PRANOTERAPIA (… ma serve a qualcosa o sono tutte palle?)

30 marzo 2016

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Esiste un tipo di ferita destinato nella stragrande maggioranza dei casi a creare grossissimi problemi di cicatrizzazione: sto parlando di quei tagli “a sega” e non lineari come quelli provocati da una lama tagliente ma spesso compagni di traumi con schiacciamento, percussioni e scontro con superfici non solo taglienti ma anche irregolari oppure creati da lame dall’anima triangolare.

Ed è per questo motivo che qualche secolo fa era stato vietato internazionalmente l’uso di lame simili alle Misericordie veneziane (pugnali tipo baionetta) che dove colpivano era assicurata non solo l’infezione ma anche il rifiuto dei tessuti a riaccollarsi e risigillarsi fra di loro con tutte le conseguenze del caso vista la totale mancanza a quei tempi di antibiotici e disinfettanti dedicati.

Bene, giusto subito prima di Pasqua ho dovuto abbattere un pino altissimo, oltre i 20 m. e “capitozzare” un platano centenario che si era caricato di rami che uscivano troppo dal suo baricentro.

Una mattinata di lavoro proficuo, divertente e senza il minimo problema, e poi, una volta “tornato a terra” ho iniziato a pensare a tutta l’ingente ramaglia che era stata tagliata.

Dopo mezz’ora di lavoro con la macchina tritarami, la maledetta si è inceppata e ho dovuto provvedere ad aprirla, liberare le lame rotanti e farla ripartire senza chassis un istante giusto per vedere se tutto funzionava correttamente.

Funzionava, funzionava talmente bene che a mezzo metro di distanza la lama rotante mi ha “risucchiato” una mano e dopo aver imprigionato uno dei guanti che indossavo ha fatto scempio del povero pollice della mia mano sinistra.

Tranciati i tendini, qualche vena, ma per fortuna, l’osso, appena intaccato.

Qualche ora di intervento, bloccaggio con ingessatura del povero dito e arrivederci alle prossime medicazioni …

Il Chirurgo (bravissimo) che mi ha operato, era convinto che dove mi aveva suturato i lembi frastagliati a dente di sega, per l’appunto, era convinto, dicevo, che in più di un punto i lembi di tessuto ricucito sarebbero andati in necrosi, cosa del tutto attendibile in casi come questo.

Invece, con suo grande stupore sin dalla seconda medicazione, una settimana dopo l’incidente quando mi sono stai tolti i punti, la ferita si presentava con una cicatrice rosea e perfettamente “chiusa”.

Miracolo?

Non penso.

Io so soltanto che ho avuto l’occasione di provare su me stesso gli effetti di una pranoterapia molto, molto serrata e continua, anche la sera quando andavo a letto sino a quando non mi addormentavo, usando la mia mano destra che avvolgeva la zona ingessata del dito pesantemente infortunato.

Il gesso è stato rimosso e quando mi hanno detto che avrei dovuto fare parecchia fisioterapia per riacquistare la prensilità dell’arto, ho chiesto candidamente perché? mentre mostravo il dito ormai libero e mobile, su comando, in ogni direzione.

Io so molto bene che ci credete e non ci credete, l’importante invece è che tutto sia tornato a funzionare … anzi, domattina tiro fuori un paio di motoseghe e mi metto a ridurre nelle giuste dimensioni tutte le sezioni di tronco rimaste accatastate in fondo al giardino.

 

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