Premete tasto CANCELLIERI e … (da Crozza nel Paese delle meraviglie)

9 novembre 2013

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E’ da più di un mese che non affido mezzo pensiero a questo Blog, ma è pur sempre mio e lo gestisco come mi pare, anche sbattendo villanamente la porta quando me ne esco per un po’, magari irritato per motivi tutti miei e magari per parlare nella pausa solo con me stesso a prescindere dal richiamo del numero delle visite che inspiegabilmente, dopo un breve rallentamento, da queste parti hanno ripreso a pieno ritmo.

In questi giorni non si parla d’altro che del “caso Cancellieri” ed ognuno dice la sua, recitando la sua parte di “io so tutto” standosene più o meno ben seduto in cattedra e se mi decido a riaccendere una tantum la tastiera lo faccio a ragion veduta e a proposito proprio di questa storia, ma non certo per esprimere valutazioni etico-moraleggianti o per reclamare le dimissioni della “porporata” cocca del nostro Presidente.

Tutti i vari distinguo, le elucubrazioni sulle motivazioni, sui “perché” e sui “ma” che si ascoltano a questo proposito, dimostrano solo che la maggioranza delle persone è totalmente al di fuori delle logiche che sono l’anima di quella parte di Società che si chiama CASTA, fatta di pochi privilegiati, di possidenti totali e di tutti coloro che possono avere tutto ciò che vogliono perché il loro potere (non solo economico) d’acquisto è inesauribile o quasi, e la nostra sciura mi sembra ben inserita nel contesto.

Per questa fetta di umanità, decisamente molto ristretta, ciò che per l’uomo della strada sarebbe un privilegio da visione per LSD, per queste persone invece rappresenta la normalità, un fatto dovuto e insindacabile, infatti la Ministra, che fa parte della CASTA, è sicuramente in buona fede quando afferma di non aver commesso in coscienza alcun atto degno di riprovazione e tantomeno alcuna ingiustizia accordando preferenze illecite a persone del suo rango.

Che colpa ne ha lei se la liceità, la normalità da lei presunta di certe cose, di certi gesti, gliele hanno passate per giuste e doverose sin da quand’era piccola?

I testi delle conversazioni telefoniche intercettate parlano chiaro.

Ricordate quella canzone di Gaber che recitava alla fine dei ritornelli… “povero Re e povero anche il (suo) Cavallo …” ?

E’ la medesima situazione.

Le separazioni sociali sono nette, cane non mangia cane, Re non mangia Re, alla guerra che ci giochino, ma solo fra di loro, le pedine senza volto.

Certe cose non possono toccare certi eletti.

Ai tempi della mia Prima Liceo (Classico) nel Glorioso Ateneo Alessandro Manzoni di Milano, quell’anno in cui ero stato clamorosamente “bocciato”, per mia sfiga galattica ero stato inserito nel bel mezzo della “Sezione A” frequentata dai più bei rampolli dell’Alta Società milanese, figli di papà con cui io avevo ben poco in comune anche se in verità ogni tanto ci incontravamo alle feste sociali della Società del Giardino, della Patriottica ed Artisti, della Famiglia Meneghina ….

Mi perdonino questi ex-compagni di classe che mi permetterò di ricordare per nome, ma lo faccio non per cattiveria, solo per far vedere che non racconto palle, anzi, lo faccio con una certa nostalgia dei tempi passati.

Max Pomini (acciaierie) i fratelli Zanchi, Angelina ed Egidio, sorella e fratello, mi ricordo che lui durante le lezioni disegnava sempre e solo modelli di mega auto americane, tipo quella con cui, poverino, lo accompagnavano ogni tanto a Scuola (anni ’50) … o la sorella che arrivava in ritardo quando la sua cameriera si imbrogliava nell’allacciarle i tremila bottoncini sul lato B del suo fantastico vestitino da scuola blu, di alta sartoria, tutto plissettato, ma quando poi arrivava in classe in ritardo e si sedeva come nulla fosse al suo posto, si premurava di dare spiegazione adeguata al prof. di turno citando con sufficienza la stupidità della colf ed attribuendole ogni colpa.

E poi Ricky Pasero, Gigi Legori, Bellomi, De Angeli, mio antipaticissimo e perfido compagno di banco …  altri … altre … e anche Jeff Casati, figlio del Prefetto.

