MEMORIE QUASI LIBERTINE DI UNA GIOVENTU’ UN PO’ AGITATA

21 settembre 2013

Ferrara-Castello

Sarà una conseguenza secolare delle abitudini del Granducato degli Estensi, ma Ferrara è indubbiamente una città molto particolare in quanto ad elasticità di costumi sessuali, non tanto per la varietà dei gusti, ormai comune ad ogni angolo del globo terracqueo, o quasi, quanto per la “presenza” ed il peso che il sesso ha avuto, di sicuro, almeno come tradizione genetica per centinaia di anni nella vita quotidiana dei suoi cittadini, e, per quanto posso testimoniare, ciò accadeva normalmente almeno sino ai tempi della mia gioventù in cui mi ero trasferito là per motivi di studio.

Poi, da adulto, sono tornato definitivamente in quel di Milano, pur concedendomi ogni tanto qualche puntatina rievocativa nella mia città natale, anche se i miei vecchi amici, quasi tutti, se ci sono ancora, sono in giro per il Mondo.

Quando prima parlavo di costumi sessuali, mi riferivo comunque ad esperienze acquisite in prima persona, a conferma della regola generale che citavo.

C’é un detto vecchio di quasi un millennio: … “Di qua e di là dal Po, tutti figli di Niccolò”…

Il riferimento letterario è rivolto ad un certo Niccolò d’Este che oltre ad aver dato vita a innumerevoli azioni da principe magnanime  e illuminato, ha fatto ampissimo uso dello Ius primae noctis … ma il detto citato parla solo di lui e delle sue abitudini anche se in realtà lui fu solo uno dei capostipiti di “tanta razza” godereccia che per secoli ha governato su quella cittadina e dintorni molto allargati.

Evidentemente qualcosa è rimasto nell’animo degli abitanti della splendida Ferrara, splendida soprattutto architettonicamente ed artisticamente entro i confini delle sue famose mura leonardesche, ma splendida soprattutto per le sue donne, figlie d’Arte di costumi tanto licenziosi da esser considerati “normali”.

Le eccezioni erano rappresentate dalle poche donne serie e morigerate.

I ricordi di quegli anni, ai tempi della mia Maturità Classica e poi del mio ingresso in Università, quando avevo deciso di tornare dove ero nato e dove avevo passato i più begli anni della mia gioventù per quella pausa studentesca, sono talmente tanti e talmente ricchi di esperienze che potrei scrivere un libro di sicuramente molto ampio “interesse”, certe cose interessano sempre, inutile far finta di negarlo, ma c’è un episodio che mi accompagnerà per sempre per il peso della storia in se stessa.

Nulla a che vedere con gli strusciamenti infiniti con la figlia della custode del vecchio palazzo di famiglia, rimasta incinta ancora minorenne (ma questa era cosa abbastanza normale) ed assidua frequentatrice attiva degli amplessi sessuali sul letto di una amica, famosa pittrice, e del suo amante, ma, dopo il parto ufficialmente diventata tanto miracolosamente quanto pubblicamente una brava e seria mammina … insomma, si fa per dire …

O con i rapporti furtivi con una bellissima donna fidanzata promessa ed innamorata perduta di un pugile di fama mondiale che se ci avesse scoperti non sarei qui a scrivere questo post; innamorata persa sì, ma si sa, la carne è debole …

O con i perlustramenti manuali molto accurati, in classe, in Terza Liceo, tra le cosce di una compagna di banco che riusciva incredibilmente a mantenere un’espressione totalmente distaccata mentre io mi davo da fare e che si disperava quando le “arrivavano le sue cose” perché non poteva farmi andare a casa sua a studiare e non sapeva dove mi andavo a cacciare nel frattempo …

O con i rapporti con una fidanzatina che, quando si stava assieme, tutto era concesso … tranne quella cosa là … (almeno a me, di sicuro …) ad altri non so, di fatto, appena mi ha lasciato, si è sposata con un famoso notaio …

E poi c’erano le puntate notturne al Lidi Ferraresi con alcune commesse compiacenti della Standa, per la cronaca, le più interessanti, quelle con almeno dieci anni più di me …

Oppure le tante “feste” danzanti ogni settimana in case private dove ti poteva anche capitare di incontrare vecchie amiche d’infanzia con cui si era passato il tempo a giocare di nascosto “al dottore”, ma che avevi considerato sino a quel momento delle “sorelle”, e che mentre ballavi con loro un lento ti stringevano e ti si strofinavano addosso talmente tanto che non era raro arrivare qualche volta persino all’orgasmo …

