POVERO ME …

21 giugno 2014

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       I VERI problemi si verificano solo quando il Mondo e la Società cercano di opprimerci con quel tipo di forza che è in possesso solo di coloro che pensano solo ai propri interessi e detengono il Potere, che può essere politico, militare, legale e nuotano in privilegi e tanto denaro, oltre ad ogni limite inimmaginabile per i poveri pirla come me che pur avendone sicuramente le capacità hanno trascorso la loro esistenza senza rubare per libera e cosciente scelta anche quando le occasioni erano a portata  di mano.

    E purtroppo, questi problemi, quelli veri, non sono mai pochi e possono piovere in continuazione addosso a chiunque.

    Eppure, a guardarsi attorno, spesso sono altri i problemi di cui si lamenta la gente, quelli famosi che in realtà non esistono sino a quando la loro mente non inizia a produrli copiosamente.

    Tutto ciò sta nel desiderio di venire compatiti mentre qualcuno inizia a sgranare il rosario di quella serie infinita di lamentele in cui vengono ingrandite ad arte anche le più piccole contrarietà.

    Certo, ci sono anche situazioni spiacevoli anche se non così gravi, in cui nessuna persona intelligente desidererebbe esser coinvolta, ma si tratta pur sempre di cose che con un minimo di buona volontà, di discrezione e un maggior rispetto nei confronti di chi li ascolta con pazienza potrebbero tranquillamente venire gestite in silenzio per accantonarle nell’angolino dei cattivi mentre ci si dedica a cose più serie, usando quelle forze autonome che tutti possiedono ma così spesso male indirizzano (non contatemela su, se no, se è vero che siete così deboli e che per tranquillizzarvi ci vuole ancora il biberon mentre indossate il doppiopetto o camminate su tacchi da 12 cm., allora andate a farvi ricoverare e togliete il disturbo).

    Invece ci tocca assistere alla continua celebrazione di questi cosiddetti “problemi” in assenza dei quali pare che certi individui non riescano a vivere una vita normale, oppressi come solo loro lo sono da questi pesi.

    E non si tratta nemmeno di masochismo esibizionistico, perché questi begli esemplari, in effetti, godono, vivono sforzandosi solo a mostrarsi afflitti, provati dalla vita e dal destino, immersi in pozzi senza fondo da cui, a detta loro, è impossibile riemergere, oppure, e qui il gioco diventa infame, facendo finta di cercare un rimedio  vero ma trovandone ogni giorno uno diverso e “migliore” da abbandonare però subito anche quello entro le ventiquattro ore.

    Certo, non si sa mai, potrebbe darsi che quel rimedio fosse veramente efficace, e allora … che fare per il prossimo futuro senza nessuno che provi pena della tua situazione ascoltandoti e fornendo soluzioni che tu non hai la minima intenzione di seguire ma che ti servono per sentirti sempre in primo piano, ascoltato, meritevole di aiuto e sostegno?

    A giudicare dal tempo terapeutico impiegato dai vari psichiatri, psicologi ed affini, nell’espletamento della loro attività professionale, la gravità dei mali che gli vengono denunciati a ruota libera dai pazienti e che loro ascoltano in saggio silenzio senza muovere un dito e tantomeno la lingua, è direttamente proporzionale alla quantità di denaro che il “povero malato” può spendere.

    E quello parla, parla, parla ma parla sempre e solo a se stesso e solo raramente lo fa per ottenere un’analisi razionale che lo aiuti ad affrancarsi da quel suo status diventato sistema di vita, condizione di sopravvivenza di cui è perdutamente innamorato.

    E poi, come diceva un saggio … “… i poveri non soffrono molti problemi (quelli dell’anima, ndr) solo i ricchi soffrono, solo loro se lo possono permettere, e così possono divertirsi giocando ad avere solo loro, grandi, grandi problemi.

    Un povero, non può spendere, quindi non può divertirsi con questo gioco!…

  • A bene osservarli, certi problemi proprio non esistono.

    Li creiamo noi perché siamo incapaci di vivere senza problemi!

    E ciò che li rende ancora più ridicoli e degni al massimo di una distaccata e penosa compassione nei confronti della mente che li genera (e che non cerca certo questo perché allora la cosa diventa degradante) è che sono quasi sempre commensurati con la statura umana molto bassa di chi li denuncia … come diceva quella pubblicità: grande parete, grande pennello.

    Ma se la parete è così piccola, se l’omino o la donnetta che si agitano tanto sono così piccini …?

    Avere un problema e recitarne il ritornello dà un tono, fa credere a noi e a chi ci osserva che “siamo impegnati” seriamente in qualcosa (o almeno lo crediamo).

    E’ questa l’unica condizione per star bene con noi stessi perché se non c’è alcun problema da sventolare come una medaglia al merito, si rimane soli, vuoti: e allora che fare se tutti i problemi svaniscono come neve al sole quando uno ci dimostra, anche con dolcezza, che sarebbe ora di “crescere?

    In effetti per chi non ha ancora avuto questo coraggio, i problemi sono un modo per rimanere (o sembrare) sempre trendy, impegnati nella sfortuna e quindi degni della massima ammirazione e comprensione, e già che ci siamo anche meritevoli di incondizionata compassione, quindi un modus operandi che è anche una scelta ben precisa ed egoistica per auto convincersi che abbiamo trovato uno spazio libero e tutto nostro da gestire a nostro piacere, anche se così facendo si corre il rischio di calpestare qualcun altro che magari ci è pure vicino e ci vuole bene, convinti così di aver trovato il sistema per rimanere in pista in questo mondo ostile in cui solo noi siamo importanti e già che ci siamo per sperare, desiderare, sognare liberamente tutto ciò che vogliamo.

    Sì, soprattutto sognare.

    SVEGLIA gente, la campanella è suonata, la ricreazione è finita …

     

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