E LA LUCE FU (sempre a proposito di terapie alternative e di bioenergie)

13 maggio 2015

lam

(attenzione, post lunghissimo …)

Quando si gira l’interruttore della luce, di solito, la lampadina si accende.

Sempre che l’interruttore funzioni, che la lampadina non sia bruciata, che non manchi la corrente elettrica e che questa sia dei valori giusti per accendere i suoi filamenti e non per far cilecca o bruciarli …

Era il lontano 1950.

Mi trovavo, con la mia bellissima mamma, al mare, in vacanza, a Gabicce Mare sull’Adriatico dove papà era direttore e responsabile medico di una colonia marina dell’allora “Montecatini” per tutto il periodo estivo.

Avevo otto anni e vivevo tranquillo e sereno circondato dall’affetto dei miei e forse momentaneamente mi mancava solo un po’ la vicinanza con la figlia della portinaia della casa in cui allora abitavamo a Milano.

La piccola Franca, l’amica del cuore con cui spesso “giocavo al Dottore” , un gioco che, nonostante non si facesse nulla di male mentre le nostre mani ed i nostri sguardi cercavano istintivamente di conoscere qualcosa di più dei nostri giovani corpi, mi faceva provare sensazioni nuove, strane e piacevoli dentro di me e che ricordo ancora con tenerezza.

Un pomeriggio, mentre ero rientrato in albergo per fare merenda, mi comparve di fronte una bellissima bimba, bionda, dai lunghissimi capelli che le scendevano sulla schiena come un fiume di luce e due occhi chiari color oro.

Come ti chiami? Le chiesi, ma lei sorridendo mi disse … ich non capire, ich Deutsch, ich Ilse.

Ilse, quella notte non riuscii a prender sonno per parecchie ore, quel volto mi aveva rapito.

La mattina dopo, sulla spiaggia, incollato alla sua tenda incurante dei richiami degli amichetti che mi invitavano a giocare assieme, non avevo occhi che per lei, e cercavo di capire il significato di quelle strane parole che pronunciava nella sua lingua, sotto agli sguardi divertiti dei reciproci genitori.

Ormai era arrivata l’ora di fare il bagno ed a gesti avevamo concordato di farlo assieme ma poi mentre ci avvicinavamo alla riva di quell’acqua tranquilla allora ancora limpida, lei mi prese per mano e ci mettemmo a camminare lungo il bagnasciuga.

Il caldo era veramente forte, il sole di fine mattinata picchiava mentre noi due, incuranti di tutto e di tutti, camminavamo in silenzio guardandoci ogni tanto negli occhi felici ed affascinati da tanta inspiegabile attrazione reciproca.

Tutto era molto bello perché allora di gente ce ne era in giro poca e si riusciva ad avere anche una parvenza di intimità pur essendo sempre su di una spiaggia.

Intanto le nostre mani non si volevano più staccare per non perdere quella sensazione affascinante che provavamo anche se le palme sudatissime incominciavano, come dire, a pizzicare proprio a causa dello stesso sudore che aveva iniziato a bagnarcele ma incuranti continuammo a camminare lungo la riva con le manine incollate fra di loro.

Di quei momenti non ricordo altro, cercate di capire, sono passati 65 anni … se non che mi sentivo il cuore in gola, ma il contatto di quella mano che si era totalmente affidata alla mia, come se si fosse saldata assieme, non lo scorderò mai.

Qualche sera più avanti, lei mi fece capire che l’indomani sarebbe partita e ci demmo appuntamento per quella sera stessa al molo, vicino a dove tutte le sere si andava a correre e a giocare con altri bimbi della stessa età, cosa che allora si poteva fare senza incorrere nei pericoli delle tante porcherie quotidiane a cui oggi ci siamo abituati.

Mi ricordo che nel silenzio e nella discreta penombra della sera e sempre tenendoci per mano ci sedemmo sugli scogli ad ascoltare il suono dello sciabordio dell’acqua di quel mare così tranquillo e complice sotto ad un cielo senza luna ma illuminato da stelle luminosissime come ho rivisto solo tanti anni più tardi pernottando tra le sabbie del Sahara nell’Acakùs libico.

