CRISTALLI, che passione!

26 luglio 2014

cris

Io raccolgo cristalli e minerali vari da anni, l’ho già raccontato tempo addietro, ma non mi ricordo se ho confessato di andarmeli anche a cercare personalmente in luoghi dove buon senso e regolamenti proprio non lo consiglierebbero, tipo miniere abbandonate (vietatissimo, lo so, c’è chi fuma tabacco nonostante quel che trova scritto sui pacchetti di sigarette, e c’è chi si infila sottoterra in qualche cunicolo abbandonato …).

Non possiedo nulla di particolarmente prezioso, ma una discreta collezione di “sassi colorati” che potrebbero fare invidia a molti appassionati del settore.

Per anni ho considerato solo con rispetto agnostico tutta la letteratura sulla cristalloterapia in quanto quello sui cristalli ed affini era per me solo un interesse di tipo estetico e anche se mi sentivo attirato da questi prodotti della natura per i colori e le forme talvolta incredibili, affascinanti, non avevo mai dedicato più di tanto la mia attenzione alle loro caratteristiche naturali intrinseche, cioè all’innegabile energia spesso concentrata che potevano contenere e che per definire “reale” non c’è bisogno di parlare delle emissioni dei materiali radioattivi.

Questo sino al giorno in cui, mi trovavo in quel di Piazzola sul Brenta in provincia di Padova, capitato casualmente nel più grande mercato di modernariato, antiquarito etc. del Nord Italia, davanti ad un banco vendita di minerali.

Mi ricordo come fosse ora di esser stato attratto in modo esagerato e pari solo a quello da me provato anni fa davanti ad un fossile di Strombus gigante, una grossa conchiglia proveniente dalle sabbie del deserto indiano di Ladakh, attratto dicevo da un geode di Ametista, ancora integro, del diametro di una spanna, poco meno di una antica palla di cannone in pietra, ed ho iniziato a rigirarmelo tra le mani sotto allo sguardo prima incuriosito, poi veramente interessato del titolare di quel “banchetto”.

Dopo qualche minuto in cui non cessavo di rigirarmelo tra le mani, il signore in questione, che già sapeva la risposta, ne sono sicuro, mi ha chiesto con molta discrezione il perché di tanta mia attenzione su quell’oggetto, anche se per lui era solo una conferma che le mie mani sentissero l’energia proveniente da quella pietra sferica paragonabile a quella di due calamite che si affrontavano a le polarità uguali … il seguito della storiella non importa.

Da quel momento però iniziai, tutte le volte che trovavo un cristallo, a prestare maggiore attenzione ai segnali che le mie mani percepivano, talvolta molti deboli, altre prepotenti.

Ametisti (come il “campione” per dimensioni) sotto al titolo, smeraldi nativi, fluoriti, granati, lapislazzuli, turchesi, ma anche normalissimi (o meno) cristalli di quarzo, giade, corniole, agate, tormaline nere e colorate… e tanti altri miracoli della Natura.

Non ho ancora imparato a riconoscere le abbastanza riconosciute qualità terapeutiche dei cristalli in genere e se devo essere sincero questo è un lato della questione che mi interessa solo marginalmente, ciò che invece mi colpisce di loro, a parte la bellezza intrinseca, è la potenza dell’energia che è vi stata racchiusa quando si sono formati e che è rimasta imprigionata in misura compressa, e che io riesco ad avvertire, anche se non sempre, come quando passo le mani vicino ad un corpo “vivo” per una terapia.

Perché questo Post?

Così tanto per raccontare qualcosa in questo giorno piovoso e grigio che fa tanto piacere solo al mio orto, anche se chiaramente sono ancora sotto all’influsso di quel che ho visto pochi giorni fa ad una Mostra di Minerali in quel di Edolo, Valcamonica: una serie di cristalli di fluorite provenienti dalle miniere abbandonate di Zogno, nella Bergamasca, che brillavano talmente sotto alla luce che li attraversava modulando trasparenze violacee incredibili, da sembrare che si stessero muovendo sul banco su cui erano appoggiati in mostra …

Nulla a che vedere con la vetrine dei negozi che mostrano quei saldi per cui tanti si affannano a correre nonostante la crisi.

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