IL MONDO IGNORATO

1 luglio 2016

rin

Una doverosa premessa per chi è capitato per caso da queste parti ed appartiene alla nutrita categoria di quelli che vivono col telefonino o con la playstation in mano: accomodatevi pure da un’altra parte, qui di solito si parla in una lingua che non capite.

Sabato scorso ero andato con mio figlio maggiore a fare un giro sottoterra (per miniere abbandonate) e non avevamo creduto di avventurarci oltre quel che l’intelligenza e la prudenza consigliano poiché io, più che altro per non caricarmi di troppo peso, non avevo portato alcuni componenti essenziali per la sicurezza tipo 100m. di fune da alpinismo con moschettoni e gadgets vari e qualcos’altro tipo lampade particolari.

Così ci eravamo addentrati poco più di un centinaio di metri sottoterra ma poi eravamo tornati sui nostri passi dato che in più di una situazione bisognava oltrepassare zone franate o infilarsi in passaggi un po’ critici solo se ben attrezzati.

Ieri siamo tornati in loco chiaramente con tutto quel che serviva ed abbiamo iniziato a perlustrare il ventre di quella montagna che sembrava un immenso formicaio vuoto suddiviso in più piani intercomunicanti attraverso tunnel, “camini” e passaggi vari.

Centinaia e centinaia di metri di condotte, torrenti veloci, saloni sotterranei alti anche una decina di metri e tenuti in piedi da pilastri di roccia, lì lasciati per sorreggere quegli spazi svuotati.

Cavità di geodi sventrati in anni di lavorazione mineraria e intere zone dai soffitti ricoperti di stalattiti bianche come porcellana …

Ovunque tracce delle “vene” dei minerali che erano stati estratti, ricche e silenziose testimonianze che in quel buio ovattato ma non opprimente non incutevano timore ma solo un senso di rispetto che solo chi ama l’essenziale può comprendere.

Durante il nostro aggirarci non senza fatica tra un livello e l’altro, con l’arrampicarci su o giù per “camini” lunghi anche 50, 60 metri, ad un certo punto, proprio al termine di un cunicolo di poco più di un metro di diametro che in effetti prometteva molto poco, al massimo l’immagine di qualcuno dei tanti crolli che il Signore Tempo e la Natura decidono di effettuare, ho udito un urlo di stupore di mio figlio, di solito molto silenzioso, che mi precedava di qualche metro.

Davanti a noi si apriva verso il basso una enorme cavità che scendeva di quasi un centinaio di metri tutta percorribile grazie ad una vera e propria scala di metallo che si snodava sin oltre dove la luce del mio faro led potentissimo poteva illuminare e che ricordava per l’ampiezza uno di quegli scaloni che le dive di un tempo scendevano a passo di danza sui palcoscenici di qualche famoso recital.

Vi giuro che non sto esagerando …

Un tuffo al cuore per tanto spettacolo …

Purtroppo non sono riuscito a scendere completamente perché ad un certo sottolivello l’ossigeno ha iniziato a diventare troppo povero per me e non era il caso di rischiare anche se sicuramente, una volta giunti in prossimità della miniera inferiore i flussi di aria si sarebbero rigenerati …

Ma vi giuro che lo spettacolo di quella cattedrale scavata nel ventre della Natura da tanti omini che vi avevano lavorato con tanto sudore e la forza esclusiva delle proprie braccia, con un po’ di esplosivo e solo negli ultimi tempi avevano potuto sostituire il piccone con i martelli pneumatici, aveva qualcosa di magico e tornare sui nostri passi quando il tempo era ormai trascorso lo abbiamo fatto non senza un malcelato dispiacere …

Fuori, per tornare alla nostra auto posteggiata in un tornante, dopo ore di permanenza sottoterra, ci attendeva una lunga discesa lungo la montagna, sotto ad un’acqua che Dio la mandava e io forse speravo di cancellare un po’ di tutte quelle brutture che l’uomo si è inventato.

Tutto inutile, la Civiltà ci stava attendendo a braccia aperte.

 

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