CUORI DOLCI, CUORI DURI

15 giugno 2014

mem

Mi capita sempre più spesso di fare trattamenti che, a meno non si tratti di cose veramente gravi come certe lussazioni, certe brutte slogature, traumi seri e cose simili, patologie veramente complesse totalmente fuori da quanto so fare e tali da richiedere un intervento medico specializzato, hanno tutti un minimo comun denominatore.

Le terapie alternative o complementari, come preferite, comprese le stesse “manipolazioni” di articolazioni, di muscoli e ossa che apparentemente non hanno coinvolgimenti psicologici, bene, tutte queste funzionano solo se si assegna la giusta attenzione in pari misura a corpo fisico e a quei parametri che potete chiamare come volete, sfera emozionale dell’individuo, la sua storia, i suoi modi e tempi nonché il livello delle capacità di attenuare o rimuovere definitivamente i disturbi dichiarati, il suo stato generale di salute, le inclinazioni caratteriali oltre alle caratteristiche organiche spesso così incredibilmente determinanti in un discorso di interfacciamento col prossimo che non esita mai a giudicare e spesso destabilizza chi dipende psicologicamente da questi giudizi.

Purtroppo non accade raramente che un “corpo” inizi ad accusare “disordini” inizialmente poco avvertiti nella loro pericolosità quando il cervello decide di imbrogliare le cose rifiutandosi di ascoltare i segnali di avvertimento che gli arrivano puntuali dai suoi sensori corporei naturali e magari stacca la spina ignorando volontariamente la realtà.

Anche quando si sarebbe ancora in tempo per prevenire e i problemi che sono già insorti o che possono insorgere di lì a breve premono pericolosamente e fanno capire che o ci si mette velocemente un rimedio che non sia solo il piacevole massaggino che ti fa l’estetista, ottima scusa per dichiarare a se stessi di aver trovato il sistema giusto per rilassarsi a dovere e risolvere tutto, o la falla è destinata a diventare critica.

La spiegazione di questi meccanismi psicosomatici è sempre sotto agli occhi di chiunque abbia un minimo di discernimento a patto che costui abbia voglia di “vedere” oltre che a far finta di guardare, magari subito voltando il capo da un’altra parte con la scusa di avere cose più urgenti e serie a cui badare, di cui preoccuparsi.

Molti si fanno coinvolgere più o meno coscientemente in situazioni di rifiuto con risvolti automatici ad effetto negativo, situazioni mentali o somatiche, convinti in cuor loro che tutto si risolverà da solo e di poter quindi fare a meno di qualsiasi terapia, compreso qualche intervento ben mirato ma non di medicina tradizionale e quindi guardato con sciocca sufficienza, con agnosticismo e prevenzione, o di cui forse hanno paura perché non contemplato fra le proprie sicurezze (?).

Direi che è quasi normale constatare come la gente in genere si volti da un’altra parte e faccia finta di nulla quando iniziano a comparire i primi segnali che qualcosa non va proprio, e che questo comportamento viene mantenuto almeno sino a quando non si può più tornare indietro e poi diventa con molte probabilità estremamente difficile intervenire positivamente.

La base di ogni stress, fisico o psichico che dir si voglia, con le sue immancabili relative conseguenze sul nostro organismo, ha origini molto lontane che riemergono prepotentemente e senza che nessuno ci possa far nulla quando l’individuo con tutte le sue presunzioni di razionalità e competenza inizia a mettersi contro alla sua stessa natura animale e non è più nemmeno capace di fidarsi del proprio istinto corporeo che invece lo consiglia sempre correttamente.

Sì, parlo proprio di natura animale, primordiale, di come la vita del nostro organismo, che ci piaccia o no, è abbondantemente prepianificata tramite il nostro DNA, che segue diligentemente le leggi delle trasmissioni ereditarie del ramo della specie di appartenenza che tengono indissolubilmente legate fra di loro dal punto di vista comportamentale le fila di tutti gli eventi in cui ci troviamo, in cui ci muoviamo, da soli o in compagnia.

Realtà reali da cui è decisamente cretino cercar di sfuggire, messo e non concesso che se ne sia capaci, patrimonio di pochi eletti che hanno speso una vita cercando se stessi e di ancor meno che sono riusciti nell’intento.

La stessa Medicina tradizionale ha iniziato a cercare di andare più a fondo sull’origine di tanti disturbi, che possono finire anche per tramutarsi in serie patologie e sta andando avanti nella sua ricerca molto oltre al vecchio sistema diagnostico che non teneva in conto tanti fattori come certe abitudini negative di chiunque, da quelle alimentari a quelle che riguardano il movimento, la vita quotidiana, gli stress …

Il nostro corpo è stato da sempre considerato una specie di condominio abitato da individui tutti diversi fra di loro e indipendenti l’uno dall’altro, mentre in realtà

si tratta di una complessa colonia di oltre 14.000.000.000 di cellule e ognuna di queste cellule, sia che viviamo con le pezze al culo sia che ci spostiamo solo ben adagiati sul comodo sedile posteriore di una Rolls Royce guidata da un rispettoso chauffeur in divisa, segue fedelmente gli stessi “programmi” biofisiologici in osservanza a quell’Ordine che Madre Natura ha stabilito per consentir loro una esistenza utile all’organismo ospite e già ben prevista in ogni suo più recondito angolo nella sua comunque prevista e limitata sostituibilità in ogni sua funzione.