Ma poi c’erano anche le mamme dei compagni e delle compagne di scuola o di amici ed amiche le cui case frequentavo … me ne ricordo una in modo particolare, di nome Orsolina, come lecon un nome che ricordava un Ordine di Suore, ma solo per puro caso … una volta che il figlio, compagno di scuola, si era momentaneamente assentato non ricordo per quale motivo, lei molto gentilmente era subito venuta a farmi compagnia nella stanza in cui stavamo studiando e interessandosi “molto” a quel che stavo leggendo si era sporta tutta in avanti talmente tanto che i seni le erano completamente usciti dalla già generosa scollatura mentre un turbine di sensazioni a senso unico mi assalivano mentre osservavo rapito tanto ben di Dio così disponibile ad esser accarezzato e anche qual cosina in più …

Oppure quella mamma di una compagna di scuola da cui ogni tanto rimanevo a dormire perché sotto esami si facevano le ore molto piccole, studiando, s’intende, studiando, che una sera mentre la figlia era occupata in una lunghissima telefonata col suo fidanzatino gelosissimo, era venuta da me in pigiama con in mano una boccetta di benzina ed uno straccetto chiedendomi se le potevo togliere una macchiolina che si era fatta sbadatamente giusto giusto in quel punto del pigiama che stentava a coprire, tanto era teso, un sedere da capogiro.

Sinché dopo che finalmente io ebbi completato l’opera, lei giustamente volle togliersi i pantaloni davanti a me per controllare se avevo eseguito il lavoro a regola d’arte, almeno sino a quel momento e mi sembra che non ci fosse stato poi nessun reclamo …

Ma forse l’esperienza che più mi ha colpito, come dicevo prima, l’avevo fatta con una ragazzina che non posso proprio chiamare per nome, che abitava abbastanza vicino a me e che ogni tanto, quando scendeva sera, d’Estate, veniva a trovarmi.

Ci si sedeva nel parco del mio vecchio palazzo, nella penombra sotto ad un cedro del Libano centenario e lei in silenzio mi si accoccolava addosso appoggiandosi a me di schiena mentre io le accarezzavo dolcemente il bel volto che spesso recava dei lividi che lei mi raccontava fossero dovuti alle sberle di un padre definito molto autoritario.

Più in basso non mi aveva mai consentito di accarezzarla e per me quei due piccoli seni appuntiti che si intravvedevano, sono sempre rimasti un mistero.

La cosa si ripeteva ormai da settimane e non era sfuggita alla vecchia marchesa, padrona del palazzo, che mi considerava da sempre un figlio e che con estrema discrezione, dato che i miei genitori vivevano a Milano, controllava sempre che le persone che frequentavo fossero del giusto livello e che non rappresentassero un pericolo per il giovane sottoscritto.

Ma quella fanciulla proprio non le andava e ne aveva ben donde, anche sino a quel momento ci aveva lasciato fare, perché sapeva molte cose di lei, cose che io non potevo nemmeno immaginare possibili.

Una sera, visto che non ero uscito nel parco, fece scendere da me uno dei figli, entrambi molto più grandi di me, e che dietro istruzioni della madre mi caricò in auto per fare un “giretto” e prendere un gelato.

Io accettai di buon grado, ma chi avrebbe mai immaginato che quella fanciulla così discreta, così pura, così “intoccabile” stava proprio “battendo” in una zona delle famose Mura vicino ad una Caserma dove “casualmente” eravamo passati con l’auto?

Io capii l’antifona e il giorno seguente, con molta vergogna, andai dalla vecchia bellissima signora che mi aveva fatto mettere in guardia perché si era resa conto che stavo proprio prendendo una brutta sbandata per quella ragazza, e la ringraziai di tutto cuore.

Visto che avevo accettato la lezione, allora la vecchia signora mi fece un’ulteriore confidenza.

La fanciulla dei miei (sino alla sera prima) sogni, viveva col padre more uxorio ed in più i famosi lividi che ogni tanto saltavano fuori erano dovuti al fatto che lei per raggiungere l’orgasmo chiedeva al padre di picchiarla mentre la stava possedendo …

Come faceva quella santa donna a sapere tante cose?

In una città di provincia le voci corrono, e poi … magari basta avere un figlio medico che ogni tanto metteva una pezza proprio alla fanciulla in questione …

Eppure, a distanza di anni, non nutro alcun risentimento per i suoi silenzi, per le sue reticenze e per quello che faceva quotidianamente dentro e fuori casa, che strano, vero?

Ho sempre pensato che in tutto quel grande casino che era la sua vita, forse io sono stato l’unico a regalarle dei momenti di dolcezza e di serenità.

Poi, proprio oggi che sono in montagna in una paesino tranquillo e lontano lontano, senza nemmeno la Tv, apro il giornale e leggo delle giovani tunisine andate più o meno volontariamente in Siria a fare da contenitore vivente di sperma per gli eroi mujaheddin e torno a chiedermi in che cavolo di mondo sono andato a finire.

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