FUNGHI PORCINI, CHE PASSIONE!

25 settembre 2013

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Di passioni travolgenti da soddisfare non me ne sono potuto permettere molte, c’erano troppe priorità a cui badare e rimaneva poco da scherzare con le responsabilità che puntualmente si sono date allegramente il cambio sin dai tempi della mia prima maturità, così, tanto per tenermi “sveglio e pronto alla bisogna”, eppure, appena potevo, trovavo il tempo per scappare in Africa nel Sahara mio grande amore (il Sahara vero, non quello dei turisti) oppure c’era la passione per il Radiantismo che mi ha impegnato seriamente per parecchi anni anche a livello di Protezione Civile.

Ma quello che, anche oggi, mi fa mollare tutto quando giunge il momento, è un’insana passione per i funghi, meglio, per i porcini … che regolarmente fotografo, raccolgo meticolosamente ma poi regalo perché, anche se mi piacciono, li mangio solo molto raramente.

Andare per funghi non è solo una specie di caccia che risveglia ataviche inclinazioni a controllare, a prender possesso della Natura che ci circonda, ma per chi ci crede e rispetta l’ambiente è anche un appuntamento periodico con la grande Madre che non ti delude mai e ti fa ritrovare sempre i suoi frutti negli stessi posti, a patto che si rinnovino le medesime condizioni ambientali e climatiche.

Poi, si sa, un anno è particolarmente prodigo, un altro meno, ma non è raccontabile a parole la soddisfazione di camminare anche per chilometri e su percorsi difficili ma lontani dal casino quotidiano, osservando in silenzio la bellezza di quanto si incontra, luoghi questi non proprio fatti a misura di appassionati di chat o videogiochi, cioè gente col riverito culo un po’ pesante e normalmente attaccato alla sedia.

Così invece si possono puntualmente ritrovare odori, essenze, suoni, immagini da perderci i sentimenti se si è capaci di amare in semplicità certe cose, e nel contempo anche ritrovare puntualmente nelle loro “tane” degli esemplari di funghi anche inconsueti per dimensioni e bellezza.

Bene, tutto ciò mi offre una soddisfazione interiore molto difficile da spiegare, forse perché ritrovarli puntualmente è quasi una prova di fedeltà ricevuta, come se almeno loro non ti deludessero mai mentre tutto attorno sembra che persone, cose, situazioni siano solo preoccupate di negarsi e scomparire quando hai bisogno

C’è chi si emoziona ascoltando il rombo di un motore, o andando alla partita di calcio, o … come meglio crede, come la sua natura lo porta ad essere, eppure questa mia specie di unione quasi carnale con le bellezze del creato, per me, offre sensazioni impareggiabili e difficilmente ripetibili artificialmente.

In poche parole, a me le bambole di gomma non interessano.

Certo, è indispensabile sapersi emozionare davanti a certi spettacoli, cosa che andando per boschi e montagne, come quando si va in cerca di funghi, fa parte del gioco ed io ho visto questa passione restituire persino equilibri in pericolo, serenità traballanti.

C’è chi, amando la Natura, queste sensazioni le scopre invece arrampicandosi su vette innevate, oppure immergendosi in acque limpide e popolate da ogni genere di esseri … ma è sempre quella sensazione di esser rientrati nel ventre del  Creato che esalta gli animi.

Io, nel mio piccolo, mi accontento di andare a funghi anche se regolarmente vado a finire in luoghi e situazioni dove non so quanti di voi riuscirebbero ad arrivare, perché la mia passione dentro alla passione è quella di spostare la mia ricerca sempre intorno ai duemila metri, latitudine in cui gli alberi iniziano a scarseggiare per lasciare posto a ghiaioni isiga, erica, nigritella, arnica, stelle alpine, genziane nivali, muschi e poi ancora sassi, rocce che fanno da accumulatori di calore al cui riparo dal freddo notturno possono fiorire quei Porcini che nascendo a quelle altitudini possono raggiungere dimensioni inconsuete.

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Pensate per un appassionato come me quale è la rabbia di vedere il bosco violentato in continuazione da una massa di cretini il cui unico scopo è quello di trovare qualcosa da mettere nel piatto gloriandosi della propria presunta capacità superiore di cercatori.

Purtroppo i nostri boschi diventano nella stagione autunnale un cimitero di funghi di ogni specie, esemplari staccati dal terreno e lì abbandonati, presi a bastonate, frantumati e sparsi sul suolo.

Perché poi? Mah.

Anche per questo motivo io mi spingo sempre in altura per le mie ricerche, dove certi campioni di intelligenza difficilmente arrivano con le loro “abitudini civili”, troppa fatica per degli esseri superiori, troppa strada da fare per dei risultati incerti …

Ma nel bosco non solo viene puntualmente compiuto quel massacro, perché in aggiunta, dove quei poveri di mente e di spirito trovano un “porcino” subito si mettono a rastrellare tutt’intorno il terreno per trovarne magari un altro di pochi grammi ma distruggendo il Micelio che magari da anni produce in continuazione i suoi frutti in quel luogo.

Il Micelio è la Radice, è la Grande Madre che genera con le sue cadenze, secondo le condizioni climatiche e stagionali qualsiasi tipo di fungo.

Quindi è la medesima Madre che genera sia il porcino sia l’ammanita velenosa o qualsiasi altro fungo le cui spore, i suoi “semi” siano arrivati in quel luogo.

Alcuni funghi preferiscono un terreno acido, altri un ambiente basico ed è solo per questo motivo che in alcuni punti del suolo certi tipi di fungo non potranno mai nascere, ma TUTTI i funghi sono necessari per l’Ecosistema e chi rompe, distrugge per il solo gusto di distruggere chi non può certo ribellarsi, è solo un cretino, un ignorante, un presuntuoso, un essere per cui il concetto di ORDINE non potrà mai avere significato, né per i funghi, né per il bosco, né per la Vita e per le cose che contano.

Eliminereste voi una donna perché è brutta o anche solo perché non la conoscete, o perché, peggio ancora, una volta ha partorito un bel bimbo bianco di pelle ed un’altra volta uno color caffelatte?

Purtroppo, come sempre, la mamma di certi esemplari tutti d’un pezzo … (di che non si dice) è sempre incinta, siano essi indifferentemente di pelle bianca o colorata a loro volta, ma tutti sempre con in comune la medesima caratteristica puzzolente di marcio: il razzismo, l’integralismo.

Quell’integralismo che purtroppo non è condizione mentale solo di terroristi arrabbiati, o plagiati o di gente costretta a difendere con le armi anche il paio di scarpe che portano ai piedi perché il “diverso” se ne vuole appropriare, ma atteggiamento comune di tanti benpensanti in giacca e cravatta che non riescono a tollerare l’idea che esista un mondo diverso da quello che loro vogliono ed in cui possono fare liberamente e con diritto il bello ed il brutto tempo.

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