi raccontare di esser uscito vivo dal duello.

   Anche perché le Katane erano armi incredibilmente pericolose, e la cosa era in netto rapporto con le tecniche sia di forgia sia di ribattitura con cui venivano “costruite” quelle lame dal taglio netto e mortale: era quasi sufficiente esserne sfiorati per venire aperti in due.    

   I duelli duravano quasi sempre pochi minuti, quel minimo che bastava a questi grandi guerrieri, che oltre a possedere un’arma così letale avevano accumulato anni e anni di tecniche ed esperienza nel saperle manovrare, avevano un altissimo concetto dell’Onore, della Fedeltà e della Dignità personale, vivevano nel totale disprezzo della vita terrena, del dolore e dei pericoli, e gli erano sufficienti anche pochi attimi per cogliere una piccola lacuna nella difesa dell’avversario per farlo subito a fette senza troppi complimenti.

   Un giorno capitò che si incontrarono, meglio, si scontrarono, due di questi Samurai, i più bravi del momento: uno dei due era stato il Maestro del più giovane, e proprio a quest’ultimo venne in mente di cercare di appurare chi di loro fosse il migliore e sfidò a duello il suo vecchio Maestro ormai apparentemente sul viale del tramonto solo perché aveva qualche capello bianco.

   I due si posero l’uno di fronte all’altro ed al “via” dell’immancabile arbitro, entrambi, con mossa fulminea, si misero immobili nella posizione di guardia che gli era più congeniale ed iniziarono a studiarsi.

   I minuti passavano, poi iniziarono a passare le ore, per farla breve, giunse la sera, il Sole ormai stava per tramontare e i due guerrieri erano ancora lì fermi come due statue di energia pronta a liberarsi ma sempre bloccati nella loro posizione iniziale … quando … quando il più giovane abbassò lentamente a terra la sua Katana in segno di sottomissione e si inchinò davanti all’altro, al vecchio Maestro chiedendogli perdono di quello che era stato il suo ardire, nell’aver osato sfidarlo perché …

  PERCHE’ SI ERA RESO CONTO CHE APPENNA SI FOSSE MOSSO, L’ALTRO, DALLA DIFESA VERAMENTE IMPENETRABILE, LO AVREBBE APERTO IN DUE.        

   Altri tempi, altri Uomini, altro coraggio, mai una fuga, un tentativo di ripiego, altro concetto dell’Onore, altro rispetto per l’avversario, vero avversario, non un fantoccio col codice a barre sul cartellino del prezzo.

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