Assieme a pochissimi altri, io, rara avis in quel contesto, anche se di buon livello sociale della buona borghesia, pur figlio di un noto Professionista del mondo medico e universitario, poco avevo in comune con le loro abitudini di vita extra large, le loro possibilità anche economiche, il loro modo di comportarsi, di gestire i rapporti interpersonali, di valutare le cose con un metro da principi cadetti del reame a cui ogni cosa è dovuta e lecita …

Ma c’era anche un compagno di cui non ricordo il nome, proveniente da una famiglia veramente povera, però bravissimo negli studi, il più bravo di tutti, veramente un cervello da numero uno, che, grazie a certi suoi “supporti” scolastici sottobanco a favore di molti beati fanciulloni dell’amena compagnia, veniva coccolato, ricercato e portato in palmo di mano con una benevolenza ed uno spirito degno di quello delle sempre sorridenti Dame della San Vincenzo e della Croce Rossa.

Io ero escluso dal loro “giro” perché la mia misera (al loro confronto) provenienza sociale di tipo borghese nulla aveva a che fare col loro livello, ma non ne soffrivo più di tanto anche se in certe occasioni avvertivo il peso di quell’aparteid così accuratamente alimentato e che di questi tempi chiamano Mobbing …

Solo uno di loro, Casati, mi faceva ogni tanto andare a studiare a casa sua e mi ricordo che quando a metà pomeriggio arrivava la tata col vassoio della merenda, c’erano tre tartine imburrate con la mousse di salmone affumicato spalmata sopra, due per il mio compagno … una per me … di più non si poteva se no la madre vigile che controllava la dispensa si arrabbiava per tanto spreco, ma sempre meglio che niente …

Di aneddoti del genere ne potrei raccontare a bizzeffe come quell’unica volta che ero stato stranamente invitato ad andare una domenica al cinema in allegra compagnia con tutto il gruppo: appuntamento per la metà pomeriggio all’esclusivo Bar Pedrini’s in San Babila per la merenda.

Solita tartina col salmone ed un thè e poi a vedere un film in qualche cinema di prima categoria.

Solo che una volta pagata tartina e thè mi erano rimasti in tasca al di fuori di ogni mia previsione solo pochi spiccioli e non mi era rimasto che accusare un fortissimo e diplomatico mal di testa e tornarmene a casa con l’anima di traverso.

Non sono stato mai più invitato a tanta gloria, forse per non mettere a disagio le mie finanze così scarse …

Dal canto loro, i Professori di quel corso, professionisti di prima fila, figure dai nomi allora eccellenti ma tutti, senza eccezione alcuna, anche l’inflessibile Professor Mammone insegnante di Greco o Vegas insegnante di Storia e Filosofia, erano sempre orientati senza mezze misure a trattare una parte della classe (chissà quale) con i guanti di velluto e dentro la mano di ricotta e l’altra parte, di cui facevo parte anch’io, con una severità ed una inflessibilità che mortificavano tanti tentativi di buona volontà nel mostrarsi sempre alunno preparato e attento e faceva capire senza mezzi termini come funziona la vita quando si è ospiti appena sopportati in un certo contesto.

Altro che l’intelligente umiltà di Papa Francesco, nella gag di Crozza, col frigorifero (pagato di tasca sua) sulle spalle, elettrodomestico ingombrante e pesantissimo da consegnare ad una poveretta che alla fine non lo vuole nemmeno perché di un colore sbagliato, fardello che nessuno, proprio nessuno, di nessun livello sociale che si alterna sulla scena, dalla zoccola al porporato, vuole condividere.

Come accade regolarmente al Centro della Caritas per la distribuzione di capi d’abbigliamento, masserizie e anche mobili, nostra sede locale di paese di cui è responsabile mia moglie, in cui anche i più pezzenti che vengono per ricevere gratuitamente ogni cosa sono sempre molto sofistici nell’accettare un qualcosa se prima non l’hanno selezionato loro personalmente e molto attentamente …

E’ la storia di sempre, come quella, anche se poco fedele al fatto storico vero, della famosa nobildonna coronata ai tempi della storica Rivoluzione Francese, che dalle finestre della Reggia di Versailles osservava il popolo affamato in tumulto fuori dai cancelli e che preoccupata grazie alla sua umanità si chiedeva perché non venissero distribuite delle brioches a tutti quei poveretti per sfamarli adeguatamente.

Non viene anche a voi da pensare che chi ha scritto da qualche parte che gli uomini sono tutti uguali e che in questa bella cornice dorata che si chiama Società Civile la Legge è uguale per tutti o era un inguaribile ottimista sognatore o un grosso PIRLA, o quel che sarebbe peggio, un fetente in squallida malafede perché molto ben conscio della realtà e delle sue partizioni TRADIZIONALI?

Per fortuna che ogni tanto c’è qualche esponente del nostro Governo che con le azioni e con le parole ci toglie dall’incertezza … anche se sotto sotto non mi sento proprio così sicuro.

 

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