C’E’ MANO E MANO …

8 novembre 2014

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Settimana densa di trattamenti, si vede subito quando i primi freddi sono in arrivo e le ossa non più baciate dal sole iniziano a lamentarsi … impossibile non lasciarsi andare a qualche considerazione.

Quando (indegnamente forse, ancora non mi spiego quanta fiducia mi era stata assegnata senza che possedessi alcun titolo specifico di Medicina) insegnavo anatomia del tronco e del capo presso l’Istituto di Ricerche finalizzate alla Biopranoterapia fondato dal fu Prof. Arnaldo Zanatta, illuminato ricercatore di avanguardia sulle Bioenergie Umane, iniziavo la parte assegnatami del Corso annuale di preparazione all’esercizio delle terapie ivi insegnate con una “comunicazione” che avevo intitolato “La Macchina Divina” (Il Corpo Umano) che già dal titolo faceva intuire le mie idee su come e quanto la nostra “carne” debba venire rispettata, conosciuta e rispettata ancora a maggior ragione.

Lo scopo di questa lezione molto densa di argomenti che durava praticamente due giorni, era quello di iniziare a far aprire gli occhi non solo sulle geografie più recondite dell’Anatomia di quelle zone del corpo umano, quanto sul Dolore, le sue origini, i suoi percorsi talvolta strani, spesso inaspettati o mal interpretati come quelli attivati biologicamente da pericoli improvvisi o intrusioni esterne, le dinamiche di intercom tra cervello e corpo, la spesso frequente fallibilità dei nostri sensi quando subentrano conflitti tra Istinto e Razionalità grazie a convinzioni acquisite, e poi una serie di considerazioni su certi aspetti apparentemente immotivati delle nostre capacità di Reattività ad ambienti e situazioni di ogni tipo, i Sistemi di Autodifesa istintiva naturale, i Sistemi di Allarme Biologico, le Percezioni Extrasensoriali molto più normali, vere e frequenti di quanto si pensi, capacità e limiti dei nostri sensi come vista, udito, tatto, olfatto, gusto, sfera sesssuale … certe Manifestazioni Fisiche o Psichiche impreviste, apparentemente strane o casuali, ma sempre con una motivazione molto reale a monte e molto altro, tutto in un turbine di stimoli, messaggi bioelettrici dei nostri Sistemi Nervosi, quasi tutti istintivi e generati in primis dal cervello ma anche, all’occasione, da tutti gli altri organi.

Un bel programmino. Forte, vero?

E vi assicuro che tra esperienze acquisite, studi approfonditi, teorie e pratica, conosco molto bene questi argomenti.

Per molti frequentatori di quei corsi tutto ciò è sicuramente rimasto bloccato in stand by nell’anticamera dei padiglioni auricolari dopo i primi entusiastici desideri di “sapere” oltre alle righe, e forse, magari, qualche radicetta importuna ma ben seminata in tante menti “serene” ha interferito casualmente anche in seguito con l’attività di qualche neurone “di guardia” più in sonno che ben protetto di tanti benpensanti, che, nel migliore dei casi, definisco così.

Ma ciò fortunatamente non accadeva regolarmente ed indistintamente con tutti coloro che frequentavano i miei “incontri” didattico-culturali, ci mancherebbe altro.

C’era anche chi riusciva a compiere il salto in alto oltre alla sbarra fissa ed elettrosaldata nel cranio delle proprie incrollabili convinzioni pesanti, spesso gravate non solo da una cultura ammuffita ma anche ben protette, nella normalità delle persone, dalle massicce mura sovrastate dalle eburnee torri di guardia di certe sicurezze fatte solo di parole e “sentito dire” e tanta borghese ipocrisia di comodo per sistema.

Forse queste sono state le uniche persone che poi, quando hanno iniziato anche loro a fare trattamenti di Pranoterapia incontrando carne e menti veramente dolenti, si sono ricordate di quanto ho sempre sostenuto e cioè che solo le persone che veramente vogliono trarre giovamento da questo tipo di assistenza consentono di instaurare e coltivare correttamente non solo un rapporto di reciproca fiducia comunque indispensabile ma anche di vera apertura a due vie che una volta aperto il chiavistello consentono ai nostri corpi di trasmettere e ricevere biunivocamente ogni tipo di energia proprio seguendo il principio dei “Vasi comunicanti” e quindi che non si sarebbe mai dovuto dimenticare che una volta accettato l’impegno di eseguire dei trattamenti, l’impegno mentale e morale che ne sarebbe stato determinato sarebbe stato totale e molto impegnativo per il terapeuta.

