Utero in affitto … SALDI! …

15 febbraio 2016

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Se credete di dover sopportare per colpa mia un pistolotto moraleggiante e molto attuale in appoggio o contro alle convivenze gay con annessi e connessi sino ai diritti loro negati dall’ipocrisia generalizzata di una società codina, siete fuori come un balcone, e speriamo che questo tormentone nazionale come al solito politicizzato si concluda in modo civile anche se molti presupposti mancano clamorosamente a causa di interessi privati di ogni tipo.

Ma mi sapete dire in nome di che cosa, di quali valori si combatte questa guerra?

E’ da un po’ di tempo che mi è venuta in mente l’idea non troppo peregrina di fare un parallelo tra Utero in affitto e l’utilizzo di quella “cosina là” che le donne mettono quotidianamente in affitto, in vendita, la cedono per scambio merci o prestazioni varie, barattano in cambio di favori di qualsiasi genere … o donano per Amore (o anche se la tengono stretta solo per sè! E già qui si vedono le differenze mentali tra maschio e femmina).

Lo Stato, quando di Amore proprio non si parla, ancora una volta in questo caso fa lo gnorri, anche se il meretricio (organizzato o meno) è un fenomeno commerciale esentasse di tutto rispetto e a copertura nazionale e internazionale e il suo budget annuo in pari periodo coprirebbe tranquillamente il nostro debito nazionale verso l’Europa e rappresentando una realtà molto dinamica, quasi come il mercato della droga e del crimine che quasi sempre vanno di pari passo, dovrebbe esser preso maggiormente in considerazione se non altro per non lasciarlo liberamente in mano a chiunque abbia le mani sporche e possa generare ulteriori danni.

Non perdete tempo quindi ad alzare scandalizzati il sopracciglio sinistro (o destro, in centro non ce ne si trova) se mi sentite parlare della professione più antica del Mondo (che non fa certo onore al Genere Femminile e a certe sue pretese di elevazione sociale) e allora, lontani da qualsiasi considerazione etica o sulle sue finalità economiche, valutiamone le meccaniche sociali con l’eventuale insorgere di diritti di base, per individuare quale deve essere l’atteggiamento più consono nei suoi confronti da parte dell’uomo della Strada.

E partiamo dal concetto che chiunque dovrebbe avere il diritto di decidere liberamente per sè stesso e quindi anche per il suo corpo; al limite, qualora privo di convincimenti religiosi limitanti, anche di decidere di autoterminarsi in casi tragici tipo malattie terminali.

Ma se offrire un “pezzo” del proprio corpo (ad esempio un rene) o l’utilizzo a distanza di un Utero come merce di scambio retribuibile economicamente è una cosa che deve dipendere solo dalla volontà dell’individuo libero, assieme alla decisione di farlo gratuitamente o meno, cosa c’è di tanto scandaloso se ad essere messa sul banchetto del mercato è proprio quella “cosina là” ?

Idem quindi dicasi per chi decide di vendere provvisoriamente il proprio utero, od un ovulo da essa prodotto …

Non mi sembra questa una delle solite battaglie radical chick, mi sembra che il problema di certe scelte coinvolga chiunque in un senso molto più profondo e che una volta capitone il senso, la coscienza non permette più di giocarci troppo attorno.

Basta che certe decisioni non coinvolgano negativamente altri con le loro scelte di provenienza…

Ahi! Già, ma per quanto riguarda l’Utero in affitto mi è sorto il dubbio lecito che poi qualcun altro verrà forzatamente coinvolto … e allora le responsabilità personali aumentano e non c’è Legge umana che regoli le cose in modo chiaro e corretto.

D’accordo che nessun figlio ti può chiedere di venir messo al mondo o meno, ma sta poi a te fargli sentire che è stata una scelta di amore e che per lui ne valeva la pena magari anche vivendo non da principini ma con le pezze al culo.

E che dire se ci sono delle madri che non vogliono nemmeno sfiorare o vedere la vita che è stata loro estratta dal quel loro ventre che è stato gravido per nove mesi trasmettendo sensazioni di vita che dovrebbero aprire qualsiasi cuore.

Ma se ad una “madre” va di comportarsi così e la sua coscienza tace tranquilla, ciò che le importa è solo di mettersi in tasca il denaro pattuito per la “fatica”, suvvia, chiamiamola “prestazione” eseguita, cosa c’è di strano, di diverso dal solito quando uno vende e l’atro compera?

Mettere il cartello “Affittasi” sull’Utero o sulla patatina … non è il medesimo gesto?

Non si tratta di due termini paralleli del medesimo sillogismo?

