Padre Nostro, dacci oggi il nostro iPod quotidiano …….

4 maggio 2013

ipd

   Il motivo fondamentale per cui l’uomo ha osservato per millenni la Luna sperando in cuor suo di poter prima o poi arrivare a calpestare il suo suolo, ma senza mai riuscire a spiccare il balzo più di tanto, è elementare: il peso eccessivo  di quegli “strumenti” che gli potevano permettere di vincere la forza di gravità terrestre e salire in cielo (prima vittima certificata, lo sfigato Icaro).

   Se Leonardo da Vinci con la sua inventiva e le sue capacità intuitive avesse potuto disporre IN PARTENZA di tecnologia miniaturizzata come i nostri figli o nipoti che hanno ancora il latte rappreso sulle labbra dopo la puntuale poppata quotidiana e già sanno digitare su di una tastiera, noi avremmo già raggiunto da secoli luoghi lontani come Alfa Centauri o la Cintura di Orione.

   Diciamo che comunque il Genere Umano, nel giro di un secolo, dopo la messa in pensione delle valvole per far spazio ai transistors, come la Politica ha fatto con Bersani, Berlusconi, Monti & C., per parlare solo di qualcuno ancora apparentemente vivo, ha compiuto passi da gigante nel senso del Progresso Tecnologico, mantenendo, una volta che la cosa si era avviata, un incedere progressivo, iperaccelerato ed autoamplificantesi da solo, direi per inerzia.

   Ma dato che l’uomo per sua natura è molto più incline a perder tempo, a fare scelte che sono non scelte, oppure ad optare per soluzioni che lo possano soddisfare superficialmente e subito, a prescindere dalla reale necessità di dover compiere certi tipi di azioni essenziali piuttosto che altre, e a fargli quasi di norma preferire queste ultime alla prime, non appena ha scoperto che quello scatolone, inventato da poco, con un tubo di vetro dentro e che trasmetteva immagini poteva fargliele osservare non solo in bianco e nero ma anche a colori, da quel momento in poi, è successo l’imprevisto.

   L’utilizzo di quel sistema per trasmettere notizie di ogni tipo, ha iniziato quasi subito a diventare fine a sé stesso nella gran parte dei motivi per cui veniva sfruttato, piuttosto che per quello di garantire un flusso di informazioni veramente utili, necessarie, corrette, realtà al posto di fantasie di comodo e la cui velocizzazione diventava un valore aggiunto di quella possibilità tecnologica.

   Infatti sino a pochi anni fa lo schermo televisivo (quello della Tv, intendo, non esistevano ancora i monitor collegabili a sistemi “autonomi” nella generazione di immagini, come quelli dei computer, DVD etc.) era, e tutto sommato lo è ancora in molti casi, il nemico principale della fantasia individuale dei più piccoli e delle loro reali capacità creative, visto che li si mette di fronte, in questo modo, a “prodotti” abilmente preconfezionati da parte di chi in linea di massima sta solo cercando di vendere qualcosa, il prezzo non importa, i guadagni ci sono comunque e arrivano puntuali.

    I piccoli infatti venivano e vengono sempre attirati essenzialmente e in modo primario dalla estrema varietà dei colori brillanti e ultraconcentrati degli schermi tv piuttosto che dal senso delle “storie” che questi possono raccontare per immagini e trame e, man mano che la Tecnologia avanza, unendo alle immagini, in profonda simbiosi, delle acustiche artificiali sempre più sofisticate ed aggreganti.

   Le ossicine di Mozart ormai polvere si stanno rigirando sottoterra.

   Il risultato è stato che questi sistemi audiovisivi sono diventati i padroni sempre più indiscussi dei terminali fisici di acquisizione sensibile della nostra mente a prescindere dalla cultura e dal grado di maturità dell’individuo, processi spesso rozzi, sensibili più al suono di una sirena che, ad esempio, al concerto per pianoforte e orchestra di Shostacovich, sia dell’occhio che dell’orecchio umano, organi che non sempre sono “culturalmente”, o anche solo istintualmente in grado di inviare al cervello stimoli positivi in senso lato, aiutandolo nei confronti delle sue capacità di mantenere o accrescere equilibri psicosomatici in genere che inevitabilmente influiranno in prima persona anche sul sistema nervoso e sulle reattività individuali, lasciando, non infrequentemente, anche tracce in senso negativo, soprattutto nelle menti dei più giovani che non esito a definire spugne assorbenti a 360° qualsiasi sia il piatto che gli viene mostrato a patto che la tipologia del messaggio sia sempre quella che il mercato tecnologico aggiornato offre.

   Ma dato che tale attaccamento a questa forma di tecnologia era diventato un business e che nel frattempo qualcuno aveva inventato non solo una Rete Telematica che poteva colmare in una frazione di secondo le distanze tra un lato con l’altro anche opposto del globo terracqueo, ma anche i cosiddetti Social Network, in cui l’importante non è cosa si dice, senza preoccuparsi troppo di dove può andare a finire il messaggio lanciato per aria, ma il fatto di potersi esprimere no limit, dalle scemenze più idiote, alle notizie più importanti, subito dopo, nel tempo, ai Cb, e poi ai telefonini, agli ingombranti Pc, ecco comparire gli iPod e tutte le altre generazioni di ricetrasmettitori sempre più sofisticati, sempre più piccoli, leggeri, portatili e alla portata di chiunque con una relativa spesa di pochi soldi e che se si cerca di sopravvivere senza esprimersi attraverso quei veicoli si cade irrimediabilmente in crisi di astinenza.

   A questo punto sorge spontanea una domanda: ma cosa succederebbe se Internet scomparisse di colpo?

   E se le celle dei telefonini si spegnessero per sempre?

