ANNO 1963

4 agosto 2014

amar

Avevo da poco raggiunto la maggiore età che a quei tempi la si conquistava a 21anni, fumavo tabacco come un pirla ed ero più irrequieto di un animale in gabbia.

L’Università non stava al centro dei miei pensieri, prima iscritto al Politecnico di Milano ad Ingegneria Chimica, poi, dopo un biennio disastroso, in Bocconi, maledizione a quando avevo preso quella decisione, perché da bravo figlio di papà dalla vita molto facile, gli studi, per me, non rappresentavano ancora né un’urgenza immediata né un argomento di grossa attrattiva, la vita mi offriva ben altro e divertirmi e far fesserie pilotate sembrava rappresentare per me l’unica attrattiva degna di esser vissuta in prima persona.

Oggi queste parole possono suonare come bestemmie, ma erano altri tempi, il benessere generale era reale e quel che ci si poteva concedere a vari livelli sociali era sicuramente incorniciato da una maggiore tolleranza in attesa di quando uno si sarebbe deciso a crescere non solo di corpo ma anche di testa, i Governi aguzzini che si sono poi succeduti non erano ancora in mente di Dio.

Nemmeno più l’aria di Ferrara, mia città natale, riusciva a soddisfare le mie irrequietezze anche perché ormai di casini ne avevo combinati a sufficienza da quelle parti, e la “Ferrara bene” ormai, soprattutto i maschietti, mi puntavano a dito, mi sorridevano ma se potevano mi evitavano, troppo ne avevo combinate facendogli i riccioli che si meritavano a quell’aria sempre più insopportabile, per me, di noblesse oblige di provincia.

Infatti me ne ero tornato in famiglia a Milano per iniziare subito una nuova stagione di giringiro.

E di giringiro ne ho fatti veramente tanti, andando a finire persino in Africa, da solo, altri tempi, si poteva farlo senza correre troppi rischi.

I miei ormai non riuscivano più nemmeno a disperarsi: … dov’è Bruno? … sta studiando Inglese ad Oxford, al Christ Church College … no, non è più là adesso, credo sia dalle parti di Casablanca, o forse no, é a Sines sotto Lisbona … no, le ultime notizie arrivavano da San Sebastian in Spagna, appena fuori dai Pirenei al confine con la Francia … no, di sicuro è dalle parti di Ostenda dove c’è quel suo amico che ha una flottiglia di pescherecci, gli piace così tanto andare a pesca … no, guarda che ti sbagli, quello lì che dici ha sì i pescherecci ma è di San Benedetto del Tronto e i pescherecci per la pesca dei gamberi rossi li manda in Nuova Guinea e a Bruno piacciono tanto i gamberi, soprattutto a vederli pescare … vi sbagliate tutti, di sicuro aveva detto che andava prima a vedere le Piramidi, poi passava in Libano e di lì in Palestina, in Siria …

Poi come parac… ero diventato molto bravo, di signore in cerca di compagnia per fare turismo divertente esiste da sempre una folta schiera e così anche senza far nulla di male, di … zozzo, almeno quasi sempre, di denaro per andare in giro come una trottola non ne avevo proprio bisogno, mi bastava il mio, oppure mi trovavo qualche lavoro e reintegravo le finanze mentre intanto mi divertivo spensieratamente.

Come quella volta a Marrachech dove avevo fatto amicizia con una guida locale dell’Hotel Mamounia che, visto come a furia di prendere la tintarella la mia pelle era diventata più nera della sua, mi aveva cooptato come supporto per far fare il giro turistico della medina locale, che ormai conoscevo meglio delle viuzze del centro di Milano, e i clienti erano turisti di varie nazionalità a cui il tipo raccontava, con una fantasia degna di un napoletano verace, di avermi conosciuto quando entrambi avevamo lavorato come comparse per il film Lawrence di Arabia con Peter O’Toole … e gli credevano pure al punto che qualcuno mi aveva anche chiesto l’autografo.

Capite che quando poi tornavo a casa tra le nebbie di Ferrara o di Milano, che allora nebbia era, non smog, dopo qualche piccolo periodo di relativa calma iniziavo a scalpitare e pigliavo il volo un’altra volta.

La mia grossa fortuna in tutto questo agitarmi è stata quella di non aver più amato mai nessuna donna dopo la prima triste esperienza con una compagna del ginnasio, un’affascinante ragazza svizzera, Marie Claire, dal cuore di ghiaccio che mi faceva girare come un birillo.

Le seconda volta, a distanza di un paio d’anni mi ero legato sentimentalmente in modo veramente perduto nell’anno della Maturità Classica conseguita proprio a Ferrara nello Stesso Istituto dove poi avrebbe studiato e vissuto i casini suoi un certo … Sgarbi …, la seconda e ultima volta (sino a quando ho conosciuto mia moglie che è riuscita a cambiarmi … non del tutto …  vita e abitudini, e con la quale siamo giunti sempre innamorati l’uno dell’altra quasi al 45° anniversario di matrimonio) per la seconda volta dicevo avevo aperto il cuore ad una indigena locale bella a dir poco, pulzella di famiglia nobildecaduta ma pur sempre inserita nella vita della crème cittadina in cui io sguazzavo alla grande, e che, confesso, dopo poco più di un anno di frequentazione mi ha spezzato il cuore lasciandomi perché secondo sua madre (che aveva perfettamente ragione) non ero un tipo affidabile (cioè manovrabile …).

