x22

Quanto sto per scrivere attizzerà parecchio i padiglioni auricolari di chi è ad ogni costo in cerca di pruriti, anche di tipo sessuale, perché no?

Siamo tutti delle bestioline, chi più chi meno, e di solito, di più i maschietti, particolarmente ricettivi in quel senso, almeno mentalmente, anche quando il pisello serve ormai solo per far pipì (miracoli delle sinapsi cerebrali di questa sottorazza del Genere Umano e a cui, recriminando talvolta, appartengo).

E sicuramente irriterà parecchio quelli di un paio di mie amiche che non mi perdonano mai quando i miei post prendono una certa direzione, ma non è colpa mia se non vogliono accettare l’importanza del sesso anche “libero” nella vita quotidiana.

Dopo anni, vi giuro che è proprio vero, settimanalmente o quasi, continuo a praticare massaggi soprattutto miorilassanti a integerrime signore, ma anche trattamenti terapeutici veri e propri spesso camuffati da massaggi solo nella mente di chi me li richiede, tanto io so bene cosa serve dietro ad una certa immagine fornita da certe persone oltre a quanto mi vengono a raccontare, e queste persone poi mi rimangono nel tempo fedeli forse proprio perché le mie mani offrono loro in modo asettico esattamente ciò che esse richiedono a livello più o meno cosciente.

Uno dei peccati più pesanti della cultura religiosa di casa nostra è sicuramente quello di aver demonizzato il sesso.

C’è una bella signora in particolare, felice sposa ancora non giunta alla cinquantina e senza figli, che sin dalla prima volta che mi è venuta a trovare, è stata chiarissima su quello che voleva: ogni centimetro del suo corpo era a totale disposizione delle mie mani per venire trattato come avrei potuto e voluto decidere io personalmente sulla base delle mie esperienze e della mia sensibilità, con dolcezza o con energia purché riuscissi a rilassarla, potendo toccare fisicamente ogni millimetro quadrato di pelle, tranne che per quei pochissimi centimetri e quel che ci stava sotto, cioé, tanto per parlar chiaro, in zona capezzoli e in quella pubica.

Voi capite che dopo simili premesse qualsiasi terapeuta serio si sarebbe fatto venire qualche “piccolo” interrogativo su questo atteggiamento, dato che l’influsso di certe manovre tattili in corso d’opera si sarebbe comunque fatto sentire in zone immediatamente limitrofe.

Potenza del cervello sui sensi …!

In ogni caso, e posso dire ormai da anni, questo rapporto che è diventato come altri estremamente fiduciario, si mostra durevole e pare che quel che faccio funzioni a dovere, anche se mi fa proprio pensare che io delle donne non capirò mai nulla … forse proprio “per fortuna” ….

E, se me lo concedete, vi giuro che sotto alle mie mani, di donne belle, brutte e bellissime e talvolta estremamente femmine, ne sono passate molto di più della cosiddetta “media” che un maschio normotipo riesce ad avvicinare nel corso della sua vita.

Ciò che più mi crea pensieri ancor più che intimi e tutti miei, è la licenza data da questa signora di farsi “toccare” anche in zone molto intime anche se non intimissime, quelle che lei stessa dice riservate esclusivamente al suo compagno, e che in realtà non possono rimanere proprio insensibili senza che nelle “immediate vicinanze” avvenga qualche sollecitazione tattile parallela non voluta.

Eppure …

E così va avanti da anni: a fine trattamento la signora soddisfatta si ricompone, rimette a posto la biancheria intima davanti ai miei occhi senza alcuna remora falsamente perbenistica, anzi talvolta mi invita a controllare se in alcuni punti un po’ al limite mi sembra che tutto “vada bene”, poi un grazie e un arrivederci alla prossima.

Grazie al cielo mamma e papà mi hanno creato ed allevato regalandomi tutti i sistemi possibili di autocontrollo perfettamente funzionanti e proprio non mi succede mai che nemmeno in certi momenti un po’ scabrosi mi capiti di provare eccitazione, però vi assicuro che certe volte rimane io stesso rimango stupito del mio autocontrollo .

E’ mai capitato a voi maschietti di sentirvi dire da una donna per cui avreste fatto la bava: … caro, carissimo, che bello essere amici perchè fra di noi non potrà esserci mai nulla … mentre in effetti … intanto te la mettono in mano … o quasi … e non solo per modo di dire …

Ecco, una cosa del genere.

