MALEDETTO (o benedetto …) MAL DISCHIENA …

11 dicembre 2013

bac

Anni fa hanno iniziato a farsi vivi i postumi di un incidente d’auto gravissimo in cui ero stato bersaglio di un’auto in corsa che con una mira incredibile mi aveva centrato mentre attraversavo la strada “sulle strisce” e subito dopo si era data alla fuga procurandomi una serie incredibile di fratture (anche) sulle ossa del bacino.

Traumi che non avevano nemmeno consentito una ingessatura locale: ogni possibilità di soluzione era stata affidata al buon Dio, alla Provvidenza, alla Natura e al Tempo, grande Dottore, non potendosi fare proprio altro, anche perché tra l’altro, nessuno era convinto che ne sarei uscito ancora abile.

Mi avevano tenuto bloccato per mesi su di un’asse di legno su cui ero stato fissato praticamente immobile con delle fasce (lasciamo perdere i disagi soprattutto igienici secondi solo ai dolori che ho provato) sino ad una guarigione decisamente inattesa ma perfetta che però con i prodromi dell’invecchiamento fisico quando ha iniziato a dare i suoi segnali sgraditi con forti dolori emergenti dalle rime di saldatura ossea sulle fratture, mi ha costretto a trovare una soluzione soprattutto non farmacologica che comunque non riusciva ad eliminare temporanee ma sempre più ricorrenti immobilità forzate e notti insonni per le sofferenze.

Dopo essermi inizialmente fatto trattare chiropraticamente nell’unico Centro veramente competente in quanto a trattamenti “manuali” di questo tipo di problematiche, non ne faccio il nome solo perché non sono autorizzato, avevo casualmente scoperto che proprio a due passi da casa mia, “in campagna”, c’era una palestra gestita da un Maestro di Arti Marziali, pure bravissimo manipolatore terapeutico, un tipo molto particolare, direi unico, uno dei pochissimi allievi del famoso Ciroli, Maestro indiscusso in Italia dell’Aikido Iaido Iawara Do, nobile Arte Marziale d’èlite.

Quest’individuo dal carattere molto fumantino, forse secondo nella sua Disciplina sul Tatami solo all’altrettanto famoso e bravo Renato Portesi che col figlio gestisce un Dojo di Categoria difficilmente emulabile in quel di Brescia, aveva personalmente ricevuto in gioventù dal suo Maestro molti più insegnamenti sulla Salute e sulle dinamiche del corpo umano che su quelli relativi alle tecniche più segrete dello Iawara al cui confronto sono veramente pochissime le Discipline in grado di competere anche al livello delle Arti Marziali più temibili a livello mondiale ed utilizzate dai Servizi di Sicurezza più tosti.

Molte sono le persone che lui ha aggiustato con le sue mani ed io speravo che avrebbe dato retta anche a me, ma lui aveva inizialmente ascoltato con molta sufficienza e direi poca pazienza quanto gli avevo esposto sui miei dolori, disturbi, tensioni … ed alla fine aveva sentenziato che non avrebbe fatto nulla per me e che mi potevo accomodare … da un’altra parte.

Forse i miei capelli bianchi gli avevano dato una impressione falsa su quella che era la mia determinazione a trovare una soluzione vera, per difficile che fosse.

Eravamo vicini ai primi di Luglio ed era imminente la chiusura estiva della sua Palestra: io che veramente soffrivo ogni giorno sempre di più senza riuscire a trovare alcun lenimento per i miei problemi che proprio non erano fantasie ma un’angoscia ricorrente e limitante sia fisicamente sia psicologicamente, non ho voluto mollare il colpo e sono riuscito a straare la promessa a mezz’asta che alla ripresa autunnale dei corsi avrebbe riconsiderato la mia situazione.

Sicuramente “qualcuno” aveva pensato che mi sarei dissolto nelle nebbie dell’autunno togliendo il disturbo.

