CASA DOLCE CASA …

12 gennaio 2014

casa

Gennaio 2014, un altro palazzo che crolla, altre vittime e non a causa di movimenti tellurici, cicloni od altri fenomeni naturali, ma della vigliaccheria, della stupida cattiveria umana, del suo desiderio far danaro in ogni modo possibile, di eludere qualsiasi regola preposta ad un vivere tranquillo in comune solo a vantaggio dei propri esclusivi interessi materiali ed a rischio della incolumità altrui.

Facciamo un salto indietro nel tempo: Primavera, mi sembra di ricordare, del 1982.

Una giornata qualsiasi per molti, ma non per me, per la mia famiglia e per la mia professione.

Milano, Piazza Cantore, con vista sulla Darsena del Naviglio, al di fuori dalla cerchia chic della metropoli ma in uno dei luoghi della vecchia Milano più noti e ricca di un Palazzo fra i più eleganti della fine ‘800 miracolosamente sfuggiti ai bombardamenti dell’Ultima Guerra.

Io, allora fotografo giovane ma già produttore ed elaboratore di fiducia delle immagini pubblicitarie di Clienti ad altissimo livello internazionale, come 3M, Phillips Petroleum International, industrie chimico farmaceutiche come Bracco, Polichem, Inverni della Beffa, Errekappa Bioresearh etc. … ed altri Nazionali come Centro Orafo Italiano, Rizzoli Mailing, etc., non allungo la lista per non annoiarvi, ero appena andato di prima mattina a recuperare l’auto posteggiata dall’altra parte del piazzale per poi andare al lavoro in una nota clinica universitaria di Milano dove mi attendeva il mio quotidiano lavoro di cameraman in qualche sala operatoria, ed appena avviato il motore, come ero abituato a fare, ho volto lo sguardo verso un balcone del primo piano del palazzo nella foto, dove lavoravo ed abitavo con la famiglia, in attesa di vedere come sempre comparire mia moglie e farle “ciao” con la manina.

Eccola apparire puntuale, ma mentre alzava la mano per salutarmi, un immensa nuvola che sembrava di fumo scoppiò uscendo dalla porta finestra alle sue spalle e invase tutta l’area circostante.

Senza nemmeno spegnere il motore, saltai giù dall’auto e mi precipitai verso casa schivando le auto che stavano sopraggiungendo salendo a balzi sino al primo piano dove abitavo.

Mi comparve davanti, sulle scale, sulla porta di casa, mia moglie, mezza sotto choc e bianca di polvere come un fantasma.

Era crollato il tetto della nostra stanza da letto, fortunatamente i bimbi erano già andati a scuola e mia moglie che era sul balcone in quel momento, non si era fatta nemmeno un graffio, ma anche il salone della Sala Posa era sventrato e il soffitto di stucchi decorati penzolava a metà assieme a quello del laboratorio/archivio che parevano essere stati ricoperti da cenere lavica.

Tutto sommato era andata bene, danni alle cose infiniti ma alle persone, zero.

Intanto erano arrivati i Vigili Urbani mettendo in moto una macchina burocratico legale che sarebbe durata mesi, anni.

Ma cos’era successo in realtà?

Facciamo un passo indietro, come in certi film.

Sugli immensi e bellissimi saloni stile Liberty del piano terra del palazzo in cui risiedevo, nell’immediato dopoguerra occupati da un cinema che poi nel tempo aveva chiuso i battenti e lasciato spazio ad una sala esposizione di mobili a sua volta fallita, la Banca Popolare di Milano aveva posto l’occhio e pianificato di realizzare in quel luogo una delle sue filiali più belle.

Detto, fatto.

Con tutti i permessi necessari (o quasi) in mano i lavori erano partiti e già erano iniziate le trivellazioni sotterranee per la realizzazione di un cavò parecchi metri sottoterra.

Il palazzo, costruito secondo gli antichi canoni di un’edilizia d’èlite, aveva i muri, tutti, non solo quelli maestri, spessi oltre 60 cm, fatti più di sassi che di mattoni, ed al primo piano dove abitavo e lavoravo, io che ero riuscito qualche anno prima a farmelo affittare dall’anziana vedova di un famoso pittore, i soffitti dei locali erano altissimi, oltre 4 metri, il vano più piccolo era profondo più di 5 metri, e l’ingresso oltre 11 metri per 4, pensate, in Milano Centro, un appartamento con gli infissi interni intagliati a mano e ed i soffitti di gesso decorati artisticamente da stucchi di pregio.

