CHICCHIRICHI’

27 settembre 2013

cas

Il casino di marca Italia è talmente grande che da qualche giorno, con la scusa del relax di una piccola pausa vacanziera in montagna, evito di esternare giudizi e lazzi sulla situazione generale, tanto so benissimo che c’è già da sempre chi è molto più bravo e attivo di me in merito e, lui, pure pagato, lo fa per professione.

In quest’occasione ho scritto solo quel che mi girava per la testa ed è stato abbastanza divertente rimarcare che le visite sul Blog hanno registrato un netto calo di interesse rispetto alla media, come se in Italia le vere preoccupazioni fossero mal di schiena, mal di reni e Silvio Berlusconi e a scrivere d’altro se ne potrebbe fare anche a meno.

Spero si capisca che sparo a cento per colpirne almeno uno …

Ma non sarà questo momentaneo abbassamento di share il motivo di un mio piccolo ritorno di fiamma letterario in merito al discorso attualità anche se ritengo che sputando opinioni si corre il rischio di fare come il medico che ti prescrive l’aspirina senza preoccuparsi più di tanto dell’origine dei tuoi mali.

Infatti il casino Italia è direttamente proporzionale al casino Europa in cui solo burocrati e manipolatori economici gestiscono l’unico vero collante coattivo tra le sue nazioni, cioè l’Euro, la moneta comune e i nostri problemi non sono la risultante dell’angosciosa tenzone “pro o contro Berlusconi” di modo che in definitiva alla gente comune come me non rimane che aspettare di vedere da che parte cadranno i missili a pioggia per cercare di evitarne il più possibile perché non è mai accaduto che un transatlantico andasse a picco senza creare danni collaterali.

Di fatto, appena fuori casa, oltre alle Alpi che per millenni hanno funzionato come blocco e filtro dei gelidi venti del Nord e dell’Est e di quelli un po’ più tiepidi dell’Ovest, usi e costumi sono spesso in netta antitesi con le usanze di casa nostra e l’incontro-scontro degli ultimi tempi con queste realtà differenti crea solo tanta confusione nel nostro Bel Paese e talvolta assistiamo ad una difesa disperata di vecchie consuetudini e tradizioni che comunque è sempre più formale che reale, ma non per questo meno incisiva sulle classi più datate che si vedono cambiare le carte in mano in nome di chissà quale Progresso capiti quel che capiti, mentre sino ad oggi proprio loro si sono solo fatte un culo grande così per cercare di tenere luccicante l’immagine del proprio Paese e spianare la strada a quelli che per tutto ringraziamento li stanno massacrando.

Lo stato delle cose che mi spingono nel mio piccolo a cercare di fare analisi a largo raggio sociale mi sembra sempre più una corda di violino troppo tesa e pronta a “saltare” in buona compagnia delle insofferenze soprattutto politiche che agitano gli animi.

Volete un esempio?

Troppo difficile.

La scelta è problematica anche se, dove poter pescare, il mare abbonda di triglie, quindi me ne asterrò tranne che per citare solamente per nome un grave problema che proprio non vedo che soluzione possa avere: la Famiglia, dove nascono, crescono e vengono dati i primi rudimenti di educazione, di ordine, di regole che poi nel corso della vita di ognuno consentiranno un comportamento cosciente e responsabile dell’individuo nei confronti della Società.

Tipo l’imprinting ricevuto da molti nostri Politici …

Ma lungi da me il voler iniziare un discorso critico su tutto ciò che oggi viene passato come “famiglia” anche se la FAMIGLIA è morta tranne che in poche eccezioni, tanto lo sapete di già, quindi …

Non mi resta allora che raccontare una storiella a cui pensavo mentre giravo per boschi ma con la mente rivolta a questo Governo composto da persone che si detestano cordialmente, sempre pronte a scannarsi col sorriso (non sempre) stampato in faccia e che quando riescono ad eliminare o a danneggiare seriamente uno dei contendenti della parte opposta, si stupiscono che il malcapitato in questione non sia proprio felice e contento e che, come si permette?, cerchi di ribellarsi rendendo il più possibile pan per focaccia.

C’era una volta un fattore, responsabile dell’andamento dell’azienda agricola in cui viveva e lavorava, che aveva notato un certo calo produttivo del suo pollaio.

Già quel gallo dalle penne grigiastre con toni tendenti all’azzurro non gli era mai stato simpatico, ma ora pareva proprio giunto il momento di sostituirlo dopo averne trovato un altro, più giovane, più attivo, magari di razza diversa quindi più simpatico, e così via.

Alla fiera domenicale si era deciso ad acquistare un bellissimo gallo giovane, dal piumaggio rosso fuoco che pareva promettere di tutto e di più, per la gioia delle pollastre e del fattore stesso.

Tornato in fattoria, infilò subito il nuovo gallo nel pollaio senza però riuscire a far uscire l’altro che si era appollaiato in cima ad un alto albero.

Il fattore a quel punto chiuse il cancello e lasciò che i due galli se la vedessero fra di loro.

Infatti, appena il fattore si allontanò il vecchio gallo che si chiamava Checco, scese dalla pianta ed affrontò, civilmente, il nuovo arrivato tra il cocò generale delle pollastre curiose, chiedendogli cosa volesse fare perché bisognava trovare una soluzione alla conduzione del pollaio ed alla gestione di quella moltitudine di galline che attendevano un po’ disorientate.

Dopo gli immancabili battibecco, lei non sa chi sono io, rispetto per l’età e per l’esperienza, ma io … ma lei …, finalmente a Checco venne un idea strepitosa che avrebbe eliminato qualsiasi contesa nella scelta delle favorite da impalmare, un ‘idea che avrebbe salvato i ritmi riproduttivi di entrambi consentendogli di non dover mai litigare per reclamare qualche immancabile precedenza nei confronti delle scelte delle compagne pennute.

L’idea era di mettere tutte le galline ordinatamente in fila, Checco da un lato e l’altro gallo dalla parte opposta.

Un’anatra compiacente avrebbe dato il “Via” e subito i due galli avrebbero iniziato a montare la galline ordinatamente, una dopo l’altra, sino alla fine della fila, ed ognuno nel senso che era stato stabilito, da sinistra a destra e da destra a sinistra.

Checco non solo era un po’ anziano, ma le galline le conosceva ormai tutte, ci era abituato e per lui quel rito quotidiano rappresentava la normalità per cui iniziò il suo lavoro senza troppi complimenti, col ritmo che riusciva a tenere senza troppe preoccupazioni formali, tanto le galline erano ormai abituate al suo comportamento.

Camillo, invece, l’altro gallo, con la cresta a spillo, era sì molto più giovane ma era anche un gallo gentile, sensibile, rispettoso, e poi voleva fare bella figura almeno per le  prime volte, e subito dopo aver fatto il suo dovere con la prima gallina dalla parte della fila che gli spettava, aveva molto cavallerescamente salutato e ringraziato.

E così avanti … grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, SCUSA Checco, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara, grazie cara …

Evidentemente, a Checco, quando gli era venuta quell’idea pianificatrice, secondo lui la vera soluzione del problema, un qualcosa gli era proprio sfuggito, e a quel punto, non poteva più nemmeno andare a fare le sue rimostranze al fattore che aveva osservato divertito la scena …

Gli rimaneva solo lo sguardo affettuoso e un po’ triste di qualche gallina che da tempo lo conservava nel cuore e che non lo avrebbe mai tradito (almeno) moralmente.

 

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