Una cosa l’abbiamo chiarita e forse abbiamo anche chiarito che anche se non vogliamo tranciare giudizi su nessuno in nome della libertà di scelta di ogni individuo (ripeto, qui non si parla di Etica, di Leggi Civili o Religiose, di Credo Politico) stiamo solo parlando di quella vocina che ti sale da dentro e si chiama Coscienza, ad un orecchio attento non possono sfuggire molte stonature.

Purtroppo, riguardo all’Utero in affitto, non possiamo far finta che non esistono le tensioni emotive che spingono una coppia qualsiasi impossibilitata a procreare, a cercare in ogni modo di risolvere il suo problema, e io insisto a non capire per quale motivo in alcuni Paesi, dopo aver bene incerottato l’Etica si conceda di far mettere in affitto un utero anche se dietro pagamento e si chiudano invece i casini, si perseguano coloro che cercano sesso a pagamento o si finga di concedere libertà di movimento alle professioniste del settore sino a che non si dimostri che hanno “adescato” qualche povero pirla carente di autostima e dai genitali di veloce e facile soddisfazione.

Sempre di autogestione di “corpo” fisico si parla.

Ma di fatto queste Signore per lo Stato non esistono quindi non pagano alcuna tassa sui loro proventi, certo lo Stato non può essere il loro protettore o gestore, questione di aggettivi … quanta ipocrisia …

Ma poi c’é anche l’aspetto più penoso del problema, ovverosia la convinzione che tutto si può comperare, mica solo la patatina, anche quando Madre Natura con tutte le sue sacrosante ragioni (soprattutto quelle della Selezione Naturale che va avanti da sola) da detto di NO.

Comperare, ma sempre dopo aver fatto scelte precise e magari esigendo il diritto di reso se la fornitura non è stata soddisfacente, funziona così adesso, anche in Rete, non è vero?

Se si prova tanta necessità di amare perché non adottare un povero microcefalo, uno spastico o un down conclamati sin dalla nascita e destinati ad una vita di sofferenza e solitudine?

Certi vicoli di questa Terra abbondano tragicamente di poveri disgraziati senza speranza.

E poi, non era stato fatto fuori una volta per tutte quello zio Adolfo che parlava di Razza Selezionata e Superiore e che pensava di far costruire uno stampino con cui far venire alla luce solo chi diceva lui, proprio lui che non era nemmeno biondo e aveva qualche lontano parente di Razza Semita?

Già, ma poi, con quali motivazioni riguardo alla mercificazione del corpo umano permettere ad esempio di far eseguire un trapianto di rene che si sa venduto a caro prezzo ma che ufficialmente lo si dichiara regalato in rispetto del perbenismo di ruolo?

Le convenzioni ipocrite lo reclamano: se te lo regalo, è lecito, se te lo faccio pagare, è reato.

Non vi sembra che in questo modo di ragionare ci sia qualche stonatura morale anche se ci sono tante assonanze ben intonate ma prese poco in considerazione tra gli aspetti della questione che sto portando avanti?

Ricordate, sto sempre parlando di grandi numeri, so molto bene che poi la realtà è zeppa di variabili che dimostrano il contrario, ma queste variabili rappresentano sempre piccole quantità e poi, si sa, il mondo è vario …

Io spero che la Natura si decida ad esser più clemente con tutti e la smetta di distrarsi infilando in corpi maschili animi femminili e viceversa, che ogni donna possa procreare quanto desidera anche se con moderazione e coscienza reale di ciò che veramente desidera, e che scompaiano dalla faccia di questa terra non solo tutte le donne che si vendono al primo, al secondo, al terzo … arrivato qualsiasi sia il prezzo corrisposto (perché vorrebbe dire che ogni essere umano, maschio o femmina, ha finalmente ritrovato la propria dignità) ma anche tutte quelle superdonne che ogni tanto ci inciampano dentro tanto se la tirano e che sono le prime a minare il terreno dei rapporti interpersonali tra maschio e femmina che dovrebbero convergere positivamente verso l’istituzione sociale più naturale: la FAMIGLIA.

Qualche esaltato (senza offese) secoli addietro diceva “Volli, volli, fortissimamente volli”, ma i libri di Storia non raccontano da quale pancia molto sazia rispetto alla Media uscisse tanta saggezza.

Mia nonna Anna invece, donna semplice e madre amorosa ed attenta, di acciaio temperato ed abituata a doversi guadagnare ogni cosa con fatica e senza sperperi, nei suoi insegnamenti ricordava molto più equilibratamente che “l’Erba Voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re”.

Meditate gente, meditate … le linee di demarcazione tra moralmente lecito e tecnicamente possibile spesso si incrociano pericolosamente, altro che “Convergenze parallele” (Aldo Moro, infatti l’hanno fatto fuori proprio per questo).

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