AL FUOCO, AL FUOCO … AL LUPO, AL LUPO …

27 novembre 2015

fuoco

Io ho paura solo di due cose fra tutte quelle indipendenti dalla “mediazione” umana, perché alle sue conseguenze non c’è limite arginabile.

Io ho paura solo dell’acqua e del fuoco … nemmeno dei terremoti, mi ci sono trovato in mezzo ANCHE a quelli, ma la sensazione di intollerabile perdita di ogni controllo mentale, psicomotorio, nei confronti di una massa d’acqua che invade ogni luogo a te circostante o dell’incendio in cui il fuoco implode, esplode, dilaga, si contrae e si dilata, e “brucia” annullando nel terrore ogni tua capacità reattiva, bene, io penso che questa sensazione sia difficilmente superabile da parte di un individuo normale, e non parliamo dei tanti ragionieri della vita in cravattino, ben palestrati e rosolati alle emissioni di una lampada UV ma di qualsiasi uomo della strada.

Io sono il fortunato possessore di un caminetto (direte, che c’entra? aspettate) che durante la stagione invernale, e non solo, mi piace tenere acceso perché la legna che brucia, parla, canta, ti invia dei messaggi anche acustici che toccano nel profondo.

Anni fa mentre lavoravo giù in taverna dove c’è il famoso caminetto e dove avevo sistemato tutto il sistema di montaggio video professionale con cui lavoravo quasi quotidianamente, non volendomi interrompere nel corso del lavoro che stavo facendo, avevo pensato di caricare molta legna nel caminetto stesso e, una volta avviato il fuoco, mi ero dedicato esclusivamente al mio lavoro.

Allora non avevo ancora certe malizie e non sapevo che della legna troppo ricca di resina come ad es. quella di un pino, poteva generare emissioni di gas che evaporando poteva salire con la spinta dell’aria calda nella colonna fumaria ma che poi, arrivata ad un certo punto, iniziava a raffreddarsi e “a galleggiare” come una bolla nell’aria circostante sinché magari pure ingrossatasi per questioni di accumulo, poteva benissimo generare come una piccola esplosione con una liberazione istantanea di una fiammata difficilmente contenibile.

E così capitò, infatti proprio mentre ero tutto assorbito dal mio lavoro, iniziai a sentire come un rombo che proveniva dal caminetto e dopo il primo stupore mi alzai per andare a controllare e mi resi conto che tutta la canna fumaria si era tramutata in un enorme Becco Bunsen.

Corsi subito in giardino per guardare il comignolo e vidi delle fiamme quasi bianche che ne uscivano altissime in verticale, in pressione …

Il mio cervello pur così brutalmente attivato, mi offrì una soluzione: correre nel sottotetto (tre piani sopra) per recuperare una fune da scalata in montagna.

Uscire sul tetto , fissare la corda da qualche parte e buttarla giù in un cortiletto antistante dove c’era una presa d’acqua, ritornare giù prendere una delle tante pompe per l’irrigazione, legarla alla fune, ed aprire il rubinetto, tornare di corsa sul tetto e recuperare la fune con attaccata la canna dell’acqua e, tolto in condizioni precarie di equilibrio e sforzo il piattello del comignolo (cemento armato rovente di oltre 25 Kg. di peso) e recuperata la fune con attaccato il tubo dell’acqua, iniziare a versare nel comignolo il getto del liquido salvatore.

Solo che l’incendio non si spegneva, anzi sembrava che con quella immissione di acqua la pressione del fuoco avesse preso forza …

A quel punto, sempre più spaventato ed anche innervosito dalla folla di curiosi che dalla strada o dalle case attorno assistevano alla scena e senza che nessuno mi offrisse il suo aiuto, mollai tutto e scesi a cercare un telefono con cui chiamai i Vigili del Fuoco.

Dall’altra parte del filo, una voce professionalmente calma mi ascoltò, mi disse di stare tranquillo perché sarebbero subito intervenuti e, en passant, mi chiese se nel frattempo avevo pensato di spegnere il fuoco sotto in taverna.

Già, era l’ultima cosa a cui avevo pensato, ed infatti quel fuoco, quella legna incandescente non facevano che alimentare l’incendio.

Recuperai a volo due secchi d’acqua, e li buttai su quell‘ammasso incandescente e subito chiusi la saracinesca in ferro del caminetto e poi mi misi in attesa che gli omini vestiti di rosso arrivassero.

Quando arrivarono con gran festa dei bimbi del vicinato e anche di qualche adulto pirla, le fiamme ormai non uscivano più dal camino, solo le sue pareti di refrattario rimanevano incandescenti e così sarebbero incredibilmente rimaste per le successive 24 ore, ma ormai il pericolo di incendio era scongiurato e non avevo dovuto nemmeno subire i soliti danni che ti procurano i pompieri quando aprono i getti delle loro lance in un ambiente chiuso.

Perché vi ho raccontato questa storia, vera, tra l’altro, verissima?

Semplice, pensavo ai presunti seguaci di Maometto che stanno gettando il terrore ovunque arrivino agitando quel loro surrogato di “Bibbia” islamica riveduta e corretta.

Non sarebbe sufficiente impedirgli alla base di alimentarsi alle loro fonti di armi, di denaro e di quanto gli serve, per annullare loro e certe loro farneticazioni terroristiche?

O no?

Già dimenticavo, la mamma di Caino e Abele non può non dar da mangiare ad entrambi anche se in piatti differenti …

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