STORIA DI UNA PIETRA (chiamala pietra!)

1 settembre 2014

mine

Ieri, a Milano, era una bella giornata, solo in serata sono arrivati i temporali.

Quinta Domenica del mese, appuntamento “obbligato” al “Mercatino” di San Donato.

Come sempre, anche se era ancora Agosto, c’era un grande affollamento di bancarelle e di persone che si aggiravano alla ricerca di tutto e di più o anche solo per guardare.

Mentre mia moglie curiosava tra ceramiche, vetri ed altre curiosità “culturali” di tipo antiquario, tutta la mia attenzione era rivolta alla ricerca di possibili espositori di Minerali e Cristalli.

Ma anche a causa del fatto che non tutti erano rientrati, di pietre esposte interessanti ne avevo trovate pochissime, poca Agata viola decisamente affascinante, un pezzo di Quarzo rosa infilato non si sa come e perché tra scatolette di interruttori elettrici in occasione, e mezzo Geode, piccolo, di Celestina tunisina appoggiato su di uno dei tanti tappeti esposti da un nordafricano che parlava in bresciano.

A dir la verità c’era anche un interessantissimo vaso semiovoidale di Fluorite verde chiaro il cui venditore molto ignorante descriveva come di vetro soffiato antico.

Lo avrei anche comperato subito, io sono un appassionato di reperti di fluorite, quella poi era decisamente una rarità oltre che una curiosità, ma il prezzo richiesto era comunque eccessivo anche se l’oggetto valeva molto di più.

Speravo tanto che fosse tornato dal suo paese un afganistano che di solito ha in vendita dei bellissimi frammenti di Lapislazzuli greggio, grossi cristalli di Berillio e piccole e medie masse di Turchese.

Invece nulla, stavo per mettermi a cercare mia moglie ormai persa di vista tra le tante corsie del mercatino quando incredibilmente mi sono sentito attirato da un banco che esponeva tanta di quella pattumiera, pentole, giocattoli, ferri vecchi, oggetti kitsch, vasi di terracotta volgare etc. che proprio non capivo io stesso per quale motivo mi fossi fermato a curiosare in quel tananai.

Una volta appurato che proprio non c’era nulla che mi poteva interessare tra quanto era esposto, ho chiesto alla espositrice di tanto “ben di Dio” (al contrario) se per caso non aveva da qualche parte da farmi vedere qualcosa di strano, magari, chessoio, un minerale, una pietra strana …

La lenza era stata gettata, e a quel punto alla donna si è illuminato il volto e mi ha detto che in effetti in uno scatolone di cartone lì di dietro da qualche parte avrebbe dovuto esserci un mezzo Geode che aveva da poco ritirato svuotando una cantina.

Le mie antenne si sono improvvisamente drizzate del tutto, sapevo che se il mio istinto mi aveva avvertito con segnali così forti non sarei certo rimasto deluso.

Intanto la donna cercava l’oggetto del mio desiderio tra la robaccia ancora imballata con fogli di giornale in quegli scatoloni, sinché eccolo spuntare alla luce sotto i miei occhi veramente esterrefatti.

Mezzo Geode di Ametista di più di dieci Kg. di peso (per correttezza devo dire che per comodità la foto iniziale l’ho presa in prestito su Internet)  con i bordi fortunatamente non fresati e lucidati come quelli che si trovano normalmente in commercio, un trionfo di riflessi e di colori violacei che sotto ai raggi del sole caldo di mezzogiorno mi si insinuavano nel cervello attraverso agli occhi.

Quando finalmente ho potuto tenerlo fra le mani e ne ho infilato una all’interno del geode, non vi dico la sensazione ricevuta.

Tanto, chi non “sente” questi “messaggi” non può capire.

Fermiamoci quindi alla bellezza intrinseca dell’oggetto: doveva esser mio … e da lì è iniziata una lunga trattativa in cui ho impegnato ogni mia capacità di “marocchinaggio” ed ogni paraculeria possibile … poco mancava che iniziassi a fare delle avances galanti (ne sarebbe valsa comunque la pena …).

Non vi dico quanto sono riuscito a sottopagarlo, ma ora è mio ed in questo momento si trova proprio di fianco al Mac mentre sto scrivendo.

Credo proprio che sarà per molto tempo uno degli amori prediletti del mio harem personale di pietre luccicanti e lontano da occhi indiscreti.

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