IL MEDICO PIETOSO FA LA PIAGA CANCRENOSA (figuriamoci un semplice e piccolo terapeuta …)

1 aprile 2013

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  Tempo addietro, una persona un pò particolare, molto intelligente e colta, ma ipocondriaca per una scelta ben cosciente di autocompassione, il mondo rigurgita di vittime incomprese, si è rivolta a me per vedere se riuscivo a risolverle un problema di contratture al collo, ma nulla a che vedere con l’Artrosi Cervicale o problemi ossei connessi, piuttosto un irrigidimento muscolare (e molto psicosomatico) del Trapezio e dello Sternocleidomastoideo fastidiosamente limitante e presente da qualche tempo ventiquattro ore su ventiquattro.

   Risultato della mia prima manipolazione: estremamente soddisfacente, quindi conferma immediata da parte della donna, meravigliata dai risultati che riuscivo ad ottenere, nel voler proseguire con la terapia.

   Ma già dal secondo appuntamento, forte della familiarità di cui si è sentita, bontà sua, titolare, la matura signora ha iniziato a confidarmi tanti di quei problemi, secondo lei esclusivamente fisici, sino a quel momento inconfessati, che la cosa, grazie al tono tragico in cui mi erano stati enunciati, mi ha francamente distolto dal motivo primario per cui ero stato interpellato, dando un’ulteriore spinta alla mia disponibilità in quel caso troppo miope.

   Si trattava di una donna non più giovane ormai, che viveva in un corpo assalito a dir suo da una tempesta di problemi, dal riflusso gastrico all’alluce valgo, una situazione che se si fosse trattato di una giovin fanciulla fresca, attraente ma altrettanto ipocondriaca, mi avrebbe sicuramente indotto a ritirarmi velocemente in buon ordine con tanti cordiali saluti: troppa confusione in una testa così egocentrica e sicuramente anche psicologicamente portata ad essere intimamente prevenuta su qualsiasi terapia le dimostrasse che non era lei a “guidare la barca” e che molti dei suoi mali, a differenza di quanto la gratificava mostrare ormai incurabili, erano risolvibili ma a patto di una sua maggior umiltà, disponibilità e collaborazione.

   Io, da fesso, convinto presuntuosamente che sarei riuscito a farle accantonare quelle inutili quanto evidenti difese psicologiche rituali, mi sono sentito indotto a cercare di risolvere pietosamente anche gli altri suoi problemi assieme a quello del collo, aumentando persino il tempo orario delle terapie.

   ERRORE gravissimo.

   Perché? mi chiederete.

   Ed ora ve lo spiego.

   Spesso e volentieri, quando i farmaci non fanno l’effetto che dovrebbero e viene chiesto aiuto a persone come il sottoscritto, per la buona riuscita di qualsiasi trattamento, si deve combattere e vincere innanzi tutto contro ad ogni tipo di somatizzazione delle tensioni negative personali.

   Trattamento che richiede da parte dell’assistito disponibilità e costanza nell’accogliere la terapia e fiducia nell’arrivo dei suoi risultati che iniziano a farsi avvertire generalmente nel giro di poco tempo, ma soprattutto un atteggiamento psicologicamente attivo di compartecipazione tenendo ben presente l’obiettivo che ci si è prefissato e senza perdersi in farraginosi dubbi e considerazioni perlomeno frettolose dettate solo dal timore di un poi risolutivo ma sconosciuto.

   In poche parole, alla persona bisogna assegnare un traguardo che “deve” esser raggiunto, costi quel che costi, soprattutto da parte sua, logicamente aiutandola in modo adeguato, e solo poi, in un secondo momento si potrà iniziare a pensare anche al rimanente.

   Questo è un meccanismo mentale sulla cui correttezza operativa qualsiasi psichiatra o psicoterapeuta sarebbe d’accordo.

   Altrimenti si crea una situazione di estrema confusione nella mente di quella persona che purtroppo nei casi in cui il primo sofferente da “curare” è l’animo, non aspetta di meglio che uno le consenta di innalzarsi tutto attorno un bel reticolato di filo spinato a cui appendersi per far vedere quanto sfortunata sia.

   La stessa persona che, curiosamente, a quel punto non vede altro traguardo se non quello di NON risolvere i propri problemi a cui tutto sommato ha fatto l’abitudine, determinata a lasciare ogni cosa come sta perché un futuro differente la spaventa.

   Infatti così facendo dimostra chiaramente quanto si è affezionata a quelle spine, e che venirne privata significherebbe per lei anche un motivo in meno per potersi lamentare e sentirsi vittima predestinata degna della massima commiserazione.

   Nulla di cui vergognarsi, nessuno vuole giudicare, si tratta di meccanismi di autodifesa naturali e molto umani, magari un po’ tanto deviati, ma sempre di autodifesa si tratta.

   In ogni caso, dopo un mese in cui mi sono veramente impegnato offrendo anche disponibilità, diciamo, fuori orario, ecco giungere ormai per me scontato il fallimento più totale di ogni mio sforzo e proprio grazie al mio comportamento TROPPO comprensivo e psicologicamente permissivo di cui la signora si è bellamente approfittata trovandosi tra l’altro delle scuse per lei ineccepibili a sostegno del proprio comportamento in quanto sosteneva ben “convinta” che se ogni (ogni?) mio tentativo era miseramente fallito, non era stato certo per colpa mia, a SUO DIRE, perché “nel suo caso” nulla avrebbe potuto funzionare in quanto i suoi mali erano più forti di qualsiasi rimedio …

   Capito?

   TENTATIVI FALLITI?

   Sicuramente quelli di demolire le torri di tanto sballamento psicologico, ma non le terapie validissime che comunque di effetti positivi ne avevano portati, ai cui effetti benefici però il suo cervello si è abilmente sottratto instaurando e poi mantenendo un atteggiamento di falsa disponibilità ma in realtà coscientemente e volutamente incastrato nella sua totale e istintivamente avversa refrattarietà contro ad un nemico inesistente.

   Meraviglie dell’Animo Umano e delle sue fantasie, leggetevi se appena potete il “Don Chisciotte” …

   Ultimamente mi si è presentata una situazione abbastanza analoga, ma questa volta non mi sono fatto coinvolgere e al secondo trattamento sono stato io a dichiararmi indisponibile a continuare perché o la paziente “collaborava” oppure l’avrei lasciata alle sue pastiglie di antidolorifici, antiinfiammatori e a tutti quegli esami medici tipo Rx, Ecografie, Risonanze Magnetiche … che inspiegabilmente, pur non avendo alcun effetto terapeutico, fanno subito sentir meglio chi gli si sottopone.

   A-ri-meraviglie dell’Animo Umano.

   Non ci crederete, ma la persona in questione, dopo il mio rifiuto, si è già fatta viva ancora per vedere se qualche risultato lo si potrà “comunque” ottenere …

   Vedremo.

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