Ma non mi conosceva, io invece, puntuale come Equitalia, al primo di Settembre, con buon anticipo sull’orario di palestra, ero già lì seduto sui gradini del’Istituto in attesa che il Maestro arrivasse, e quando giunse e dovette accettare che non avevo alcuna intenzione di mollare il colpo, mi sentii dire che se proprio volevo che lui mi facesse dei “trattamenti” terapeutici, avrei dovuto iniziare a fare preventivamente per qualche mese, sotto al suo vigile e severo sguardo, una ginnastica “preparatoria”, quella che tutti i suoi allievi eseguivano prima degli allenamenti veri e propri di Arte Marziale, e che di manipolazioni non se ne parlava proprio, almeno per il momento.

O mangiare la minestra, o, come si dice, saltare dalla finestra, ed io, visto che si accendeva un lumino di speranza, accettai pur assediato in cuor mio da tutta una serie di dubbi sulle mie reali capacità fisiche di riuscire a sostenere tanta prova che sapevo molto dura avendo assistito una volta ad una seduta di allenamento preparatorio.

Verso Natale, vista la determinazione con cui mi ero impegnato sputando l’anima e senza mai perdere un colpo, senza perdere un allenamento, io, unico anziano, in mezzo a tanti ragazzini e a qualche giovin fanciulla veramente temibile per le capacità dimostrate, il Maestro mi chiamò da parte e mi disse che se ancora volevo, avrebbe iniziato i trattamenti sulla mia schiena con l’anno nuovo.

Ed io gli risposi: “Quali trattamenti?”

Sì, perché TUTTI I DOLORI ERANO TOTALMENTE SCOMPARSI, non solo, alla soglia dei sessant’anni, era iniziata una nuova primavera per il mio fisico una volta abituato ad una vita molto attiva ma ultimamente condizionato pesantemente dai dolori.

E vi assicuro che quando definisco “attiva” la mia vita quotidiana, anche quella di oggi, sto parlando di fare sforzi di ogni tipo nonostante l’età avanzata, di non aver mai orari o pause tipo penichelle, di coltivare regolarmente attività da “signorino” come ad esempio, fra altre, quella di boscaiolo spaccalegna …

Come ho già avuto modo di dire in altra sede, io, forse ad istinto, non ho mai confidato a questo Maestro le mie precedenti esperienze della nominata Arte Marziale che già conoscevo ed a cui mi ero accostato verso i miei vent’anni coltivandola poi per moltissimi anni in una palestra privata col mio primo Maestro che si chiamava Gian Sinigaglia, un fotografo pubblicitario professionista molto più noto al’estero che in Italia, che aveva vissuto moltissimo in Francia e pure lui, come il grande Ciroli, in gioventù aveva annoverato esperienze in Legione Straniera.

Un tipo schivo, riservatissimo, un uomo di grande Cultura, dal fisico secco come quello di una cavalletta ma incredibilmente forte, due occhi al vetriolo, due mani d’acciaio, mio Maestro inflessibile nella Professione e nella Vita.

Un giorno ero arrivato prima del solito nel suo Studio dove facevo apprendistato professionale, e l’avevo trovato mentre al buio ed in silenzio stava eseguendo a piedi nudi quello che in seguito ho appreso essere un Katà, sul suolo dell’immensa sala posa bianca del suo studio fotografico, situato roprio sotto alla Galleria san Babila di Milano .

Eravamo verso la fine degli anni ’60 e di Arti Marziali ancora non se ne parlava a Milano, se non di Judo e se mai in modo un po’ confuso o di Ju Jitsu per la difesa personale …

Gli espressi tutto il mo stupore e probabilmente lui intuì che non si trattava solo di curiosità ma di un qualcosa a cui la mia mente era già pronta e sicuramente disponibile.

In seguito, quando decise in modo del tutto autonomo di avviarmi alla Disciplina dello Iawara, le sue cure, sono sempre state indirizzate più alla parte psicologica, all’atteggiamento mentale piuttosto che alle tecniche di offesa/difesa pratica vere e proprie … ed io ho coltivato gelosamente questo modus operandi tramutatosi nel corso degli anni, quando ho iniziato una vita autonoma non solo professionalmente veramente tutta mia, forte di una filosofia di vita complementare ben sostenuta dai Pensieri del Tao te King di Lao Tze.

