PERCHE’ ?

28 marzo 2015

anoiGrazie per il disegnino rubato per un momento in prestito.

Tutte le volte che mi scappa di chiedermi un “Perché?” … si mettono in moto automaticamente le residue capacità logiche incredibilmente ancora attive nel mio cervello (inevitabilmente un po’ provato dall’età fisica e dalla realtà circostante) forze che mi consigliano di tenere il più possibile sotto controllo il campo dei miei dubbi, senza eccedere in criticità e schiavo di quel tipo di ragionamenti che lavorano inevitabilmente anche di “sicurezze” personali e di presupposti che solo la mente umana è capace di organizzare in un modo così spesso poco onestamente unilaterale.

Questo proprio perché certe volte ragionare troppo è un po’ come cercare ostinatamente, anche se in buona fede, quel “meglio” che è SEMPRE nemico del “bene” .

La vita mi ha insegnato che quella del “Perché?”, anche se applicata correttamente come sistema, è una malattia che ti rende irrimediabilmente antipatico, impopolare, fa destare dei sospetti sulla tua persona, induce gli altri a pensare che sei una pericolosa mina vagante, un individuo che è prudente emarginare, un nemico da combattere, meglio renderlo almeno inoffensivo quando non è possibile toglierlo di mezzo … riservandosi però di comportarsi formalmente come le tre famose scimmiette … non vedo, non sento, non parlo … questo il credo della maggioranza che, manco a farlo apposta, di solito è pure silenziosa e sempre pronta a colpire alle spalle, dall’ombra delle sue presunte sicurezze.

Meglio se attuando del mobbing senza esporsi apertamente.

E … attenzione a quei “Perché” che scavano a fondo, troppo pericolosi per la coscienza comune.

Poi un bel giorno anche quel piccolo torrente sempre in secca diventa improvvisamente un fiume impetuoso che scorre in piena ed è impossibile da contenere e fermare con la sola forza umana … a meno di non intervenire a monte di quella forza della Natura così spesso violentata per stupida cecità, vigliaccheria, o anche in nome di grandi e pure piccoli interessi personali.

Peccato che ce se ne “accorga” solo quando non c’è più nulla fare che piangere lacrime di coccodrillo.

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