CULTURA, RAZZISMO e …

31 gennaio 2015

cr

Il razzismo è una pietanza molto difficile da evacuare (sì, proprio evacuare con quella parte là del corpo munita di sfinteri, in primis quello anale) dopo averla più o meno digerita.

Oltre che rappresentare una forma istintiva di difesa da tutto ciò che è diverso da noi, rivela anche la sua innata predisposizione ben consolidata in ogni individuo a prescindere dalla sua collocazione sociale o razza in vista della conservazione intatta nel proprio IO di cultura, di onestà intellettiva, dirittura morale e così via, nei confronti del Sistema in cui si è nati e cresciuti, sia condividendone sia opponendosi alle sue Regole ma sempre ben memori di aver “la pelle di quel colore”.

Mi si dirà invece che di gente tollerante se trova ovunque, anche se non proprio a frotte, nei giovani soprattutto, ma a voler sindacare, se si parla di Tolleranza, ciò rivela da parte del “bravo tollerante”sempre una posizione di partenza quasi di donazione, di superiorità condiscendente, verso colui che è ritenuto inferiore.

Anche se poi invece è proprio dei giovani andare contro a tutto e a tutti per principio dimentichi che da lì a qualche anno saranno loro a dover difendere le chiappe dai cosiddetti avanguardisti dell’ultima leva.

Sì, ma se di mezzo ci si infila l’Amore, quel sentimento che può unire esseri di razze, religioni e culture differenti, voi direte, ogni ostacolo viene superato con un batter di ciglio.

Sì, ne convengo io, ma sino a quando l’Amore dura, o meglio sino a quando funziona quella forza che, nella quasi totalità dei casi, tiene legati stretti due individui che si sentono attratti fra di loro (non a caso anche sessualmente) e l’Amore, quell’Amore lì, da solo, proprio Amore assoluto non è poiché una vera simbiosi, la negazione di qualsiasi Razzismo, dovrebbe esser anche frutto del rispetto delle culture reciproche, di tradizioni filtrate con intelligenza, di modo di muoversi rispettosamente nella vita altrui, di convinzioni che non vacillano al primo stormir di foglie, del totale rifiuto di aggiustamenti per convenienza, di connivenze per interesse …

Il superamento del razzismo non può giungere da chi vive cinicamente da baro per portare sempre acqua solo al proprio mulino pronto a voltarsi da un’altra parte non appena raggiunge gli scopi che si è prefissato e chi non gli serve più è libero di andare ad impiccarsi dove preferisce.

E non è che io stia esagerando nei termini perché questo atteggiamento è molto più comune di quanto i benpensanti ben cravattati vogliano riconoscere.

Uscire da una mentalità razzista, come ad esempio la colta e civile Germania di oggi dimostra di non esserci ancora riuscita e di insistere a battere il ferro ormai tiepido ma sempre scomodo nonostante qualcuno le abbia da non molto tempo dimostrato che proprio superiore non era, non è cosa semplice e talvolta è proprio la Cultura stessa, o quella che gli uomini definiscono con quel termine, ad alimentarne la sua pianta ben radicata ma purtroppo infestante.

Alla luce di queste considerazioni e di tante altre analoghe che si potrebbero fare, risulta evidente il movente di fondo, quello principale che tanto condiziona il comportamento umano: altro non è che la ricerca della Conservazione ad ogni costo di quanto si possiede, si può fare e ci si aspetta “con … diritto …” dagli altri.

E’ proprio qui che casca l’asino.

Ditemi quanti personaggi illustri, anche giunti in età sotterrabile, tipo il nostro ex-presidente della Repubblica, rinunciano a mettersi in tasca denaro su denaro che ormai si assomma ad altro accumulato e diventato sterile come chi lo possiede, pur ben sapendo che quando suonerà la “campanella” anche per loro, per i loro mucchietti di ossa, quel che hanno accumulato a discapito in misura indegna rispetto ad altri che fanno fatica a sopravvivere, a nulla gli servirà, nemmeno per pagare il ticket di un posto preferenziale sulla barchetta che li traghetterà in slip e canottiera, e forse nemmeno con quelli verso dove si meritano; speriamo che il Comandante sia uno come Schettino.

Riuscire ad uscire dalla schiavitù di ciò che si è e che si possiede richiede qualcosa in più che semplice Cultura, intelligenza, etc.

Non a caso di Santi come Francesco ne girano pochi nella Storia dell’Umanità, eppure ci vorrebbe così poco per capire il senso dei veri Valori.

E pensare che chi vi sta parlando vive circondato da oggetti colmi di ricordi, di raccolte di ceramiche, minerali, conchiglie, fossili, libri e oggetti d’arte e tante altre cose belle anche se di valore più affettivo che intrinseco, commerciale …

Ve lo giuro, dovessi adesso stesso abbandonare tutto quanto raccolto nel corso di una vita vissuta “curiosamente” riducendomi ad una qualsiasi situazione di dignitosa semplicità, non credo proprio che ne soffrirei più di tanto perché quanto mi circonda, almeno quando sono lontano dalla Civiltà e dai suoi gadget, è più che sufficiente per mantenere vivi e positivi i miei equilibri.

Lo so che non ci credete, ma non importa, così, comunque, è.

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