Prudenza, logica, correttezza e professionalità oltre che senso di responsabilità e rispetto verso il prossimo, avrebbero consigliato chiunque di fare dei sopralluoghi preventivi in loco prima di iniziare i lavori …

Ma si sa, la Banca Popolare di Milano (una dei tanti titolari del famoso “tu non sai chi sono io” …) era superiore a queste inezie, poteva permettersi con il diritto del più forte certe licenze, ed i lavori di trivellazione, oltre a tutti gli altri per il restauro erano iniziati dando di gomito in un modo che aveva ignorato scandalosamente delle responsabilità ben precise, e intanto, a noi, durante la giornata, sembrava di stare in piedi su di un materassino a vibrazione per massaggi.

Poi, come era prevedibile, si erano create nel giro di poco alcune fessurazioni evidenti nei soffitti ed i responsabili dei lavori con molta sufficienza e dopo qualche mio sollecito fatto finalmente a voce grossa vista tanta indifferenza, avevano acconsentito a degnarsi di fare un sopralluogo, rassicurandomi che comunque a lavori finiti mi avrebbero rimesso a posto tutto e che l’appartamento sarebbe diventato più bello di prima perché la longa manus della Banca che era al di sopra di ogni sospetto e non sbagliava mai avrebbe provveduto  a risolvere qualsiasi problema insorto nel frattempo.

Per farla breve, i lavori sospesi per qualche ora erano immediatamente ripartiti senza che nulla cambiasse e sono così continuati sino alla fatidica mattina del disastro.

I Vigili Urbani prontamente intervenuti, col mio consenso avevano immediatamente bloccato i lavori che poi, in attesa di chiarire le responsabilità, erano rimasti fermi per tutto l’anno successivo.

Se queste cose fossero successe ieri e non quasi 40anni fa, anche RAIUno sarebbe arrivata con le sue telecamere … ma forse no … con la Banca Popolare di Milano di mezzo … forse sì però se la Dirigenza del Colosso fosse stata di Destra (ma non lo era).

Finalmente giunti in Tribunale dopo mesi e mesi davanti al Pretore e chiarite le responsabilità della Banca servite solo a far saltare la testa di qualche povero pesce piccolo, uno dei quali, una brava persona usata dai suoi capi come capro espiatorio si angustiò talmente tanto da ammalarsi e morire di tumore nel giro di poco tempo, io avevo “concesso” che i lavori riprendessero a patto che venisse ripristinata in pieno l’abitabilità del mio appartamento e mi venissero liquidati i danni emergenti ed il lucro cessante in più derivati dal fatto che per più di un anno non avevo più potuto svolgere la mia professione nei locali danneggiati oltre al fatto che avevo praticamente perso tutto il mio archivio di negativi (dieci anni di lavoro) rovinatisi in quel bagno di macerie e polvere.

Voi credete che io abbia visto qualche monetina di risarcimento?

Toglietevi di testa qualsiasi fantasia, non sono parente di nessun politico.

Di sicuro qualcosa è stato liquidato alla mia padrona di casa che si è ben guardata dal rifondermi anche una minima parte dei danni subiti e con in tasca quel che le era stato dato (sottobanco) è praticamente scomparsa sino a quando dopo poco tempo, in vece sua, si é fatta viva delle gente su cui non desidero nemmeno entrare in particolari visto di che risma si trattava, che mi ha comunicato con minacce nemmeno troppo velate che loro erano i nuovi padroni di casa e che io dovevo sloggiare al più presto.

Ma i danni che avrei subito non erano terminati perché la Banca Popolare di cui ero correntista mi aveva bloccato d’ufficio e senza nemmeno notificarmelo, qualsiasi forma di credito poiché io avevo “osato” intralciare i suoi piani.

Ma questa è un’altra storia che non racconterò anche se i danni morali e materiali da me ulteriormente subiti sono veramente stati molto pesanti.

Tutto è agli atti, non è un racconto di fantasia.

Ma come dubitarne visto quel che succede ormai quasi ogni giorno in Italia a causa delle scorrettezze di chi è tranquillamente seduto troppo in alto per degnarsi di guardare un po’ più giù?

 

 

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