UNA GIORNATA DIVERSA

29 settembre 2013

min

Ieri ho commesso un’imprudenza … “controllata”, un’esperienza unica, perché mi sono andato ad infilare, in compagnia di mio figlio maggiore, complice, in una miniera abbandonata da almeno quindici anni.

Ingresso posizionato sul fianco di una montagna ripida e protetto in modo decisamente insufficiente da un cancello arrugginito e lasciato socchiuso da altri che sicuramente ci si erano infilati dentro per fare dei “recuperi”, e c’era bene in vista un cartello con su chiaramente stampato “Vietato entrare: PERICOLO” (regolarmente ignorato).

La nostra idea di partenza era stata quella di andare a fare delle fotografie decisamente inconsuete visto l’argomento e le difficoltà tecniche che avremmo incontrato e non solo per problemi di illuminazione scarsissima, ma la tentazione di andare anche a curiosare un po’ più a fondo, oltre che sui mastodontici impianti di superficie, arrugginiti, immobili da tempo e ormai coperti di ruggine, era forte, e così, dopo aver frugato nel mio inseparabile zaino, il cui contenuto è simile alle tasche di Eta Beta perché pieno di attrezzi buoni per qualsiasi evenienza, ho tirato fuori un paio di torce elettriche a Led molto efficienti che è mia cura tenere sempre cariche: detto fatto, di comune accordo, ci siamo addentrati in quella galleria angusta che sembrava l’ingresso principale della miniera vera e propria.

Dopo il primo disagio fisico per l’improvviso e forte sbalzo iniziale di temperatura che si avvicinava allo zero termico, abbiamo iniziato a percorrere quel budello artificiale sul cui suolo erano ancora posate le rotaie dei carrelli per il trasporto del minerale.

Il percorso era abbastanza privo di grandi pendenze e procedevamo verso l’ignoto con le necessarie cautele evitando pozze d’acqua anche profonde ed ostacoli imprevisti come rottami abbandonati e rocce staccatesi dalle pareti e dal soffitto.

Con l’inizio di una forte pendenza verso il basso, era comparso quel che rimaneva di un lunghissimo nastro trasportatore, anche quel lunghissimo macchinario inchiodato dalla ruggine, e noi continuavamo a procedere con la dovuta prudenza al suo lato.

Il silenzio che ci circondava era affascinante e mentre ci addentravamo sempre di più nel ventre di quella montagna, udivo solo il suono dei nostri passi ed il lieve sciabordio di una lontana sorgente d’acqua sotterranea.

Non so quanto abbiamo camminato nel buio appena rotto dai fari delle torce in cerca di cosa non so nemmeno io, ma la curiosità … sinché non siamo giunti ad un punto in cui l’ambiente si allargava inaspettatamente, si apriva una caverna dal soffitto altissimo sorretto da alcuni pilastri di pietra ricavati dagli scavi dell’uomo e che la sorreggevano come le colonne di una cattedrale.

Uno spettacolo emozionante, peccato che dove la galleria avrebbe dovuto sicuramente riprendere il suo percorso verso il fondo della miniera, si era verificato da tempo un crollo generale, uno spettacolo che incuteva rispetto e ispezionando proprio quel punto ci siamo resi conto di un forte stillicidio d’acqua che negli anni aveva creato una volta piena di piccole stalattiti da cui gocciolava l’acqua su di un pavimento di rocce ormai coperte da un candido manto calcare, luccicante e trasparente come ghiaccio.

A quel punto mi sono accucciato vicino a quel suolo e non so perché ho spento la torcia mentre mio figlio si era leggermente allontanato alla ricerca di qualche altra meraviglia.

Non so quanto tempo è passato, qualche minuto solo forse, poi improvvisamente, nel buio che credevo totale, ho iniziato a scorgere come delle forme, alcuni contorni dell’ambiente in cui mi trovavo.

Una sensazione incredibile, ma ancor di più la totale assenza da parte mia di qualsiasi tensione emotiva, come se mi trovassi al sicuro in una grande casa momentaneamente disabitata.

Una casa serena, forte e serena dove non era mai accaduto nulla di male e mai sarebbe accaduto.

… come il ventre di una madre …

La voce di mio figlio mi fece tornare alla realtà e così, dopo aver scattato alcune foto, iniziammo il cammino del ritorno, in silenzio, nel doveroso rispetto di quel luogo antico (i primi scavi in loco, quelli documentati, risalgono ai tempi degli antichi romani …)

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