Le nostre spalle si toccavano appena, i nostri corpicini innocenti e timorosamente vicini vicini, sinché avvertii un piccolo tremito che aveva scosso Ilse e mi voltai ad osservare il suo volto mentre le nostre labbra si sfiorarono per un solo istante ed un fulmine di luce mi attraversò dalla punta dei capelli alla pianta dei piedi …

La Mattina seguente, quando mi alzai e corsi giù nella Hall dell’Albergo feci appena a tempo ad intravederla mentre si stava dirigendo con suoi verso l’auto che li stava attendendo, e poi scomparve per sempre, Ilse …

Fu vero Amore, primo Amore?

Parlerei più che altro di azioni bioelettriche e di reazioni biochimiche.

Adesso non fate quella faccia, non sto cercando di distruggere qualche momento di poesia vissuta, non faccio altro che decodificare razionalmente e con chiarezza scientifica quel che successe in quei momenti “fatati”.

La Natura dei nostri corpi animali, o se preferite, fisici, è stata programmata per farli agire e reagire ogni volta che si avvicinano ad un altro corpo e a seconda degli stimoli dati e ricevuti, spesso filtrati prima dai nostri sensi e poi dalle nostre menti che “giudicano” chi ci sta di fronte o accanto e stabiliscono l’attivazione di determinate reazioni istintive inizialmente corporee (avete presente ad esempio la “pelle d’oca”?) e poi anche comportamentali.

Reazioni che ci fanno inevitabilmente avvertire dentro di noi sia semplici sensazioni organiche sia pensieri e sentimenti di accoglimento gradito o di rifiuto, raramente di indifferenza.

Questi accostamenti corporei che solitamente sono casuali, tipo il sedersi in metropolitana di fianco ad un perfetto sconosciuto, possono anche esser voluti o cercati specificamente dall’individuo nella sua vita consociativa e coinvolgono la sua ricettività generando reazioni fisico chimiche che si esprimeranno in una miriade di comportamenti consequenziali sia di accettazione sia di rifiuto secondo una scalarità di valori altrettanto vasta.

E così come due corpi possono accettare reciprocamente o rifiutare la immediata prossimità fisica (e anche psicologica) tra di loro secondo regole individuali precise, il DNA spesso è complice ignaro, gli individui, soprattutto quelli umani, in più sono facilmente condizionati dalle attività del pensiero e della ragione, spazi in cui le esperienze acquisite e la considerazione sia negativa sia positiva che si ha di se stessi giocano spesso ruoli più negativi che positivi in quanto creano prevenzioni mentali molto difficili da sconfiggere.

Ciò è scientificamente provato come è provata la generazione spontanea di quegli ormoni che in caso di reciproca accettazione sociale faranno da catalizzatore per tutta la serie di comportamenti che poi si verificheranno nei contatti diretti tra persona e persona.

E torniamo alla nostra lampadina, dicevo, click … e la luce fu.

Parliamo quindi di qualcosa sicuramente scomodo per la maggioranza delle rappresentanti del Gentil Sesso dalle civilissime italiane parti nostre (meglio se già di una certa età, dai 40 in su, le nuove generazioni, nonostante tante pecche di ultima generazione, grazie a Dio sono riuscite ampiamente a liberarsi da tante seghe mentali, culturali, moralistiche, beghine … anche se non ancora del tutto).

Chiunque di voi avrà provato almeno per una volta a farsi massaggiare, se donna poi, lo avrà fatto affidandosi di solito e preferenzialmente alle esperte mani di un’altra donna, quasi “mai” a quelle di un uomo (tutti maiali … pensiero comune) … a meno che non sia gay … e a meno che non ci si sia trovata, non abbia avuto il coraggio di tirarsi indietro con qualsiasi scusa …

Ma in questo caso con tutte le antenne ben ritte in cielo per controllare che quelle “pericolose” mani non viaggiassero verso mete “riservate” come se il suo corpo fosse quello dell’unica femmina desiderabile e desiderata su questa Terra.

