PICCOLE IPOCRISIE E PAURE MAI CONFESSATE

3 novembre 2014

rapDa che mondo è mondo, un uomo e una donna, quando per un qualsiasi motivo stanno per PARECCHIO tempo a stretto contatto l’uno con l’altra, anche solo formalmente, nulla di intimo, anche se il contatto è di lavoro, o solo psicologico (e occhio ai casini che succedono su Internet eliminando imprudentemente su certi Social Network le normali distanze sociali) o quando si tratti di frequentazione reciproca magari dovuta ad una comunità di interessi magari culturali e così via, nasce un meccanismo del tutto automatico che può avere due risvolti.

O un netto rifiuto al contatto con conseguente allontanamento fisico reciproco o peggio ancora mentale (e nulla più ma solo per salvare le “forme”) con tutto quanto ne consegue quando proprio non si riesce a sopportarsi a vicenda, oppure, seconda possibilità, si vede crescere un legame fatto di complicità, di mutua, muta ed automatica intesa, direi di quasi tacita e complice connivenza, che immancabilmente portano ad una abitudine alla frequentazione reciproca che talvolta assume un vero e proprio carattere che se non è di dipendenza, sicuramente crea dei legami bene alimentati al di fuori di ogni prurito galeotto, nel pieno possesso della propria volontà e delle proprie capacità di scelta.

In realtà esiste una terza possibilità: quella dell’indifferenza più totale e assoluta, ma … occhio che si tratti proprio di indifferenza, credo che si potrebbe aprire un discorso in merito moooolto interessante su di una eventualità così rara e improbabile.

Tutte cose comunque che ancora nulla hanno ancora a che fare con risvolti sulla sfera sessuale, ma sicuramente aprono nell’animo brecce consistenti dal punto di vista affettivo, spingono alla reciproca frequentazione “pulita” sentita come reale necessità al di fuori dai ritmi e dalle logiche della vita più privata, anche di quella derivante dai legami familiari che rimangono una realtà a sé stante ed assolutamente parallela manco si trattasse di un’altra dimensione.

Ed in questo, perdonatemi, ma tutti, maschi e femmine, quando coinvolti e partecipi, sono bravissimi a gestirsi disinvoltamente sino a quando il gioco non gli sfugge di mano, eventualità sempre presente, e poi sono guai per tutti.

Detto ciò, vorrei fare qualche considerazione su di un lato delicato del rapporto che si viene a creare tra il terapeuta che manipola corpi umani e tutti coloro che usufruiscono della sua capacità professionale, della sua capacità di approccio umano, della carica di bioenergia intrinseca, senza dimenticarsi del ruolo della simpatia a pelle, anche dell’attrazione istintiva che si possono creare, dar vita a consuetudini molto personali … e tengo ben fuori da questo discorso la dipendenza psicologica esercitata da qualche istrione di professione, creatura di un mondo squallido e profittatore.

In quello che potrebbe essere un lato estremamente positivo del “rapporto” che si viene ad instaurare nel corso di una terapia, ad esempio di un massaggio psicosomatico, cioè un rilassamento completo, gradevole, talvolta anche intrigante nelle sensazioni che si vengono a generare nella persona trattata in un modo estremamente professionale e ben sorretto da tecniche ineccepibili, non c’è nulla di cui vergognarsi, ciò significa solo che siamo sani e che il nostro organismo funziona bene.

Invece, in alcuni individui anche dall’apparenza molto disinvolta, spesso invece crea un vero e proprio collasso psicologico legato a valutazioni molto individuali che non tengono conto della propria natura di esseri fatti di carne e ossa oltre che di mente razionale e risuonano artatamente stonate in una presunta coscienza al di sopra di ogni sospetto come negatività di cui non si è degni.

Ed eccoli lì a spingere, a creare opposizione psicologica in questa presunzione di autodifesa (in realtà solo delle proprie quattro ossa) a prescindere dalla correttezza formale del terapeuta, una situazione che fa affiorare in loro insofferenze, dubbi, insicurezze, stupore nel constatare che ciò che i loro sensi stanno avvertendo va un po’ oltre a quanto hanno sempre ritenuto di poter controllare, gestire e dosare autonomamente manco si trattasse di peccato mortale, di “invasione” non consentita del proprio Io sensibile … quanta presunzione e quanta ipocrisia!

Se ad esempio devo sollecitare il sistema linfatico un po’ “addormentato” di una donna anche di età media che inizia ad avere tra altri anche qualche problema endocrino, le mie mani devono inevitabilmente avvicinarsi al plesso brachiale, molto vicino ai seni, oppure in zona inguinale, altra zona critica, ma se la mente è libera e pulita in entrambe le parti in causa, tutto si svolge nella normalità e con la massima efficienza.

A questo punto però le reazioni possono essere molteplici: c’é chi prova un senso piacevole senza farsi alcuna sega mentale di tipo sessuale, c’è anche chi rimane coinvolto in questo senso ma non rivela nemmeno con i lineamenti che cosa in realtà sta provando, c’è chi rimane realmente indifferente, ma c’è anche chi, come dicevo, dopo aver magnificato le proprie superiori capacità di astrazione e di insensibile distacco nei confronti di qualsiasi contatto fisico con altri, al lato pratico, con le sue reazioni, non riesce a nascondere l’evidenza di esserne invece succube, piacevolmente attirato, incapace di provare la giusta distensione lasciando spazi ad una insofferenza mal controllata, di temere la scarsità del proprio autocontrollo, invece che accettare che i suoi sensi lavorano correttamente dando messaggi gradevoli mentre è solo la parte razionale del cervello che devia e non riesce a tenerli sotto controllo considerandoli ipocritamente come invasivi intrusi da allontanare.

Senza contare il pesante effetto della cosiddetta “cultura” occidentale (notate la “c” minuscola) di stampo perlopiù mediterraneo, legata a retaggi antichi, ad errate convinzioni, tradizionali, a condizionamenti religiosi … tutto va sempre a finire là, sul SESSO.

E’ un discorso molto difficile, ma spero di esser riuscito a farmi comprendere.

E pensare che una condizione di onestà psicologica e di vera apertura mentale verso ciò che non può che portare benessere fisico e psicologico in individui adulti, teoricamente maturi ed equilibrati sarebbe una colonna portante di quelle dialettiche che fanno tanto bene a qualsiasi rapporto sociale … e che funzionando da vero solvente di tensioni nuove o antiche farebbero da calmiere in tante situazioni in cui certe emotività esagerate o molto male controllate sono la miccia accesa di vere e proprie mine comportamentali a tempo a discapito di qualsiasi sereno rapporto umano e sociale in ogni tipo di “ambiente”, compreso quello famigliare.

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