“… X”

28 novembre 2014

sem

Nel corso della mia gioventù parecchio agitata, per parecchi anni ho fatto parte MOLTO attiva di un noto gruppo giovanile aconfessionale, apolitico etc, in cui ho imparato a gestire parecchie responsabilità, commettendo errori non proprio veniali talvolta, si sa, l’età, ma anche tante cose buone e giuste grazie all’insegnamento ricevuto di tenere sempre ben stretto in mano e primo fra tutti gli altri quell’importantissimo strumento di vita che è il “confronto” onesto, aperto, disponibile, coerente oltre a tanta, tanta buona volontà e nessuna pretesa in cambio dato che si trattava di VERO Volontariato.

Questo presupposto infatti faceva parte delle condizioni di base che ci erano state imposte dai nostri mentori sin dal primo giorno di quella fantastica avventura che ha visto cinquant’anni fa impegnati, direi innamorati, nel mio medesimo percorso umano migliaia e migliaia di giovani soprattutto in Milano, ma non solo lì.

Un’esperienza di vita determinante per molti, anche se non per tutti, certo, e che in effetti offriva poche gratifiche anche se non materiali ma che ha fatto germogliare e crescere prepotentemente in tutti coloro che costruendosi una schiena veramente diritta hanno veramente vissuto in pieno quell’esperienza imparando a dare un senso molto profondo della propria individualità non intesa come chiusura verso il “differente” ma come carburante di un motore sempre da tenere sempre acceso nell’impegno di capirlo, di rispettarlo e, accettandolo con intelligenza e pazienza, nonché sempre nei limiti, del porre una mano tesa quando fosse necessario, in silenzio e senza aspettarsi nulla.

Se non sai voler “bene” a te stesso, non puoi voler bene a nessun altro …

Quel fantastico gruppo più che eterogeneo che si era creato nonostante i pareri gratuiti di tanti scettici, logicamente ha pure lui visto conflitti interni, la creazione di piccole lobbies, ha acuito in alcuni egoismi scontati, insofferenze, anche determinate incertezze, piccole furberie, non escluso qualche fatto grave, eravamo una moltitudine … uno zoo di tutto rispetto con tutti i connotati folcloristici del caso ma una macchina veramente potente.

Ma la qualità direi miracolosa del sistema consisteva nella capacità di far emergere da parte di chiunque, o quasi, la disponibilità totale a stringersi tutti assieme di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si presentavano anche dato l’elevato numero di attività parecchio impegnative in cui eravamo coinvolti e che riguardavano alcuni aspetti veramente importanti della vita sociale cittadina e non solo.

Potrei parlare per ore di quanti “grattacieli” ideali siamo riusciti ad edificare su di un suolo impossibile con la sola volontà, con l’impegno e la freschezza di un’età verde non ancora intasata da droga, telefonini, bassa politica, interessi economici, sesso deviato o deviante … anche se chi avesse voluto “pasturare”, nella massa, avrebbe avuto solo da scegliere, sia maschi, sia femmine.

Ma così, proprio ripensando casualmente a tante figure di spicco di quel periodo, voglio parlare di un lato umano, bassamente umano, che emergeva anche da quelle acque per così dire tanto più pure … di quelle di tanti altri dorati ambienti circostanti.

Che Scuola di Vita è stata!

Quante cose ho imparato osservando in silenzio (sino a quando ce la facevo a tenere la lingua stretta tra i denti …)

E oggi che qualche neurone risvegliatosi improvvisamente dal letargo ha riacceso il suo led, voglio parlare di antichi pensieri volti alla curiosa osservazione destatasi in quei tempi sull’attitudine ancestrale e tipica delle donne di ogni tempo e luogo a legarsi perdutamente, quando lo vogliono, ad un’idea, ad un gruppo, anche e soprattutto ad un solo individuo femmina o maschio che sia, quando in questi ravvedono la possibilità di incontrare il leader totale, di fargli supportare la sommatoria delle proprie tensioni più profonde, dei propri desideri più inconsci o inconfessati.

Nessuna resa gratuita, nessun cedimento psicologico, nessuna autovendita a basso costo, piuttosto un matrimonio ideale a qualsiasi costo, un matrimonio quasi sempre asessuato, un matrimonio che mai tradiranno perché una volta creduto di aver intravisto ciò che volevano vedere o sentire, di tutto può accadere ma loro rimarranno per sempre fedeli a quella che in definitiva è solo stata una loro scelta, a quella promessa che in effetti hanno fatto solo a se stesse e che le fa mettere in secondo, in terzo, in ultimo piano qualsiasi altra cosa.

Le Sacre Vestali … coloro che sanno possedere e potere senza avere.

Sono sempre esistite e sempre esiteranno.

A noi poveri ometti che invece ci sbattiamo per un’idea, lottiamo a testa bassa e non solo per noi stessi per un credo che talvolta ci delude, si schiudono orizzonti psicologici di incertezze, di rabbia, di dolore davanti alla sopravvenuta impossibilità, quando si presenta, di mutare il corso di quelle cose che non riusciamo più a gestire, a condividere o che ci hanno offesi e feriti a morte.

E ci ritroviamo come dei poveri trottolini a compiere su noi stessi gli ultimi giri, come dei pirla appunto, sinché forza centrifuga e centripeta non perderanno ogni valore e noi con qualche ultimo sobbalzo ci rovesceremo per terra e pure senza troppe delicatezze.

Le donne, anche se non tutte, NO.

Loro, il Sesso Debole (?!) loro rimangono incrollabilmente arroccate sui loro credo e nulla le fa vacillare, anche quando certe certezze proprio certe non lo sono più (ma guai per tutti quando cambiano idea …)

Allora, stabilito che le cose così non possono funzionare, una volta capito come funziona nelle loro teste, dovendoci convivere, perché non riprendere in mano le redini della Vita, invece di farsi prendere dalla tentazione di mollare il colpo osservando attoniti come invece loro non crollano mai e provare quindi a far “girare”, anche onestamente, tanta FORZA a nostro favore?

Sicuramente si vivrebbe in un mondo con molti meno single, un mondo forse meno psicologicamente autonomo (ma questo lo è veramente?) e moralmente molto più forte e magari, chissà, la parola FAMIGLIA potrebbe tornare ad avere un senso compiuto e i nuovi nascituri a crescere più equilibrati e psichicamente stabili senza essersi parimenti dimenticati tante “cosettine” come ad esempio si impugna un lapis per scrivere “abc” o si punta un dito per indicare la luna e non il dito.

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