LA PACIFICAZIONE, LA DISPONIBILITA’ ALLA CONCILIAZIONE

28 aprile 2013

cac

Nell’animo di un anarchista aristocratico in sonno ma da sempre innamorato delle dottrine Socratiche come il sottoscritto, certi vezzi pseudo cultural patriottici come la ridondante e continua celebrazione dei “Valori della Resistenza” non possono che creare un senso di rigetto a causa dell’aspetto strumentale e strumentalizzato che ne viene fatto per il puro scopo politico di creare sillogismi gratuiti “ad usum delfini” facendo pendere le cose più da una parte che da un’altra con la conseguenza di santificarne una e demonizzare l’altra che comunque, entrambe, ben poco hanno a che fare con il discorso sulla “quella” Resistenza così spudoratamente maneggiata.

   Di questi ultimi tempi di Valori della Resistenza se ne parla sempre di meno, per fortuna, ma certi atteggiamenti intellettuali o presunti tali dimostrano che è stato solo cambiato il dizionario di cui ci si serve per esprimere il proprio pensiero ma tenendo cocciutamente sempre puntata la pistola sul medesimo bersaglio.

   Se qualcuno si ricorda che cosa ci avevano raccontato a scuola la Professoressa o il Professore di Storia, non può far finta di non sapere che dopo che si era spento l’ultimo orgoglioso fuoco sacro di un Impero Romano marcito solo per colpa di se stesso, direi molto all’Italiana vaffanculista e profittatore, l’intera superficie del patrio Stivale, Stato del Vaticano compreso, si era frazionata in una miriade di Potentati in cui se si voleva salvare la buccia del sedere era molto meglio starsene zitti e obbedire.

   Il Paese di Bengodi, per le orde di selvaggi del Nord Europa e del Nord Africa che, non essendo ancora state inventate le vacanze nel Paese del Sole e del Mare, del mandolino, degli spaghetti e della pizza, ma anche del risotto allo zafferano e della cotoletta di vitello, venivano da queste parti armati sino ai denti per scopi meno culturali o di semplice relax, questa terra incredibilmente bella, era nei secoli diventata veramente territorio di continua conquista sino a che qualcuno dei Nostri, con le idee molto chiare sulla dignità, sul concetto di nazione, e con le tasche veramente piene di dover sopportare e servire chi con la nostra Patria non c’entrava una mazza, decise di ribellarsi.

   Ma allora quei “moti” non vennero chiamati Resistenza, bensì Risorgimento … il resto lo sapete.

   Anche se non sapete che, durante la Resistenza, accovacciati nel fango delle trincee combattevano spalla a spalla comunisti convinti, socialisti, monarchici, repubblicani, tutti spinti dal medesimo desiderio di riconquistare la propria Terra e nessuno avrebbe mai pensato, già che c’era, di sparare nel culo al vicino di postazione solo perché era di una idea politica differente.

   Se io penso alla tetragonaggine del cervello e del cuore di uno che per fortuna è quasi andato in pensione, certo Bersani, e che ha scandalosamente anteposto le logiche del suo credo politico all’interesse urgente di una Nazione intera solo perché si è ritrovato in mano il pallino del Potere (molto provvisorio, si è visto) e ha creduto che quello che la sua miopia gli faceva vedere fosse la vera prospettiva del più alto senso sociale, non posso che augurarmi che di gente di quella razza si sia perso lo stampino, gente che ben poco ha in comune con chi per l’Italia, poco più di un secolo fa, ha offerto la propria vita senza batter ciglio.

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