IGIENE MENTALE … sempre più difficile (seconda parte)

4 luglio 2014

svm2Quando nel lontano 1950, grande appena come un soldo di cacio, avevo trovato il coraggio tutto da solo, senza alcuna esperienza in merito, per rotolare a capofitto lungo quello scivolo, non l’avevo certo fatto né con la testa fra le nuvole, né accecato dal terrore di potermi far male, né perché costretto con la forza da altri, ma solo perché lo avevo voluto io e in quel poco tempo che avevo avuto a mia disposizione per decidere il da farsi, avevo pensato alla miglior soluzione da adottare in quella situazione, riuscendo poi infatti ad uscirne vittorioso e senza danni fisici.

Ero piccolino ma già capivo che se volevo raggiungere il risultato che mi ero prefisso e senza danni fisici di cui poi avrei dovuto rendere conto ai miei, dovevo gestirmi riducendo il rischio al minimo e per far questo sapevo in cuor mio che non dovevo farmi condizionare da nessuna esitazione o preoccupazione, in fin dei conti non stavo facendo nulla di male… e allora giù, con coraggio, a rotta di collo, davanti agli occhi stupiti di chi non mi pensava capace di tanto osare, gliela avrei fatta vedere io ai quei piccoli montanari zotici di cos’ero capace … cosa vi aspettavate di diverso da uno nato sotto al segno del Cancro?

Certo non sapevo che quel rischio che avevo deciso di affrontare, e che per me in quel momento era la cosa più importante, avrebbe scritto in modo indelebile nel mio cervello che se tutto fosse andato bene, quel rotolare via col mio corpo e con la mente da una situazione che poteva esser pericolosa sarebbe poi diventata in futuro una forma comportamentale istintiva anche in quei particolari gestuali che mi consentivano di non subire danni fisici.

Veri e propri crediti diventati parte di quel patrimonio neuronale sommerso che inconsapevolmente tutti possediamo, e di cui tutti ci serviamo automaticamente soprattutto nei momenti in cui non c’è tempo per fare troppi ragionamenti.

Diciamo che io … ancor piccolo ed inesperto ma fatto forte dalla situazione oltre che dall’incoscienza tipica dell’età, avevo avuto modo di tracciare in profondità nel mio animo le “istruzioni” indelebili, subito poi dimostratesi valide, per risolvere un’esperienza difficile, una soluzione subito tracciata in un “territorio vergine” del mio cervello che l’aveva immediatamente indirizzata nel contenitore dei dati positivi, e resa sicuramente disponibile per una futura esigenza che avesse richiesto un comportamento simile da poter attivare senza tutte le solite moratorie del nostro cervello quando si mette a ragionare.

Come ad esempio quando, andando in moto, dovevo “mollare il manubrio” e volar via per salvare la pelle, per difendermi da situazioni di pericolo create da chi sta al volante di un automezzo pensando ai cavoli suoi invece che alla strada, da chi guida col telefonino attaccato ad un cervello per metà spento, da chi è in perenne gara di velocità con se stesso e con chi lo precede, da chi pensa di essere il padrone assoluto e indiscusso della via, etc.

Un processo istintivo al 100%, per nulla ragionato e così sono riuscito ad uscire SEMPRE da non ricordo più nemmeno quanti voli con danni fisici nulli.

La nostra mente di mammiferi evoluti, soprattutto negli individui di cultura superiore ma anche di quegli ignoranti ben autocoltivati che vivono esclusivamente delle proprie presunzioni consce ed inconsce, è sempre più ammalata di un male inguaribile, della convinzione che qualsiasi nostro “atto” per avere risvolti positivi debba scaturire dalla presunzione di dover (e saper) riuscire a comprendere ogni cosa SOLO con l’attività raziocinante del nostro cervello.

Come se, con tutti i nostri riflessi ben svegli, per schivare una sberla in arrivo dovessimo prima pensare se scostarci a destra o sinistra, avanti o indietro …

Moltissime nostre reazioni non sono figlie di ragionamenti, non sono nemmeno nipoti di recenti memorie, si tratta del frutto degli attimi creativi del nostro istinto che lavorando con un patrimonio di dati preprogrammati ci fa da angelo custode sempre in attività e in possesso di una visione veramente globale di quel che ci può servire.

Sempre che l’educazione che abbiamo ricevuto sin dai primi giorni di vita abbia fatto bene da filtro nei confronti di tutto ciò che si può o che NON si può, che si deve o NON si deve fare, perché anche al cane più docile è consigliabile in certi casi mettere la museruola.

Anche se l’istinto ci spinge talvolta verso l’apparentemente impossibile.

