AMARCORD 4 …

13 marzo 2015

mag

… La seconda campanella suonò nel silenzio generale della nostra aula che pareva una bolla inerte sospesa nel tempo come in un’altra dimensione ed in cui si sentiva solo il lieve e irreale crepitio della legna accesa nella stufa mentre da fuori scemavano anche gli schiamazzi della ricreazione …

Io ero impietrito, speravo che si trattasse solo di una sceneggiata che anche se tale, già sarebbe stata molto pesante … ma il pugno partì, un pugno vero, non per finta.

Il Prof. che di solito per strada portava un paio di occhiali scuri, esibì invece orgogliosamente quell’occhio nero per più di una settimana, passando tra un pubblico che indicava, commentava, ridacchiava, cambiava strada per non doverlo magari salutare e fare l’inevitabile domanda … ma cosa le è successo?…

Quell’occhio che col passare dei giorni da nero diventava blu, e poi verde e quando entrava in classe mentre tutti si bloccavano nel silenzio più riverente, si alzavano rispettosamente in piedi sino a che lui non “dava il seduti”, poi si levava gli occhiali e mi fissava per qualche istante in silenzio mentre io credevo di morire e per quei giorni mi dimenticai persino del mio rito quotidiano del panino con i wurstel .

Il tempo trascorreva nella norma con i suoi alti e bassi ma il corso di Greco della nostra classe stava diventando un esempio per tutto l’Istituto, mai uno studente impreparato o malsicuro in quella materia … io stesso preparatissimo allo spasimo in attesa di un’altra interrogazione riparatrice che invece non arrivava mai e non arrivò più sino a fine anno e la cosa, quando ci pensavo, mi angosciava sempre più.

Io poi, dal canto mio, alla prova d’esame scritto della traduzione dal greco, nel mio piccolo tradussi addirittura in latino … e all’orale quando l’esaminatore aprì a casaccio il libro delle Troiane di Euripide che avevo preparato per l’esame, lui lesse un paio di frasi e girò il testo verso di me perché continuassi a leggere e poi iniziassi a tradurre.

Che ci crediate o no, io presi il libro in mano ma lo chiusi subito e continuai a recitare a memoria il testo che ormai conoscevo meglio dell’Ave Maria, ma non per una riga o due solamente … continuavo, continuavo, sinché il prof. mi disse … basta così, si accomodi pure … la prova era stata ampiamente superata, anche quella, ed io ero orgoglioso per aver onorato il debito morale col mio Prof. che in quegli anni era stato uno dei pochi capaci di raddrizzarmi la schiena senza clamori, senza rappresaglie ma con una fermezza a prova di tsunami.

Ogni tanto però, nel corso dell’anno scolastico, visto che santo non lo ero ancora diventato, e quando mai? mi venivano le insofferenze e chiedevo il permesso di uscire di classe almeno per un po’, in corridoio, e se il Preside mi beccava, mi prendeva sottobraccio e duro come una tenaglia mi portava proprio da lui, in direzione, nel Sancta Sanctorum dove mi invitava scegliere uno dei fantastici libri lì conservati nell’antica e gloriosa libreria dell’Istituto, per leggerlo un po’ sinché lo scappellamento della mia supercazzola non fosse rientrato.

E poi, passato il momento “no”, potevo tornarmene tranquillamente in classe … senza dover temere alcuna rappresaglia.

Finalmente arrivò anche il tempo dell’esame e tutto andò bene, anzi, benissimo, tranne che per Matematica e Fisica.

Quando venne il mio turno e fui chiamato a rispondere presi coraggio e iniziai un piccolo discorsetto che mi ero già preparato.

“Non so nulla, scusatemi, ma non mi bocciate, vi prego, adesso non voglio farvi perdere tempo, vedrete che all’esame di riparazione sarò pronto su tutto.”

La Direttrice di Commissione che veniva da Roma, una donnona bella con un corpo molto “Imponente”, non posso non ricordarmela, mi aspettava al varco.

“No, no, no, no e poi no!…

Adesso Lei si siede qui e io Le dimostro che per impadronirsi di queste materie è sufficiente un po’ di buona volontà, quella che lei non ha voluto dimostrare durante l’anno e dato che in quanto a saper ragionare lo ha già dimostrato ampiamente a miei colleghi, ora Lei non scappa, INIZIA IL SUO VERO ESAME, la sua vera prova di Maturità, scolastica e non solo …”

Due ore e passa di sofferenza, di disperata concentrazione, non potevo far vedere nemmeno a me stesso che ero stato e che continuavo ad essere un cretino, mentre un grappolo di testoline che vedevo con la coda dell’occhio si alternavano per sbirciare cosa stesse succedendo, una scena da cartoni animati, tutte affacciate una sopra l’altra contro allo stipite dell’uscio rimasto aperto e anche per capire perché mi tenessero “sequestrato” per così tanto tempo.

Le domande si susseguivano incalzanti su e giù per tutto il Programma ed io non potevo non rispondere a quelle domande così razionalmente semplici, tutto filava a rigor di logica mentre io dentro di me continuavo a darmi dell’indegno per aver causato una simile situazione.

Ne uscii stremato, pieno di vergogna e di recriminazioni … quanto mai non avevo fato il mio dovere durante l’anno e solo per prendere in giro quella povera dolce Prof. di matematica che era sempre stata tanto comprensiva e gentile con me nonostante il mio comportamento.

Gli orali erano terminati, non mi rimaneva che attendere la spada di Damocle del responso finale.

Giorni di angoscia sino all’uscita dei tabelloni con i risultati, non potevo perdere la faccia con un’altra bocciatura, solo allora mi rendevo conto di quanto ero stato leggero, incosciente e presuntuoso …

Quando i risultati uscirono non ebbi il coraggio di andare a leggerli ed aspettai per strada fuori da scuola che le mie compagne, che sotto sotto mi volevano un gran bene pulito tutte e due, venissero a dirmi come era andata.

Incredibile, c’era scritto 6 in Matematica e 6 in Fisica, gli altri voti non ve li dico perché se no mi dite che non è possibile che fossero così alti, persino la figlia del Direttore delle Carceri mi saltò al collo baciandomi per la gioia perché in fondo in fondo a chi si vuol più bene se non ai più scorretti, ai meno meritevoli?

Se no che gusto ci sarebbe?…

Era l’ultimo atto di una vita spensierata, era giunto il tempo di iniziare a fare le persone serie, anche se l’Università subito affrontata come dovevo, mi ha donato tante tristezze e disillusioni soprattutto nel primo biennio di Ingegneria Chimica col Prof. Cardani, in quel del Politecnico di Milano, la città dove abitavo con i miei genitori e dove ero tornato molto cambiato.

Per fortuna la Vita è ed è stata un’altra cosa rispetto ai miei studi universitari che mi hanno visto anche passare disastrosamente da Ingegneria a Economia & Commercio, in Bocconi, studi che non ho mai amato, e quando ho dovuto iniziare a combattermela da solo nel mondo del lavoro, me la sono sempre vissuta da uomo libero, felicemente libero, persino nelle scelte non proprio semplici che sono riuscito a portare a termine positivamente nella professione che amavo e che avevo scelto io .

Solo una postilla per dire che ho scritto questi lampi di amarcord solo perché una cara amica me lo ha chiesto, anche se lei sicuramente avrebbe preferito (sbagliando, mi spiace per lei) che mi astenessi dal raccontare certi particolari, ma così è, diario romanzato al punto giusto, un po’ grasso e talvolta irriverente di un tempo un po’ felice un po’ triste ma vissuto tutto sino all’ultimo secondo e che non tornerà mai più.

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