Dopo simili fortune dall’alto potere anestetico, disintossicante e preventivo, come raccontavo tempo fa a mia moglie, l’unica mia preoccupazione era diventata quella di risolvere ogni cosa secondo la filosofia del chiappa e fuggi e di recriminazioni proprio non ne ho, anche perché non c’è nulla di più divertente del far credere ad altri che sei fatto in un modo e poi lasciarli a bocca aperta con la mandibola che pende.

Una volta, a migliaia di chilometri da qui, mi trovavo sul bordo di una piscina in compagnia di gente piemontese per cui stavo facendo da guida dall’altra parte del Mediterraneo, ed il capofamiglia del gruppo era uno di quei tipi so tutto io e gli altri cacca, che ormai avviati verso gli sgoccioli di quella settimana di ferie dall’atmosfera falsa e cortese, non riuscivo più a sopportare.

Eravamo tutti sdraiati a prendere quell’ultimo sole quando ebbi l’illuminazione liberatoria: lungo i bordi della piscina correvano ben allineate delle giovani piante di ippocastano, se proprio volete sapere dove mi trovavo, ero ad Ifrane, vicino ad Azrou nota stazione turistica all’interno del Marocco dove d’Inverno si va anche per sciare.

Era la stagione in cui si stavano formando sui rami quelle bellissime “noci matte” che da piccolo mi piaceva tanto raccogliere e mettere da parte come si trattasse di un piccolo tesoro, la mia nonna paterna infatti, quando ero piccolino, per prendermi in giro mi aveva raccontato che servivano a tener lontano il raffreddore ed aveva convinto persino il suo confessore personale a tenerne una che lei di nascosto gli aveva infilato nella tasca della tunica.

Ma torniamo alla piscina …

Mi alzai in silenzio e mi misi a cercare una bella castagna ancora integra nel suo guscio spinoso e quando la trovai mi avvicinai senza far rumore al rompiballe capo della compagnia.

Mi chinai su di lui e gli appoggiai delicatamente la castagna sulla sua pancia lardosa che in fase di pennichella si alzava ed abbassava ritmicamente seguendo il ritmo del respiro.

Sicuramente pensando che si trattasse di un grosso insetto che gli stava disturbando il sonno, il tipo, senza nemmeno aprire gli occhi alzò una mano per aria e si diede una gran pacca sulla pancia riuscendo a piantarsi le spine sia sulla stessa pancia sia sul palmo della mano.

Un vero casino, un salto per aria e poi in acqua, urla, parolacce e poi l’inizio di una rincorsa per pigliarmi a calci in culo, che mi vedeva nel ruolo di inseguito con le gambe in spalla attorno alla piscina da cui riuscii poi ad allontanarmi miracolosamente indenne anche perché di fiato ne avevo più io.

Non vi dico i musi sino al momento della partenza, nessuno pensava che avessi voluto fare solo uno scherzo (come in realtà era) e per fortuna che mi avevano pagato in anticipo i miei “servigi”.

A distanza di anni, casualmente sono stato invitato nell’Alessandrino alla festa di compleanno di un certo ingegnere che ufficialmente non conoscevo se non per interposta persona e che scoprii, quando lo incontrai personalmente, essere proprio quel tipo della castagna.

Qualche momento di imbarazzo da parte sua, io non riuscivo a rimanere serio, e poi come se nulla fudesse, i soliti convenevoli di rito tra persone civili e un pò ipocrite.

La tentazione era forte, in auto avevo dimenticato giorni addietro il pacchetto confezione di una bomboniera … corsi a recuperarlo e mentre tornavo in quella bellissima villa circondata da un parco ricco di bellissimi alberi tra cui troneggiava un castagno secolare che avevo subito adocchiato, raccolsi un riccio e lo misi in quella confezione dopo aver sbattuto via la bomboniera.

E raggiunto l’ineffabile ingegnere “casualmente” gliela misi in mano … con tanti auguri …

Lui aprì incuriosito il pacchettino e dopo un tempo che mi sembrò infinito, scoppiò in una risata e davanti ai presenti curiosi come scimmie ma che non potevano capire nulla, mi disse sghignazzando apertamente: … ma questa è una castagna vera, lei è proprio incorreggibile …

Incredibile, anche gli ingegneri sanno esser spiritosi.

Fuori piove cacca, ma non vi crucciate e sorridete, io oggi ce l’ho messa tutta per strapparvi un sorriso alla Pierino la peste come mi chiama la mia amica Ester e potrei continuare a raccontarvene per una giornata intera, ma basta così.

Fuori piove cacca e sempre di più, ma non potrà durare così all’infinito, basta che Equitalia non abbia fatto far cambiali anche alla legge dello Yin e dello Yang per pagare il solito profumato stipendio a qualche suo dirigente.

 

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Una Risposta to “ANNO 1963”

  1. Grassi Lia Says:

    A questo punto vorrei che scrivessi la tua biografia, sarebbe un libro affascinante e istruttivo..mai banale..


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