AMARCORD 3 …

12 marzo 2015

mag3

… Un tipo molto particolare, dicevo, quel professore, l’unico “Compagno” doc perso nei suoi integralismi che io abbia stimato nonostante una mia certa avversione verso tutti coloro che sono talmente convinti di un qualcosa da ritenere tutto il rimanente sbagliato.

Una persona che ho ammirato senza riserve per la sua coerenza talvolta esagerata, senza mezze misure, ma di persona onesta, semplice e di una rigidità morale veramente rara, uno di quegli esemplari del Genere Umano di cui Madre Natura ha perso lo stampino: un uomo essenziale, senza “ma” e senza “se”, un Signore di statura superiore rispetto a tanti suoi colleghi di allora e di sempre, un principe d’animo pur nella sua povertà materiale.

Il suo guardaroba consisteva solo di quattro vestiti, vecchi di chissà quanti anni ognuno, ed ormai lisi ma sempre puliti, in ordine, e lui li alternava rigorosamente solo ai cambi di stagione, il calendario per lui era Bibbia, avesse nevicato all’inizio d’estate, lui che credeva nelle categorie da cui non ci si doveva mai scostare, per coerenza, avrebbe indossato comunque il gabardine sgualcito di cotone.

Questo irreprensibile individuo sosteneva che dato che lo Stato gli pagava già uno stipendio in cambio delle sue prestazioni professionali che dovevano assorbire ogni sua energia nel rispetto dei reciproci impegni cittadino/Stato (e da lui, bisogna proprio riconoscerlo … sicuramente ha preso l’esempio la maggioranza dei nostri politici, di destra e di sinistra, di sopra e di sotto, di pro e di contro … ma non solo) e quindi avvertiva il Dovere morale di non dare lezioni di ripetizioni al di fuori dell’ambito scolastico, perché non poteva accettare denaro da estranei, come invece fanno da sempre tutti gli insegnanti, di destra di sinistra di sopra e di sotto, come dicevo dianzi,.

Ma una malaugurata volta che un suo collega lo aveva pregato in ginocchio di dare qualche lezione extra ad un figlio che ne aveva proprio bisogno, il Prof. che a quel punto non si poteva più rifiutare e che tra l’altro poi non si era nemmeno voluto far pagare, nonostante le sue convinzioni che qualsiasi lavoro poteva e doveva venir rispettato solo pagando chi lo aveva eseguito, aveva comunque menzionato sulla Dichiarazione dei Redditi una cifra presunta e irrisoria per “ben” tre lezioni di ripetizione oltre all’importo del suo stipendio (forse perché il collega che si sentiva in debito gli aveva regalato una cassettina di vino) !!!

Figurarsi! all’Ufficio delle Tasse dove avevano ben chiari i maneggi di moltissimi insegnanti cittadini e del circondario molto disinvolti soprattutto nelle dichiarazioni dei redditi, si sono sentiti presi in giro e gli hanno contestato tutta la dichiarazione imputandogli chissà quali introiti.

Il brav’uomo, riesumò allora da un vecchio armadio un caro ricordo di suo padre, un bastone nodoso, e con la morte in cuore per l’offesa che era stata arrecata alla sua “parola” e quindi alla sua dirittura etica, si recò in quell’Ufficio dove brandendolo come clava iniziò a minacciare che se non gli avessero reso giustizia avrebbe spaccato tutto quello che gli capitava davanti …

Solo i CC prontamente intervenuti sono riusciti a fermarlo e Qualcuno, in Comune, poi gli ha anche chiesto privatamente scusa, ma ormai la notizia era di dominio pubblico.

La sua fama sia di uomo di cultura, sia di comunista intransigente, vecchio stampo alla Onorevole Peppone in quanto a Credo anche se molto meno “accomodante”, non aveva confini ed io, anche se il Greco antico non lo amavo proprio (preferivo il Latino) per quanto riguardava la sua materia cercavo di fare almeno il minimo indispensabile per avere la “sufficienza” sinché un giorno maledetto, mi aveva appena interrogato la settimana prima e quando ero ormai sicuro che mi avrebbe lasciato in pace per un po’, mi richiamò alla cattedra interrogandomi su cose che proprio non avevo studiato,.

Mancava un quarto d’ora alla campanella della ricreazione e zac! fulmine a ciel sereno, fui chiamato alla cattedra a rispondere.

Ma io non sapevo cosa dire e intanto i minuti passavano mentre lui come al solito (non ti guardava mai negli occhi) con lo sguardo rivolto al soffitto attraverso quelle lenti spesse e ridicole che gli facevano sembrare gli occhi piccolissimi, le labbra contratte e strette in avanti con fare tragicamente suppositivo, attendeva pazientemente che dalla mia bocca uscisse un qualcosa.

Ma il mio IO orgoglioso non mi consentiva di sparar fesserie tanto per dire qualcosa, era una questione di dignità, anche nel torto più evidente, e rimanevo chiuso in un silenzio caparbio ed arrabbiato perché quella situazione me la ero cercata io credendo di fare il furbo.

Già dalla seconda fila, nascondendosi dietro alla prima, tutti si rotolavano sghignazzando sotto ai banchi per le espressioni di imbarazzo che affioravano sul mio volto ed anche un po’ contenti che uno sempre con un po’ di puzza sotto al naso come me che poteva vantare frequentazioni “bene” stesse facendo una figura di m… mentre io sempre più imbarazzato e teso, pieno di vergogna, non sapevo più cosa fare.

Tutte e due le compagne di classe impietosite, persino la “dura” F… , cercavano di suggerirmi la risposta, ma io niente, al punto che i suggerimenti non erano più un sussurro, ma li si udivano benissimo, e il Prof. rimaneva immobile, come la statua di un giustiziere di pietra e io non avevo nemmeno il coraggio di ripetere quel che mi era stato suggerito e che avrebbe ampiamente risolto ogni problema, non potevo essere così sfrontato, sarebbe stata una caduta della Dignità che spesso sbandieravo quando erano gli altri a sbagliare …

Finalmente squillò la campanella liberatrice …

Tutta la classe scattò in piedi, pronta ad uscire, ma il Prof. inaspettatamente cacciò un urlo: ”Signori, tutti seduti !!!”

E rivolto a me con voce tonante: “Se entro la campanella di fine ricreazione LEI non mi risponde (e si cavò gli occhiali) LE giuro che IO mi punirò per il SUO sgarbo dandomi questo pugno in un occhio …!

E chiusa la mano destra a pugno si preparò al peggio … forse all’inevitabile ormai.

Continua, coraggio, è quasi finito …

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