Ma poi, inevitabilmente, dopo l’approccio immediato che dovrebbe essere considerato come formalmente lecito, normale e scontato tipo visita dal ginecologo o anche solo dal medico della Mutua, rotto il ghiaccio, si rende conto che quello che lei aveva tanto demonizzato, invece si rivela piacevole, molto piacevole e che in fin dei conti non sta accadendo nulla che interferisca con i propri pensieri di donna seria e convinta di esser dotata di un ottimo autocontrollo, in poche parole che nessuno le sta rubando qualcosa di intimo e soprattutto senza il suo permesso.

Quindi, almeno per quella volta, via libera …

Poi il rilassamento ha iniziato a trasformarsi in piacere vero e proprio anche se non sessuale perché il suo cervello le consente di mantenere a livello zero tutte quelle forme reattive che tanto servono per chiudersi a riccio e quindi difendersi nei confronti di cose e persone che stanno oltrepassando la famosa “distanza sociale”.

A parte il fatto che da povero maschio pirla non capirò mai perché se nel corso di un massaggio effettuato da una donna ad un’altra donna debba venir considerato lecito, asettico, anche se piacevolmente intimo oltre alle righe, qualsiasi contatto fisico, anche uno di quelli off limits, diciamo sui seni o in zona inguinale (così importante per le azioni di drenaggio linfatico) mentre se è l’uomo ad eseguire il trattamento e se la donna non è sufficientemente adulta, matura e psichicamente padrona di sé e del suo corpo, subito si creano degli irrigidimenti, delle reazioni di disagio che anche se non impediranno immediatamente la comparsa del senso di piacere provato, poi, quasi di regola, con i ripensamenti, a distanza di poco tempo indurranno la donna medesima a troncare ogni rapporto con il terapeuta maschio avanzando il dubbio molto politico e di fantasia che lui “abbia voluto provarci” mentre il problema è mentale ed è e rimane irrimediabilmente tutto suo…

E nulla cambia psicologicamente per la nostra protagonista se la donna che ha eseguito il trattamento era per caso omosessuale, dichiaratamente lesbica, oppure un altrettanto dichiarato gay maschio, inutile continuare il discorso, ci siamo capiti perfettamente, anche con quelli o meglio quelle che fanno finta di non recepire i termini della critica.

Quante volte prima di iniziare qualsiasi trattamento con una donna ho chiesto se era sicura di non provare disagio alcuno nel venir “toccata” ovunque, anche solo sul volto, non dove la biancheria intima svolge la sua funzione primaria?

E quante volte, cioè sempre, mi sono sentito rispondere che potevo fare tutto quello che ritenevo più opportuno?

Ma quante volte, a trattamento terminato senza che nessuna femmina avesse mostrato NESSUN disagio né reale né apparente (almeno formalmente) mi sono sentito ringraziare per l’esperienza bellissima e richiedere quando sarei stato libero per un prossimo trattamento ma poi non ho più né sentito né rivisto le persone in questione?

Donne, vi voglio bene e tutto sommato vi capisco, quindi non giudicherò quello che è il vostro comportamento nell’ottanta per cento dei casi …

Quante occasioni però perdute per stare meglio, per risolvere problemi anche intimi e di stress e non solo fisici, eppure … così è se vi pare … diceva qualcuno …

Di buono c’è che col rimanente venti per cento delle donne, una volta messi ed accettati reciprocamente i giusti “paletti”, si riescono ad ottenere dei risultati veramente positivi e si stabilisce quel rapporto di reciproca stima e fiducia che invece dovrebbe scoccare sempre nella mente di chi in effetti aveva già deciso di fare un certo percorso che se eseguito correttamente è almeno discretamente liberatorio nei confronti delle tensioni della vita quotidiana.

D’altra parte, saltando di palo in frasca, ma mica poi più di tanto, tutti, o quasi, hanno il diritto di prendere la patente e di andare in automobile … sino a quando si ricordano a cosa servono volante e freni perché se si gira la chiavetta dell’avviamento, il motore parte, la strada è aperta e forse è meglio aver già deciso dove e come andare.

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