Ma in effetti, nel cervello di chi viene coinvolto in queste situazioni diciamolo, un po’ al limite, si tratta anche di un qualcosa di estremamente positivo perché in certi momenti ti rendi conto che anche se nessuna te lo vorrà mai riconoscere apertamente, tu stai dando e in modo molto pulito quel che nessun compagno amoroso sarà mai in grado di offrirle in momenti di vera e totale intimità nel rispetto di certe dinamiche fisiologiche femminili decisamente molto intime …

Quel quid che ha moltissime attinenze con quel modo di sentire che ha dentro di sé ogni donna e che mai, dico mai, lei consentirà che venga alla luce del sole, nemmeno negli attimi di maggior trasporto col proprio compagno.

Vi ricordate di quel post in cui dicevo che in quanto ad equilibri, quando vuole, la donna è la versione “x.2” del Genere Umano in cui i poveri maschi, nonostante tante pretese di superiorità, di fronte a qualsiasi femmina non possono che venire in seconda linea?

Appunto.

Annunci

COLICA RENALE? NO.

12 gennaio 2016

109

Ieri sera è venuto da me un signore più per raccontarmi di un disturbo che lo affliggeva ormai da più di un mese che per farsi trattare, una noia dolorosa a cui pensava di doversi rassegnare visto che chi lo aveva “visitato” gli aveva solo prescritto, come al solito, antiinfiammatori e antidolorifici senza capire di cosa si trattava.

Il tipo in questione è stato affetto per parecchio tempo da coliche renali provocate da renella di ossalato di calcio ed io, quando tempo fa mi aveva interpellato grazie a conoscenze comuni, con l’esperienza in merito che mi ritrovo, lo ho aiutato parecchio sinché le sue coliche non sono diventate uno spiacevole ricordo ridotto al ruolo di una minaccia da tener comunque presente soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione.

Proprio ultimamente aveva fatto una serie di esami clinici di routine che nonostante l’età, oltre i 70 anni, rivelavano tutti i valori nella norma.

Il disturbo consisteva in una sensazione di forte infiammazione alla giunzione dell’uretere destro con la vescica urinaria, sensazione che nel tempo si era amplificata con disturbi tra colon e fegato con l’aggiunta di vaghi pizzicori in zona cistifellea.

Dopo alcune esperienze non proprio felici con chi non era riuscito a fargli cessare le coliche, nulla da stupirsi se io avevo conquistato la sua completa fiducia risolvendogli i suoi problemi renali anche solo offrendogli consigli che ormai sul disperato aveva deciso di seguire nella convinzione che nulla di peggio gli sarebbe potuto capitare.

Così senza offrirgli l’impressione di volerlo convincere a farsi “trattare” gli ho rivolto tutta una serie di domande dalle cui risposte potevo tentare di tracciare uno schema corretto della situazione.

Anche se erano presenti alcuni sintomi rivelatori che avrebbero potuto far pensare alla fase finale di una colica renale asintomatica in cui la renella si è incastrata con qualche granulo più grande all’ingresso in vescica, quel che non mi convinceva erano i “pizzicori” e il fatto che il disturbo non era continuativo oltre al fatto che nessun farmaco antiinfiammatorio aveva ottenuto il benché minimo effetto.

Così, cogliendolo di sorpresa, ho tirato fuori una pallina da tennis e gli ho chiesto di farmi il favore di sedercisi sopra con la natica opposta a quella dove sentiva il disturbo, così, tanto per fare una prova … intanto potevamo continuare a raccontarcela su.

Il tipo mi ha dato retta anche se non capiva il senso di quel che gli chiedevo, ma si sa, quando c’è la fiducia …

Dopo un quarto d’ora il disturbo era scomparso in allegra compagnia di tutti gli altri sintomi.

Pallina magica?

No, sistema dell’Antiginnastica di Therese Bertherat, anche se applicato in modo, diciamo, creativo.

In effetti non ho fatto che porre un rimedio meccanico alle conseguenze portatrici di “dolori riferiti” di una compressione anomala di un nervo dislocatosi dalla sua sede naturale per un qualsiasi motivo (tranquilli, non si tratta del Nervo Sciatico … forse peggio …) e di cui non sto a dirvi nome e cognome, né tantomeno della “zona” critica e poco nota in cui si era verificata e vi risparmio anche la lezione di Anatomia, se no subito qualcuno di mia conoscenza mi accusa di voler fare il “professore”.

