QUANDO L’IGIENE MENTALE E’ UN BENE SCONOSCIUTO DI CUI NON SI AVVERTE LA MINIMA NECESSITA’

18 agosto 2013

  Nei rapporti interpersonali considerati leciti in una Società civile in cui vengono più o meno pazientemente consentiti anche modi comportamentali molto border line ed estremamente incompatibili gli uni con gli altri, per assurdo spesso più per non scatenare ulteriori conflitti e conservare equilibri necessari ad una convivenza difficile ma sopportabile che per vero rispetto dei “mondi” e delle personalità altrui, in questa situazione non sempre sono i “migliori” a vedersi riconosciute le proprie valenze e i propri diritti, anche quelli più inalienabili.

   In questa situazione cercare di individuare quali possano essere i comportamenti “normali” auspicabili in ogni situazione è praticamente impossibile, soprattutto quando si ha a che fare con esseri umani più di nome che di fatto che non ammettono altro che il proprio io e il grappolo di cozze della propria individualità che deve essere e rimanere insindacabile ed inattaccabile da qualsiasi considerazione che non derivi da quel loro cervello miope ed egoista che ha generato queste perle di qualità.

   Anche se tali comportamenti non sempre sono la risultante sequenziale di demeriti personali: bisognerebbe infatti tenere in considerazione le provenienze di ceto, di cultura, di costumi … di quella cosiddetta civiltà insomma dell’ambito che li ha generati e, diciamo per pura cortesia, educati.

   Anche se poi ci sono quelli che nati e cresciuti in ambienti invidiabili per serenità, per benessere, moralità, privilegi, vita facile insomma, hanno poi fatto di tutto per rinnegare le loro radici e per protesta (?) hanno deciso per una vita in cui nessuno tranne loro stessi potesse essere giudice, un’esistenza destinata nel tempo a creare infelicità per l’estrema radicale inflessibilità nei confronti degli altri mal sopportati … o anche per l’esatto contrario credendo di aver individuato la vera libertà incapaci di capire che questo valore lo si può trovare solo dentro a noi stessi e non perché il vicino si è deciso a togliere il filo spinato dai confini.

   Dati questi presupposti, la regola più prudente consigliata diventa quella di condurre una esistenza fatta di consuetudini accettabili a confini allargati, di atteggiamenti non tanto ipocriti, ma, si dice, di convenienza per non creare fratture invalicabili, per non scatenare conflitti che minerebbero rapporti già abbastanza difficili per natura.

   In fin dei conti, poi, dopo rari e ben calibrati momenti di convivenza forzata e apparentemente fatta di condivisioni su tutto, di sorrisi, di complimenti e di … come vorrei essere al tuo posto … uno torna a casa sua e che gli altri si impicchino, che rimangano pure nel loro brodo felici e contenti di tanta ammirazione riconosciuta e di altrettante dimostrazioni di convenienza formale da parte di chi afferma di amarli, capirli e di condividerne scelte e punti di vista per pura ipocrisia di comodo.

   In tutto questo bel limbo dorato, quel che è veramente grave è che chi ti parla con la necessaria e forse poco diplomatica chiarezza cercando di farti capire l’estrema limitazione di alcune tue ferree convinzioni e cercando di portarti ad analizzare le cose secondo punti di vista meno rigidamente personali ed arroccati su convinzioni che ben poco hanno a che vedere talvolta con razionalità, rispetto per chi se lo meriterebbe e che non desidera altro che vederti camminare diritto per la tua strada senza condizionamenti infantili, senza l’interferenza di complessi mai superati, senza il pericolo di commettere errori di valutazione tanto infantili e ciechi quanto pericolosi nei confronti dei tuoi equilibri presenti e futuri, bene, questa persona che non ti dà la biada zuccherata, il contentino di inutili e ipocrite smancerie, viene subito individuata come nemico e come tale da combattere o per lo meno da tenere ai bordi estremi della tua esistenza come un lebbroso di medievale (ma mica tanto) memoria.

   Quel che è grave è che nel mondo del lavoro certi comportamenti ottusi e presuntuosi fanno molto comodo a chi manovra i fili del potere perché un individuo più è rigido, più il suo mondo spirituale è limitato, più si mostra antipatico ed arroccato su posizioni che lo tengono ben distante da qualsiasi paziente e comprensiva concessione sociale verso altri, più viene non tanto stimato quanto ritenuto un valido strumento produttivo (comunque da allontanare non appena dia il sentore di iniziare a ricordarsi le sue lontane e scomode discendenze umane).

   Il risultato, di solito, è che questo individuo, così ben oliato da chi gli dà la pappa, inizi a pensare di essere veramente infallibile, e che se gli altri non vogliono condividere le sue posizioni, sono solo dei poveretti che della vita non hanno capito nulla e che non hanno il minimo diritto di venire da lui ascoltati e capiti.

   Tutta teoria?

   Bene, allora, così solo per sport, fate un piccolo collegamento “ipertestuale” tra genitori ormai diventati nonni e figli ormai adulti ed accasati, magari molto ben pilotati, anche se grandi, grossi e pure aggressivi da mogli minute ma che hanno le idee molto chiare, soprattutto sessualmente, su come fare per ottenere sempre ciò che vogliono dal loro 20%  inducendolo spesso ad entrare in conflitto con gli equilibri del gruppo familiare in cui sono entrate e dandogli la “sicurezza” di essere le uniche che li possono capire.

   Potrei continuare, ma, in quanto a discorsi sull’igiene mentale presunta e sulle sue relative sicurezze, per oggi basta così.

   La prossima volta è il turno dei manuali da bancarella di mercatino delle pulci, ad uso dei campioni succitati, per diventare degli ottimi educatori.

 

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