PARLIAMO DI SICUREZZE (Vere o presunte?)

6 maggio 2013

pgo

  Dato che di questi tempi parlar di sicurezze depista molto il cervello di chi, giustamente, è preoccupato solo di arrivare vivo a fine mese, facciamo finta di nulla ed accostiamo il discorso molto alla larga, almeno sino a che ne abbiamo la forza e la voglia di andare in giro a sparare ad alzo zero non piglia il sopravvento.

   Uno dei principi basilari su cui si basa l’efficienza delle Arti Marziali, quand’anche esista un divario di forze che fa supporre una superiorità fisica apparente dell’avversario attaccante, consiste nella quasi totale incapacità psicomotoria degli esseri umani a bloccare a “metà esecuzione” un gesto materiale già fatto iniziare, situazione da cogliere al volo da parte della controparte e che crea ottime opportunità di contrattacco non tanto per parare il colpo quanto per convertirne le dinamiche a proprio favore.

   Pensate a cosa succede se quando vi state sedendo su di una sedia ed avete già iniziato a rilassare i muscoli delle gambe mentre contemporaneamente vi siete leggermente sbilanciati all’indietro convinti di trovare disponibile il piano su cui appoggiarvi, qualcuno vi fa uno scherzo e ve la sfila da sotto il c…

   Non mi dite che riuscite a non cadere per terra … è una cosa matematicamente impossibile!

   Anche se ogni regola ha le sue eccezioni …

   Oppure pensate di sferrare un “pugno” contro al nemico che vi sta davanti e provate a fermare il braccio una volta che il pugno “è partito”.

   Poi magari l’avversario si limita a schivarlo … ma dietro a lui c’è un muro di cemento … ahi!

   Per bloccarsi per tempo è indispensabile possedere una totale padronanza mentale del proprio corpo ed una capacità non comune di selezionare, anche istintivamente, in tempi fulminei, in modi e misure offerte dalle proprie capacità reattive, vero patrimonio individuale da costruire individualmente che io amo definire “istinto ragionato”, cosa che sembra un controsenso ma non lo è.

   Non si tratta solo di diventar capaci di influire con successo sui propri riflessi possedendone un controllo totale, ma piuttosto di una vera e propria condizione mentale di coscienza attiva senza limiti, realizzata con convinzione, pazienza, impegno e costanza … e fatica, mattone su mattone, parola di boy scout.

   La triste quotidianità recita che l’autore di un gesto di cui si crede padrone indiscusso, sul cui effetto potrebbe giurare almeno sino al momento in cui decide di passare all’azione, tipo il famoso pugno, anche se la sua mente, poi, davanti all’evidenza dei fatti, sta iniziando a rendersi conto di quello che gli sta per accadere, non solo non riesce a fermarsi in tempo, ma, avendo fatto cilecca, appena gli è possibile, ci riprova immediatamente con una cocciutaggine da capra nana.

   E così incorrerà nella medesima situazione a suo sfavore, di solito peggiorandola, a causa di una maggiore inefficienza reattiva causata da una “caduta” di concentrazione, componente psicologica essenziale, del sentirsi ferito e offeso nelle proprie presunzioni di imbattibilità, e del desiderio ormai incontrollato di portare ostinatamente a termine in qualsiasi modo quel qualcosa che ha rivelato invece la sua approssimazione, l’inadeguatezza del suo comportamento e tutte le crepe del suo castello immaginario di presunte superiorità, NONOSTANTE l’EVIDENZA dei fatti parli chiaro.

   Figurarsi poi cosa può capitare se chi sta ricevendo il pugno non solo lo schiva ma “accoglie” e strumentalizza quella esplosione di forza pilotandola a suo favore … come ogni VERO cultore di Arti Marziali, soprattutto di Aikido, ha imparato a fare agendo e muovendosi “armonicamente” e con decisa sicurezza ad un livello diventato istintivo.

   Non è che nella vita sia così facile evitare ogni negatività come quando si tratta di schivare un semplice pugno e magari volgendo con perizia a proprio favore la situazione, ma quel tipo di allenamento mentale torno comodo in mille e una situazioni.

   Perché da noi, culla indiscussa di Civiltà, non insegnano sin dalle Elementari, un po’ della Filosofia di quelle Discipline, non le solite approssimative tecniche di sgambetto o di tentativo di autodifesa, così poco efficienti poi al momento giusto, che solo molto pochi sanno praticare con la necessaria freddezza, precisione e la conseguente decisa efficienza?

   Quelle Discipline che, se il Maestro è quello giusto, creano le fondamenta dell’autocontrollo misurato, del rispetto, della pazienza, della moderazione, aumentano il gradiente di concentrazione, aprono bene gli occhi su quel che si vale, su quel che rientra nelle proprie possibilità personali mantenendo ben attivi quei valori che in un corpo e in una mante sani ne amplificano in crescendo sia le qualità innate sia quelle che derivano da un ben gestito ed equilibrato processo di crescita e che serviranno come ottime autodifese anche sociali in un mondo troppo spesso ostile e popolato da esseri che cercano solo l’autoaffermazione del proprio IO, costi quel che costi.

   E soprattutto sarebbe una Scuola di quel coraggio che troppa gente sta mostrando di NON avere, dalle questioni più piccole e private a quelle che invece richiedono la giusta statura … non dico altro, se non che stavo pensando a quanti nostri Dirigenti di Stato, tutti belli incravattati e sorridenti sono stati solo capaci, soprattutto negli ultimi tempi, di scodinzolare timorosi davanti a chi invece deve essere trattato con decisione e senza troppi complimenti come si merita chi proprio non ha alcun diritto di “scagliare la prima pietra”.

   Quanti padreterni, quante teste coronate in meno, quante minori perdite di tempo, quanti meno errori di valutazione, quanta gente sarebbe costretta dall’evidenza dei propri limiti personali a togliersi dal c… le penne del pavone a tornare idealmente a zappare con maggior lena nell’orticello del proprio cervello smettendo di far danni a destra e sinistra, danni di cui è ben attenta a dichiararsi totalmente irresponsabile secondo un copione ben collaudato ….

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