CAMILLO, CAMILLO, FORTISSIMAMENTE CAMILLO

8 giugno 2013

cam

   Visto che su questo Blog non propongo nulla di così essenziale e importante se non qualche doverosa riflessione, tante volte mi stupite col vostro attaccamento, perché non credo che molti di voi siano interessati a capire tra le righe il “perché” di alcune mie “pause” sempre più frequenti nella pubblicazione dei miei post di questi ultimi tempi.

   Una spiegazione c’è per gli eventuali curiosi, ma non è così semplice metter nero su bianco perché oltre al casino vomitevole che ci circonda così ben letamato che ci si può destreggiare dialetticamente no limit anche da dilettanti, senza grandi pretese cultural-letterarie, le occasioni per far platea non mancano certo, e già questo mi toglie la voglia di farmi confondere con i soliti saggi opinionisti dell’ultima ora, il fatto è che stanno affiorando come funghi di un Settembre piovoso problemi di costume così marcati che non si può proprio non chiedersi cosa stia succedendo all’animale uomo.

   Per questo motivo e a causa dei relativi sensi di nausea sempre più pressanti, oggi vi parlerò invece di Camillo, non Don Camillo dell’immortale Guareschi, solo il mio amico gatto certosino da dieci chili e passa.

   Il suo amore per me è iniziato anni fa quando, dopo una lotta furiosa con un certo Saro, gatto dal pelo rosso a macchie bianche (tipo PD) e a quei tempi grosso il doppio di lui, è tornato a casa con l’orecchio destro rimasto attaccato solo per metà e tutto sanguinante mi è venuto a cercare accoccolandomisi incredibilmente in grembo, cosa mai successa e rimasta invariata sino ad oggi e che mai forse succederà ancora perché i miei gatti sono animali liberi con cui condivido i perimetri esterni di casa mia nel pieno rispetto dei reciproci spazi.

   Io ho esaminato la brutta ferita, e mentre gli parlavo con il tono di voce più basso e rassicurante che mi riusciva, sono riuscito ad avvolgerlo in un asciugamano per evitare le prevedibili reazioni degli artigli e dopo averlo ben disinfettato ho iniziato a ricucirgli l’orecchio con un filo di seta, vecchio ricordo di quando lavoravo in sala operatoria, cosa che però purtroppo non ha ottenuto il massimo risultato estetico perché Camillo, ancor oggi, quell’orecchio se lo tiene e se lo terrà per sempre sulla ventitré, come il basco di un parà.

   Camillo sarà un bestia però ha capito che anche se non assomiglio a sua madre ciò non toglie che per lui, io, rappresento “sicurezza”.

   E’ un animale forte, dolce con i bimbi, da loro si fa far di tutto, aggressivo con i suoi simili quando difende il territorio e come la stragrande maggioranza dei suoi simili trascorre molto del suo tempo diurno ad occhi semichiusi seduto compostamente come una sfinge dove più gli aggrada e molto attento, anche se non vuole darlo a vedere, ai movimenti della sua bellissima compagna di sempre.

   E’ anche una bestia molto curiosa, ma ciò che talvolta mi stupisce del suo comportamento è quell’aria da “controllore” che lo caratterizza.

   In questi ultimi giorni, disgraziatamente si è verificata una perdita in giardino tra contatore dell’acqua e casa ed abbiamo dovuto provvedere a far sostituire (per sicurezza) un’intera tratta di tubatura.

   Avanti indietro di muratori, una piccola ruspa per gli scavi necessari, movimento di attrezzi e rumore: nessun problema, Camillo se ne è stato di guardia per tutto il tempo ad un paio di metri di distanza al massimo dai punti in cui gli uomini stavano lavorando.

   Ma il massimo è stato quando hanno dovuto iniziare ad usare il martello pneumatico per raggiungere gli attacchi del tubo dentro al cemento armato del muro maestro di casa.

   Camillo si è piazzato sul parapetto della finestra immediatamente al di sopra del punto incriminato e ha seguito il lavoro dall’inizio alla fine senza preoccuparsi del rumore infernale e delle vibrazioni.

   A lavoro terminato, quando gli uomini hanno fatto le necessarie pulizie nel cortiletto dove si era verificata la perdita, hanno usato anche una canna dell’acqua per rimuovere i detriti più piccoli, il terriccio e la polvere rimasta.

   Camillo, imperturbabile, seduto sul gradino più in alto, appena fuori dalla “zona operativa” ha seguito dal vivo ogni lavoro senza spostarsi di un millimetro, tranne quando un muratore, per fargli uno scherzo, lo ha appena schizzato col getto dell’acqua.

   Lui si è alzato, ha cambiato di poco la sua posizione, si è scrollato dello schizzo d’acqua che lo aveva raggiunto e si è rimesso “in posizione” di controllo.

   Chissà se i nostri governanti, ricordandosi dei propri doveri, saranno mai capaci di difendere gli interessi del Paese con la medesima determinazione, attenzione e senso del proprio da difendere?

 

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