Liberi di non credere a quanto ho raccontato, no problem, ci sono abituato, ma il problema non è certo mio …

TERAPIE ALTERNATIVE

11 gennaio 2016

picslab 046

Come vi comportereste se improvvisamente veniste assaliti da forti dolori in una zona ben precisa del vostro corpo, ad esempio lungo una gamba, e subito ( … subito, s’intende, pagando) correste a fare tutti gli esami clinici necessari per capirne l’origine ma vi sentiste diagnosticare “che proprio non avete nulla” che non vada?

Altri esami, altre analisi, altri medici … stesse risposte.

Non si tratta di problemi articolari, non si tratta di episodi di tromboflebite, di cisti, di linfonodi, di esiti di traumi, di “ginocchio della lavandaia” … insomma?

Al massimo qualche camice bianco sentenzierà che dovete provare ad assumere degli antiinfiammatori assieme a degli antidolorifici, ma nulla più.

Tipo … dottore ho mal di testa … pigli un’aspirina …

… Ma di cosa si tratta?…

… Lei intanto pigli l’aspirina poi, se il male non passa, vedremo cosa si può fare…

Una prospettiva veramente deprimente, ma purtroppo, questa è quasi sempre la norma.

Ad esser sinceri, in questi ultimi tempi, anche perché i medici prima di aprir bocca e magari vedersi scaricare addosso una denuncia per incompetenza o colpa, di esami clinici ne prescrivono anche troppi, è raro che un paziente che dichiara un disagio venga sottovalutato, ma alla fine il risultato, anzi, la certezza di ottenere un risultato chiaro e sicuro è sempre troppo futuribile.

Mi sapete invece dire perché ci sono persone, poche invero, che magari non possiedono nemmeno una cultura specifica, che si mettono lì, iniziano a guardare dove vi fa male, vi sfiorano o anche vi maneggiano un pò e voi di colpo non sentite più male anche senza aver assunto nessun farmaco?

Miracolo?

Non diciamo fesserie.

Stregoneria?

Idem.

Ma allora?

Mai sentito parlare di trasmissione di Bioenergie?

Anche se bioenergie fa rima con fantasie, si tratta di una cosa molto seria che stranamente la Medicina Occidentale fa molta fatica ad ammettere, eppure, se anche in questo campo gli orizzonti pullulano di venditori di fumo,si possono verificare tanti di quei risultati positivi apparentemente impossibili da ottenere che una domanda piccolina in merito sarebbe meglio farsela piuttosto che rifiutare a priori e con aria di sufficienza ciò che non si conosce.

 

35

Questo discorso si fa sempre più difficile e spinoso e sicuramente tanti saranno le dita indice accusatrici, ma non è per questo motivo che ne ritardo la pubblicazione, quindi, cose mie, niente “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Nonostante, soprattutto da parte femminile, la media degli esseri umani sia apparentemente lontana nell’arco della propria quotidianità attuale da pensieri o atti che coinvolgono la propria sfera sessuale, anzi, direi proprio che la tengono accuratamente isolata soprattutto quando la loro vita sociale è abbastanza scarna o, esattamente al contrario, troppo impegnata, e non esiste nemmeno contatto “umano” vero e continuo col proprio prossimo, nonostante questa innegabile verità che non porta certo punti qualità all’animo maschile che dando retta alle sue inclinazioni naturali pare così incline al sesso libero, le donne hanno un modo tutto loro per scavalcare, per azzittire certi inevitabili richiami naturali.

Come? Semplice, li riconvertono in altre direzioni, distraendoli anche con soluzioni tipo la cura del proprio corpo, trovandosi interessi alternativi di solito culturali, o rendendosi disponibili all’allargamento a forme di amicizia sincere ma asettiche che col sesso nulla hanno a che fare e lasciano spazi aperti a tutto quanto non mette in rischio la propria posizione psicologica di esseri fondamentalmente e culturalmente monogami … almeno sino a ieri.

E poi, comunque sia, i loro attributi fisici seguono sempre in modo estremamente personale leggi di mercato dipendenti unicamente dalle loro scelte da cui è impossibile sfuggire se non commettendo violenza.

Due millimetri più in là, la Muraglia Cinese.

Quando poi arriva il momento quotidiano dello “stacco” dalle cose derivanti dalla propria posizione sociale soprattutto lavorativa, con tutti i suoi impegni i tempi a disposizione sempre esigui e gli impegni infiniti, le donne, anche quelle nel frattempo diventate madri, ritrovatesi nel guscio familiare o di quello che ne fa le veci, si ricordano di certe attenzioni attinenti alla sfera sessuale ma in linea di massima solo nei confronti del loro partner maschile, o anche femminile, quello o quella del momento o di una vita intera, caso quest’ultimo sempre meno frequente,.

