ARTI MARZIALI E PALLONI GONFIATI

8 aprile 2013

ilgr

   Uno dei principi più importanti su cui si basa l’efficienza delle Arti Marziali, quand’anche esista un divario di forze apparentemente a favore dell’attaccante, dell’avversario, consiste nello sfruttamento della quasi totale incapacità psicomotoria degli esseri umani a bloccare a “metà esecuzione” un gesto.

   Un “pugno”, ad esempio: provate a fermare il braccio una volta che il pugno “è partito”, l’avversario lo schiva e dietro a lui c’è un muro di cemento …

   Per bloccarsi per tempo è indispensabile una totale padronanza mentale del proprio corpo ed un livello non comune di attenzione generalizzata agli stimoli provenienti dall’esterno che io amo definire “istinto rieducato”.

   La triste morale è che l’autore del gesto, anche se la sua mente si sta rendendo conto di quello che gli sta per accadere, non solo non riesce ad interromperne l’esecuzione, ma appena gli è possibile, cocciutamente, ci riprova immediatamente incorrendo nella medesima situazione a suo sfavore che gli può anche creare altri problemi causati da una “caduta” di concentrazione e dal desiderio ormai incontrollato di portare a termine quel qualcosa che ha rivelato invece la sua impreparazione, l’inadeguatezza, l’inutilità del suo comportamento e tutte le falle del suo sistema di autogestione psicologica.

   Figurarsi poi cosa può capitare se chi dovrebbe “ricevere il pugno” non solo lo schiva ma “accoglie” quella esplosione di forza pilotandola a suo favore …

   Ma perché da noi non insegnano a Scuola, sin dalle Elementari, un po’ di Arti Marziali, non le solite tecniche di sgambetto o di finta autodifesa che al momento giusto solo molto pochi sanno praticare con la necessaria freddezza e la conseguente efficienza?

   Quelle Discipline che insegnano l’autocontrollo, il rispetto, la moderazione, la coscienza di quel che si vale e di quel che rientra nelle proprie possibilità e tutti quegli altri valori che in un corpo sano e rispettato ne aumentano le qualità, anche quelle intese in senso sociale.

   Quanta gente, messa in mutande e canottiera una volta fatta ridiscendere a terra dal suo bel pallone variopinto, sarebbe costretta dall’evidenza a tornare a zappare la terra invece di far finta di lavorare seduta sui Banchi del Potere.

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