Procedendo nel corso, cercavo di insegnare a scoprire i “punti”, le vie di accesso, quegli interruttori corporali che i cinesi chiamano Tsubo e quelle scorciatoie biologiche che nessuna mappa anatomica per quanto completa può far individuare con assoluta certezza per poi intervenire su di essi con una miriade di possibilità operative più o meno manuali ma tutte ben individuate ed attivate correttamente nel corso del trattamento, soprattutto senza farsi abbindolare dalle tante “maschere di ruolo” così ben recitate da chiunque.

Da parte di chi stava apprendendo, ci fu in molti casi, per fortuna, l’accettazione fiduciosa che la tecnica rappresentava solo il 50% del “metodo” in cui però teorie e modus operandi erano strettamente legati, e che certe cautele venivano presentate come un qualcosa da cui non si sarebbe mai e per nessun motivo potuto prescindere per non abbassare la guardia dopo i primi forse facili risultati raggiunti.

Gli esseri umani sono fatti così, oggi ti amo, domani ti odio, oggi mi hai fatto star bene, domani, ma cosa mi hai combinato che non ci sto più con la testa, cosa pensavi, di entrarmi dentro e di ……..

Ancor oggi, dopo tanti anni di pratica, dopo aver “incontrato” ogni tipo di rappresentante del Genere Umano di ogni sesso e razza, con problemi di ogni tipo, fisici, psichici, mixati ad un livello che nemmeno loro si riescono più a render conto di cosa realmente stanno soffrendo, nonostante le delusioni immancabili affiorate tra tanti successi, invece sinceri testimoni di terapie centrate ed efficienti, rimango sempre dell’idea che grazie al cielo le malattie gravi tanto spesso accusate non sono poi così tante.

Quelle veramente gravi hanno ben altri connotati, a prescindere comunque dal fatto che uno possa star male anche solo a causa di un immaginario “ginocchio della lavandaia” (leggetevi il divertente libello “Tre uomini in barca” di J.Klapka Jerome, dove se ne parla) e anche nel caso di situazioni in cui nessuno vorrebbe che il proprio corpo venisse coinvolto (in quanto anche terapie all’avanguardia ben poco riescono talvolta a concludere in senso positivo poiché il Progresso è stato molto più efficiente nella realizzazione dei metodi di diagnosi che in quello della scoperta di terapie valide).

Molto si può fare comunque per chi soffre anche seguendo percorsi non convenzionali che comunque aiutano l’individuo ad impegnarsi coscientemente quando ben aiutato e in prima persona con coraggio e determinazione per reagire anche quando gli sembrava che non esistessero altre vie per uscire dalla spirale di problemi che gli avvelenano la vita … ma solo a patto che NE VOGLIA VERAMENTE USCIRE.

Preparazione e competenza, continuo aggiornamento, elasticità, duttilità, disponibilità totale ed una immensa onestà e rispetto nei confronti del corpo e della mente trattati.

Un cammino sicuramente in salita, ma d’altra parte cosa è veramente facile in questa vita?

Non certo come terapie ancora viste come stregoneria o millantato credito in gran parte delle occasioni … tutte giustamente rifiutate di solito ma purtroppo spesso solo sino a quando qualsiasi altra via terapeutica risulti ormai preclusa od inefficiente.

Mentre invece, magari, la soluzione è solo un passo più in là.

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2 Risposte to “C’E’ MANO E MANO …”

  1. Grassi Lia Says:

    Effettivamente le Tue lezioni all’Istituto sono state estremamente interessanti e illuminanti…..bravo

  2. Giuseppina Androetto Says:

    Ciao, a questo punto sono curiosa e chiedo….
    C’è chi dice che la Pranoterapia è innanzi tutto un dono che poi deve essere supportato dallo studio. C’è invece chi dice che tutti la possono praticare purché studino seriamente. Io sono favorevole alla prima ipotesi e, se è così, mi piacerebbe sapere come fai ad accorgerti di avere tale dono. E’ sufficiente emanare calore dalla propria epidermide e/o attraverso le mani e magari percepire con più facilità di altri la sofferenza o le emozioni altrui? E’ una domanda che mi pongo da anni e per motivi personali precisi che in base a ciò che tu mi risponderai potrei anche chiederti di approfondire, sempre che tu lo voglia.
    Attendo…con curiosità ed interesse…. il “responso”.
    Buona serata.
    Giusi.


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