SAN MICHELE AVEVA UN GALLO, BIANCO ROSSO VERDE E GIALLO E PER FARLO BENE STARE LUI GLI DAVA LATTE E MIELE …

1 maggio 2013

sanm

   Nella Vita può capitare di tutto, come di incontrare omini piccoli così oppure dei veri giganti di umanità.

   Anni fa ero amico di un certo Michele, che ora non c’è più perché la sua anima è volata in cielo finalmente liberata da una corpo ingrato che si è ammalato di cancro.

   Una persona apparentemente semplice perché, nonostante le dimensioni fisiche di ottimo rispetto, si muoveva sempre in punta di piedi per non dar noia a nessuno, uno dei soliti meridionali di una volta che salivano al Nord per dare un senso migliore alla propria vita, una persona che agli inizi si era adattata a svolgere ogni mestiere pur di riuscire un giorno a vivere della sua passione, la Lirica.

   Era un bravo professionista, anche se non ha mai raggiunto le più alte vette sui palcoscenici, ma aveva grandi capacità e il suo talento gli era stato riconosciuto anche in RAI presso la quale insegnava il Bel Canto.

   Da persona semplice qual’era nell’animo e abituato da sempre a doversi conquistare con fatica e da solo anche le virgole della propria esistenza, in gioventù, aveva conosciuto nei rari momenti di libertà dal lavoro in quel di Milano una coetanea per nulla bella ma una donna colta, una professoressa di Inglese, di ruolo, e lui attento più alle cose dello Spirito che alle bistecche aveva pensato che forse si trattava della donna giusta per una persona così essenziale come lui, per fare famiglia, avere dei figli.

   Si sposarono, più per sua volontà, speranza, fede nel futuro e impegno, anche affettivo, che per quello di lei, fredda come un’ameba surgelata, che proveniva da una famiglia borghese, pragmatica, comunista convinta dalla radice dei capelli a quella delle dita del metatarso mentre lui, profondamente sensibile ed emotivo, era profondamente Cattolico, anche di famiglia e pure con una sorella suora.

   Gli anni passavano e, non so come, riuscì a farsi dare una figlia da questa moglie “perfetta”, arida nell’animo come un campo di paglia secca d’Inverno, incapace persino di pensare a fare la madre perché per lei la Scuola e i suoi alunni erano tutto, non esagero assolutamente, infatti la bambina era stata cresciuta a metà dal padre, per l’altra metà da una tata o da facente funzione …

   La bimba crebbe, ma con in testa un casino indescrivibile grazie a tanta madre, anche se la presenza del padre per lei era una sicurezza, una garanzia di un qualcosa che assomigliasse ad un nucleo famigliare, ma tanti buchi nell’anima di colei che sarebbe poi diventata madre a sua volta, prima o poi avrebbero dato i loro frutti acidi fatti di insicurezze, di piccoli egoismi, di una totale prevenzione nei confronti del prossimo che non sempre, ammettiamolo, è fetente e carogna.

   Ricordate la storiella dello scorpione che si fa trasportare sulla schiena della rana e la trafigge col suo pungiglione …?

   Ecco.

   Gli anni passavano, ma ad un certo punto il buon Michele dovette accettare che il suo matrimonio era solo suo e che se non fosse stato per la figlia …

   Onestamente non so se Michele e la professoressa si separarono consensualmente, o per decisione di uno dei due, probabilmente della professoressa, ma ciononostante, essendo il suo amore per la figlia superiore ad ogni cosa, e la sua onestà intellettuale nei confronti della donna a cui si era unito in matrimonio sempre integra, lui continuò a frequentare dall’esterno la casa di famiglia con estrema discrezione conservandosi disponibile innanzi tutto per la figlia, ma anche per tutto quello di cui la moglie ingrata avesse potuto aver bisogno.

   La sua vita intanto continuava con tanta tristezza nel cuore, qualche raro amico e i suoi alunni che, tutti gli vollero sempre un bene dell’anima, sino a quando si ammalò gravemente e anche oltre perché furono gli unici ad avere cura di lui sino alla fine, alla morte.

   Quando ormai aveva sentito in sé che il “momento” era prossimo, chiese alla figlia di parlare con la madre e di esporle il suo desiderio di finire la sua esistenza in quella che era stata la sua casa, in quella strana famiglia che era stata tale praticamente solo per lui.

   Ma la donna negò questo consenso e Michele morì circondato solo dell’affetto e dalla presenza caritatevole dei suoi alunni.

  Pensate che prima di morire, sempre per non disturbare nessuno, aveva persino predisposto ogni cosa per il suo funerale, persino per l’acquisto dei fiori, che, almeno per quelli, poté scegliere quelli che preferiva.

   E pensate pure che durante la mesta cerimonia del funerale, mentre la gente si incamminava in silenzio dietro al carro funebre per l’ultima prova di affetto per Michele, la ex-moglie, avendo intravisto tra la folla del drappello un vecchio conoscente commercialista di professione, gli si era subito attaccata a lato chiedendo, e nemmeno a bassa voce, informazioni dettagliate su come fare per la pensione di reversibilità.

   Ciao Michele, io proprio non potevo venire al tuo funerale, ma, che dico, da dove ti trovi tu, sai tutto e sorridi.

   Tutto vero, parola di “Lupetto” e … che tristezza, eppure, basta guardarsi attorno e di storie simili, ma anche di peggiori, se ne trova quante se ne vuole.

 

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