In effetti la parte del nostro cervello che ci consente di esser “razionali”, di fare analisi, astrazioni, ragionamenti, di limitare certi pulsioni dei nostri istinti … è un dono, è il fantastico frutto dell’evoluzione avvenuta attraverso i millenni nel nostro organismo, ma alla base, anche se sommerso al centro del nostro cranio, esiste sempre un centro primario antichissimo ed efficientissimo di comando e di gestione istintuale del nostro corpo, praticamente un cervello primario da rettile, una zona della materia grigia che conserviamo da sempre molto ben protetta al suo interno nella teca cranica, in grado di proteggerci e di farci svolgere ogni tipo di funzione vitale, essenziale, primaria, preprogrammata, di valenza assoluta o relativa ma in sintonia con un’altra dimensione rispetto a quanto ci può suggerire con molto minor efficienza qualsiasi saggia valutazione razionale estemporanea che soprattutto richiede tempo e spesso il tempo “manca”.

Ma anche dei salti di fantasia incredibili …

Una cassaforte di informazioni legate ad interruttori automatici che viene programmata (da noi ma anche da altri, e non sempre correttamente) nei primissimi anni di vita e che apparentemente col passare degli anni non accetta poi più (apparentemente) nessun input dall’esterno.

Per inciso, solo le negatività della vita paiono TUTTE aver effetto sulle reazioni istintuali degli adulti.

Ma guai comunque a chi non è capace di ascoltare la vocina sommersa ma sempre presente del proprio istinto, e guai soprattutto a chi, una volta diventato adulto e si presume maturo, lo lascia libero come un cane sciolto pronto ad abbaiare alla luna, perché l’istinto, volendo è anche un’arma terribile che non tutti sano usare correttamente.

Andare d’accordo con il proprio Istinto, è per chiunque una questione di crescita, di equilibri cercati, raggiungibili e raggiunti anche a fatica ma al di fuori di qualsiasi ansia da prestazione, quel maledetto fenomeno figlio del benessere (o presunto tale) che avvelena quotidianamente la vita di molti e di chi gli sta accanto.

Impegnandosi in modo corretto, anche col supporto di validi aiuti, l’istinto, quando serve, può venire educato e rieducato anche in età adulta, anche se non ci credete, ridonandogli quel ruolo che così spesso funziona da salvavita e che invece viene compresso e compromesso da quelle che noi amiamo definire “le nostre capacità razionali” e introspettive di animali superiori.

Esistono molteplici (ma non troppi) metodi “scientifici” collaudati e all’avanguardia, che si servono di Tecnologia e Scienza lavorando sulle lunghezze d’onda “teta” che “sono di casa” nel nostro cervello per convogliare artificialmente in esso input ben controllati e “tagliati su misura” con i giusti strumenti offerti dal Progresso tecnologico che possono ottenere il risultato di riuscire a riprogrammare in parte quella sezione di materia grigia primaria sempre disponibile ad imparare anche se con qualche difficoltà, in tempi relativamente brevi e con risultati sicuramente positivi nell’immediato.

Ma io vedo questo come un condizionamento pilotato, un qualcosa di artificiale che si pasce delle nostre debolezze mentali e sono convinto che come in ogni altra cosa che ha a che fare con l’essere umano, una volta che l’uomo esce dalla fanciullezza e non è più in grado di gestire la propria mente come un libro bianco su cui si può scrivere di tutto, e diventa adulto e quindi si trova carico di dubbi, di regole, di vere e proprie saracinesche mentali, certi risultati per essere ottenuti veramente in profondità, indelebile e sicuro, per poi fornire sempre in sicurezza i risultati desiderati, necessitano di processi molto più naturali, di minori forzature e di fare come le pere che cadono a terra dal proprio albero e mai lontane dalle sue radici solo quando sono mature, e rimanendo sino a quel momento ben attaccate al ramo su cui sono nate e cresciute sotto ai raggi del SOLE.

Solo poi, ma questo è solo il mio pensiero, i veri traguardi raggiunti con questi criteri saranno veramente disponibili sempre ij modo istantaneo come tutti i componenti di un file scritto su di un hard disk, simultaneamente sempre pronti tutti in contemporanea a disposizione di una “testina di lettura” per quando servirà e non saranno più come maschere di carnevale da cui può essere anche impossibile, volendolo, liberarsi.

Ci vogliono pazienza, applicazione, onestà intellettuale e determinazione ma soprattutto tutto DEVE avvenire in tempi non brevi e attraverso esperienze ripetute in loupe sino a renderne automatica l’esecuzione e senza nulla togliere alle capacità moderatrici della nostra anima razionale che una volta tanto può rimanere spettatrice e capire che è meglio così proprio attraverso a tutte le analisi di cui è capace.

Buon compito!

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