Consentitemi ora di andare per poche righe sul “tecnico”, cercherò di essere il più breve e chiaro possibile.

Immaginate di avere gli occhi incollati ad un microscopio ad altissimo ingrandimento e di poter isolare una cellula qualsiasi del nostro corpo: vi troverete davanti una specie di cipolla multistrato con al centro un grosso nucleo compatto e pieno zeppo di componenti tutti in sintonia fra di loro.

Questi sottilissimi strati sovrapposti ed intercomunicanti tramite degli orifizi, delle vere porte protette nei confronti di tutto ciò che gli può passare attraverso sia in ingresso che in uscita, costituiscono la “membrana” (plasmatica) la cui funzione primaria è di proteggere la cellula dall’esterno ma anche di confinare all’interno del nucleo le sue sostanze primarie, solo in seconda istanza interviene la funzione di filtro, manipolazione, modifica e distribuzione di quanto può servire a essa stessa ed al nucleo.

Ogni cellula ha un suo ciclo vitale naturale e per vivere, dovendo rinnovarsi in continuazione oltre che garantirsi nutrimento e capacità di svolgere le proprie funzioni, ha bisogno di poter effettuare in continuazione degli “scambi” molecolari con l’ambiente circostante, unica sorgente di tutto ciò che le serve per vivere, alimentarsi e svolgere correttamente il proprio compito biologico.

Non vi annoierò certamente spiegandovi come avvengono questi scambi, a cosa specificamente sono finalizzati e quali mutazioni possono avvenire in questo ambito, parlando di proteine o di fenomeni chimico fisici, ma mi dovette permettere di fare un’osservazione fondamentale: per vivere espletando il proprio ruolo, qualsiasi cellula, pur mantenendo tutte le protezioni di cui è circondata, qualsiasi cellula DEVE intercomunicare, deve interfacciarsi con l’ambiente circostante plasmandolo e venendone plasmata in simbiosi con tutte le altre per continuare il grande gioco della vita.

E dato che noi non siamo altro che un’immensa colonia di queste cellule, quel che proprio dovrebbe fare ogni uomo di buona volontà invece che guardarsi attorno in cagnesco e diffidare l’uno dall’altro ritirandosi nel guscio … e poi finendo come spesso succede per combattersi in duelli all’ultimo sangue, la soluzione più logica è una sola: non isolarsi, condividere, camminare assieme lungo quei percorsi dell’esistenza spesso così difficili e dolorosi perché in certe situazioni nessuna operazione di auto anestesia, ottenuta con qualsiasi forma di auto isolamento, può riportare ai giusti equilibri psicosomatici.

Proprio ieri sera ho assistito ad una riunione di persone che eseguivano una di quelle che potrei definire gradevoli tecniche di gruppo tese alla riappacificazione con sé stessi e con gli altri, un cammino verso aperture ed equilibri che la vita quotidiana spesso ti vieta violentemente, una ricerca discreta, gentile, non invasiva tra persone in pace fra di loro e mosse anche da motivazioni differenti ma tutte disponibili a provare, a costruire serenamente assieme un qualcosa di livello superiore.

Spiegazione complessa ma motivata dal fatto che non voglio scendere in particolari.

Io ero stato invitato in qualità di ospite, di osservatore discreto e come tale mi sono gestito.

Ma i livelli della mia sensibilità diventata sempre più iperattiva nel corso degli anni, mi hanno consentito comunque, mentre osservavo in disparte lo svolgimento della serata, di “leggere” con un bassissimo livello di errore in più di una mente e in più di un “cuore”.

Proprio perché c’è sempre chi pur senza esserne cosciente, trasmette chiaramente il suo luminoso desiderio di trasmettere, di confrontarsi, comunicare, scambiare bioenergie come un libro aperto, ma lo fa anche, sempre senza rendersene conto, chi invece rimane troppo attento a sé stesso e si “appropria” istintivamente a mani piene appena e come può, non certo per cattiveria, di ciò che gli altri gli porgono in dono a livello di Energia pura, ma dal canto suo sempre offrendo solo e con grandi sorrisi, cordialità formale e poco contenuto.

Aprirsi, offrirsi senza attendere mai riscontri è impegnativo, in ogni senso, ma è anche una  scelta di vita che una volta iniziato il grande viaggio non si potrà né dovrà mai recriminare, perché è la nostra Natura primordiale che ce lo chiede e alla fin fine, paga, moralmente di sicuro.

E gli altri?

Quelli che sopra ci fanno le grandi manovre sotterranee e molto egocentriche?

Lasciamoli fare, non spetta noi giudicare e comunque prima o poi qualcosa arriverà anche in quei cuori induriti talvolta inconsapevolmente per un finto senso di autoconservazione e, caschi il mondo, sempre bravissimi a mostrare quel volto sorridente di circostanza da cui, da tempo, ho imparato a rendermi immune.

 

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