   Tutti daccapo in fila a zappar la terra, a mungere vacche, capre e pecore, a scavare in miniera, a passeggiare sotto ai lampioni (il modo più tradizionale e meno comodo di esercitare la professione più antica della Storia dell’Umanità), a coltivar patate, a……?

   Io sono più propenso a pensare ad un suicidio di massa, tipo balene spiaggiate per colpa dell’uomo e dei suoi radar.

   In questi ultimi giorni non ho pubblicato perché mi trovavo in un luogo in cui, incredibbbbbile!!!, la rete telefonica teletrasmessa dai ripetitori delle celle non giungeva a quella latitudine fuori dal tempo … ma non certo irraggiungibile per il Fisco, Equitalia e derivati..

   Per inciso, confesso che voi che trovate il tempo e la voglia per venirmi a leggere, certe volte mi spiazzate proprio: tre giorni che non scrivo perché mi trovo in un limbo sconosciuto e voi triplicate le visite …

   Siete sicuri di stare bene?

   Tornando a bomba, in quel luogo solo il contatto tradizionale via filo consente gli allacciamenti telefonici e telematici, ma logicamente, per rimanere collegati, bisogna non allontanarsi da casa neanche di mezzo metro.

   Ora pensate ad uno dei luoghi naturali più belli e strani d’Italia: a Sud di Bologna, in Emilia, tra le particolarissime forre di tufo di Sasso Marconi e dintorni, è lì che ero fuggito.

   Prati e boschi fitti che si rincorrono alternandosi su imprevedibili pendii e terminando brutalmente al confine di nude e scoscese pareti color terra secca che contrasta col verde della Natura circostante, dislivelli naturali faticosissimi da percorre a piedi, cinghiali, cervi e caprioli che ti compaiono improvvisamente di fronte e poi disturbati dalla tua presenza fuggono veloci … ma non più di tanto perché per loro tu sei solo un altro animale solo potenzialmente pericoloso.

   Un paradiso dove assieme alle tasse e alla droga, ai tanga  e agli impianti Hi-Fi da 20 megawatt, e non solo … tra le bellezze poco frequentate (per fortuna) di quel paesaggio bucolico d’altri tempi, sono finalmente e comunque arrivati gli iPod e i loro succedanei.

   Mi trovavo lì ospite di cari amici, nella loro vecchia fattoria dove polli, conigli, capre e pecore girano liberi e indisturbati, solo i cani sono tenuti a catena, non si sa mai, potrebbero mordere come qualche loro simile umano di razza cittadina malauguratamente onnipresente …

   Le strade provinciali, anche quelle comunali, tranne quella di accesso, sono lontane, non un suono giunge tra quelle colline se non quello di una motosega, di un decespugliatore, di un tuono in lontananza, di qualche mezzo meccanico con i cingoli, perché in quei luoghi le pendenze sono esagerate e delle ruote normali non farebbero abbastanza presa su quei saliscendi da vertigine.

   Una sensazione tipo quelle che ben conosco: come quando ti trovi sulle sabbie del Sahara e che si chiama: … lasciatemi perdere, e non disturbatemi, lasciatemi stare, qua ci sto troppo bene, non voglio tornare indietro …

   Ma anche lì la vita continua, bisogna lavorare, per la pappa e per lo Stato esattore …

   Io, invece, che mi sono preso una vacanza di qualche giorno, troppo poche ore purtroppo, ma di più non mi era consentito, mi aggiravo per quei boschi che iniziano appena fuori da quelle due case e qualche stalla isolate, in cerca degli ultimi asparagi selvatici, di qualche patata di ciclamino, di qualche spugnola (funghi primaverili) ma più che altro per respirare quell’aria e quei silenzi così forti e vivi.

  Quando poi ogni tanto tornavo indietro, magari dopo aver raccolto qualche uovo lasciato sulla paglia dalle rosse ovaiole, e non senza aver litigato col gallo del pollaio, sempre di guardia e abbastanza stupido quanto feroce, e rientravo in casa per fare due chiacchere con la vecchia nonna, la “rezdora” di casa ormai quasi inferma ma “sveglissima” e arguta, incontravo immancabilmente qualcuna delle giovani fanciulle della famiglia, magari assieme a qualche amica di passaggio, una più carina dell’altra, si sa, buon sangue emiliano, ma tutte, proprio tutte, immancabilmente col telefonino ultratecnologico in mano, in attesa di ricevere il solito messaggio inutile e stupido tramite il transponder acquistato al supermercato di elettronica e collegato al doppino delle Rete Telefonica.

   Ma è proprio vero che ormai, tra giovani, bisogna far così e non c’è alternativa per sentirsi vivi, per avere conferma che si esiste e che si è sempre in grado di comunicare?

   Solo quei quattro grammi di tecnologia audiovisiva ti possono dare quelle certezze?

   E poi per comunicare o ricevere cosa?

   … Ciao, che fai, sono stanca, quando ci sentiamo, che colore ti fai alle meches, quando ci vediamo, hai letto l’ultima su Twitter, cosa ti fai tatuare questo mese, hai visto l’ultimo flash messo in Rete da Tilly, ti dà noia il piercing sull’ombelico, hai ascoltato l’ultimo pezzo di …?

   Eppure, per colmare certi “dubbi esistenziali” ed essenziali, proprio là in quelle lande, sarebbe ancora sufficiente uscire un istante e osservare tutti i ciliegi e le robinie ancora in fiore, tirare un bel sospiro a pieni polmoni e caricarsi così per una giornata che può sempre esser diversa e più bella delle altre, basterebbe volerlo, ma anche rassegnandosi ad usare, scandalosamente all’antica, occhi, orecchie e materia grigia.

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