I COLOSSI DI ARGILLA

15 novembre 2015

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Mentre le finte Guerre Sante sporcano ogni orizzonte di sangue perlopiù innocente secondo le logiche del terrorismo camuffato da patriottismo, io, volutamente, non mi metto da una parte come fanno quasi tutti a sparare giudizi e anatemi perbenistici (tra l’altro inutili sino a quando rimangono parole o distintivi di latta all’occhiello) o a tessere lodi e scuse accondiscendenti dall’altra, ma continuo per la mia strada ostinandomi a considerare ogni uomo e ogni donna degni di questo nome come sacri e inviolabili portatori di una Vita che DEVE esser sempre e comunque rispettata anche quando opinioni usi e costumi divergono ma l’onestà la sincerità rimangono insostituibili guide di Vita.

Purtroppo chi la pensa diversamente è una moltitudine ma io insisto a non scompormi per problemi molto più grandi di me che comunque non potrei risolvere con le mie sole forze e mantengo una posizione che più che neutrale è di paziente attesa che il senno riemerga vincitore da questo pantano di merda in cui i soldi sono i veri protagonisti in incognito, e rimango neutrale almeno sinché nessuno pensi di poter toccare impunemente i miei cari.

E così continuo ad usare le mie mani al servizio di chi ne ha bisogno e mi cerca aiuto, ma se credete che anche qui sono tutte rose e fiori …

Ad esempio, c’è un argomento di cui nessun fisioterapista parla mai: dei possibili effetti dell’incontro delle proprie mani col corpo dell’assistito, e nonostante le apparenze, anche se nel suo piccolo, non si tratta di un problema da poco per le conseguenze che può creare a livello interpersonale.

In effetti si tratta di un “momento” che in ogni tipo di terapia può condizionare i risultati ottenibili perché questo contatto che consente anche importanti passaggi di bioenergie oltre ai pluricollaudati effetti meccanici, quasi mai lascia del tutto indifferente psicologicamente la persona trattata e le sue reazioni risultanti sono estremamente variabili.

Nel corso di un trattamento terapeutico si può veder reagire la gente che passa dal medio al totale gradimento ad una insofferenza mal contenuta se non addirittura ad un rifiuto istintivo e completo dell’aspetto manuale della terapia, un vero ostacolo fisiologico contro le reazioni fisiche, chimiche o meccaniche positive che questo contatto dovrebbe provocare nell’organismo dell’assistito.

Niente di più facile che nell’intimo della persona trattata emergano silenziosamente sensazioni di una piacevolezza sul momento gradita che però nel giro di poco tempo si trasforma in un accumulo progressivo di sensi di colpa come se il provare un rilassamento piacevole e coinvolto o anche qualche cosina in più … fosse un qualcosa da rifiutare come una caduta verso un basso morale di cui ci si è sentiti immuni sino a quel momento.

Sia ben chiaro che sto trattando una parte estremamente delicata del rapporto terapeuta/trattato e in cui mi sto totalmente esimendo dal prendere in considerazione quelle situazioni che purtroppo si possono verificare coinvolgendo operatori molto poco professionali, uomo o donna che siano, non conta, se si fanno fuorviare da una pur possibile attrazione istintiva e naturale ma poco controllata, esercitata da un aspetto diciamo “troppo” gradevole del corpo di qualche assistito o assistita.

Ma capita anche, e più spesso di quanto pensi, che sia la stessa persona che si fa trattare, che inizia a galoppare con la fantasia scambiando certi contatti manuali intimi anche se professionalmente asettici nelle intenzioni e talvolta tecnicamente indispensabili, per un tentativo di “intrusione” indebita e forzata nella propria privacy psicofisica, ma più somatica che mentale.

Gesti che possono del tutto gratuitamente far scaturire, anche se con un processo automatico in menti poco padrone dei propri corpi fisici, la sensazione di esser state vittime violate nel proprio intimo emotivo, sensazioni che inizialmente “sforano” libere automaticamente, anche se solo per un attimo (siamo fati di carne o no?) in un senso di piacevolezza, ma che sono soggette a venir represse nel giro di un attimo grazie ad un mucchio di motivazioni psicologiche personali spesso proprio gratuite e ipocrite in un individuo maturo e psicologicamente sicuro di sé ed autosufficiente.

Povero animo umano, così vulnerabile, così in balia dei propri sensi e delle proprie voglie represse …

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