Quel Grande, che mi aveva scelto come unico allievo a cui tramandare la Disciplina, mi ha insegnato alla perfezione i punti critici del corpo umano ed i bioritmi a cui sono legati nelle varie ore del giorno e mi ha fatto ripetere all’infinito pochissime tecniche di difesa /offesa sino a che sono diventate patrimonio mio personale di possibili reazioni naturali ed istintive ma ben pilotabili secondo coscienza e che in ogni momento o situazione mi avrebbero messo in grado di far fronte degnamente a qualsiasi avversario, ma gli insegnamenti essenziali erano e rimanevano indirizzati sempre verso il raggiungimento della totale padronanza della mente sul corpo e l’allenamento a sapersi sempre gestire attivamente e quindi anche apparentemente in modo passivo e conciliante ma vigile e pronto alle reazioni più violente in caso di reale necessità.

Eppure questa nuova esperienza col nuovo Maestro che dopo avermi inizialmente rifiutato, mi aveva in un secondo tempo e di sua unica iniziativa fatto l’onore di chiamarmi tra i suoi allievi Iawaradoka, facendomi addirittura partire dalla cintura verde e non da quella bianca, mi aveva insegnato una cosa nuova: la potenza costruttiva di un modo molto particolare di eseguire una ginnastica fuori dalle righe (soprattutto in senso psicomotorio e quindi molto simile alle tecniche più avanzate dello Yoga) e che non mi risulta  coltivata ed insegnata da nessun Personal Trainer operante nell’universo delle palestre, almeno in Italia.

E mi riferisco anche a palestre gestite da ex allievi di questo Maestro “unico” e secondo me veramente insuperabile in quanto a capacità di far eseguire correttamente ginnastiche terapeutiche, costruttive e ricostruttive di organismi offesi da precedenti traumi, messaggo troppo spesso caduti nel vuoto per una miriade di tristi motivi: il grande Paolo Scalvini, a cui, in questo, vanno tutta la mia ammirazione ed il mio incondizionato rispetto anche se ormai le nostre vie non corrono più parallele.

Perché ho raccontato tutto questo?

Semplice, perché voglio parlarvi di come da quando eseguo trattamenti di vario tipo su schiene VERAMENTE sofferenti, la soluzione incredibilmente ripetitiva con risultati positivi, anche in individui a cui è stato ventilato lo spettro di “ernie al disco” da doversi prima o poi trattare chirurgicamente, è quella di un mix ATTENTISSIMO di chiroterapia, massaggio con digitopressione e movimenti ginnastici molto particolari a corpo libero cadenzati e calibrati sotto l’occhio attentissimo del sottoscritto in veste di trainer/manipolatore.

Mi rendo perfettamente conto che proporsi coscientemente ed onestamente come “trainer” sicuramente efficiente per qualsiasi situazione che richiede non tanto l’esecuzione di qualche movimento di ginnastica da camera …. o da salotto di public relations tipo tante finte palestre del giorno d’oggi, ma correzioni terapeutiche ed affini, richiede una competenza sull’anatomia e sulla fisiologia umana, sulle dinamiche quotidiane dei bioritmi, un occhio attentissimo sulle reattività della persona impegnata, sulle sue reali capacità di auto pilotare psicologicamente il proprio corpo in questo discorso che ben poco ha a che fare con gli insegnamenti di un allenatore di calcio o di un Professore di Ginnastica di Prima Media con tanto di Diploma e tante altre chicche … nonché di una prestanza psicofisica “robusta” quanto serve, allenata costantemente ma gestita con modestia e discrezione.

Quindi, per il vostro bene, spero che chi di voi è afflitto da quel genere di problemi fisici e ne vuole VERAMENTE uscire, possa trovare un terapeuta che come me, che più di altri posso mettere a frutto esperienze maturate nel corso di una attività professionale svolta in ambito medico universitario per decine d’anni, sale operatorie comprese, ha ben “imparato la lezione” e la applica nei modi, con le competenze, la sensibilità tattile e con i criteri di gestione più corretti.

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