E quando questo partner non esiste o non esiste più ma hanno creato un loro nuovo spazio in cui allevare figli, pensare alla carriera, dedicarsi ad altre attività che le assorbono totalmente, le donne, che al contrario degli uomini sanno vivere anche da sole e sono esseri incredibilmente forti anche in questo, sono capaci di anestetizzarsi il cervello rendendolo insensibile, almeno apparentemente, a qualsiasi altro richiamo depistante come potrebbe essere quello del sesso senza per questo intristirsi in un’esistenza in ogni senso grigia.

Le donne solitamente hanno un senso fortissimo della dignità personale, al contrario dei maschi in genere, ed è difficile che concedano “licenze” estemporanee ad estranei ma anche ad altre persone a loro vicine se in quel momento si sentono impegnate affettivamente, spiritualmente, mentalmente, con un’altra persona.

Ciò non toglie che anche se difendono a spada tratta questo diritto di esclusiva, non possono evitare che in corpo e mente si accumulino comunque i vari stress, insoddisfazioni comprese anche se messe dentro all’armadio, che non risparmiano nessuno e chi di loro in un modo, chi in un altro cerca delle “pezze” con cui riequilibrarsi.

Considerando che uno dei non molti sistemi con cui TUTTI riusciamo talvolta ad alleviare le nostre tensioni non solo parlandone con chi riteniamo degno di fiducia, è quello di farci manipolare attraverso massaggi di vario tipo e pratiche affini che hanno tutte in comune il contatto manuale con altre persone che oltre a saper rilassare i nostri tessuti contratti e sciogliere le articolazioni, ci trasmettono, per quanto ne sono in grado, bioenergie talvolta potenti, talaltra appena percepibili, ma generalmente positive, non è raro che le donne ricorrano a questo metodo in teoria asettico, meglio se chi manipola il loro corpo è una femmina.

Si possono anche ottenere i medesimi risultati psicologici facendo sesso, non sorridete, è così, ma bisogna esser capaci di farlo bene e a mente libera, proprio tutti, maschietti, femminucce e appartenenti ad altri generi di orientamento sessuale con la vernice fresca.

E’ sufficiente che il nostro cervello abbia aperto la porta di tutti quei filtri mentali che tanto potere hanno sul nostro corpo e quindi sui nostri sensi consentendo loro, quando la strada è aperta, di elaborare naturalmente quel che ricevono per restituire in ritorno i più appaganti equilibri.

Non è raro, sempre grazie al passaparola di gentili signore che ho “massaggiato” con varie tecniche e con loro piena soddisfazione, non è raro che mi capiti di venir poi contattato da loro conoscenti di ogni età, con le quali, anche se sino a quel momento perfettamente sconosciute, parlando poi assieme in fase di anamnesi, emergono senza troppi giri di parole tutte le motivazioni dei loro stress talvolta ben datati, talvolta inconfessati persino in ambito familiare.

E quelle nient’altro sono che preoccupazioni reali, non pruriti passeggeri, responsabili dichiarate di certi status negativi, anche a livello subliminale, tra cui quelle latenti da troppo tempo e mai confessate prima, e magari non proprio di poco conto, di quelle insomma che ti fanno diventare la schiena dolorante e rigida come un guscio di tartaruga, ma comunque risolvibili senza dover ricorrere al veleno di certi farmaci, sempre storie di quotidiane tensioni somatizzanti che senza false modestie le mie mani hanno imparato a dissolvere.

Purtroppo (per loro) con le donne in genere questo talvolta non funziona come dovrebbe dal punto di vista terapeutico quindi in senso liberatorio perché io sono del sesso opposto al loro, e certi “contatti”, certe familiarità “tattili” che fra donne sono ritenute normali anche se si trovano davanti ad una perfetta sconosciuta, e anche nonostante tante loro arie di esseri evoluti e moderni, mentalmente liberi, le mie sono e rimangono le mani di un maschio e si sa, la libera fantasia di chi si fa trattare, mentre riceve vero benessere fisico, può correre gratuitamente dove proprio non dovrebbe, anche senza malizie, in buona fede, ma scambiando piacevole benessere fisico e rilassamento con qualcos’altro di più e troppo intimo.

Reazioni naturali e comprensibili sempre a causa di quei condizionamenti culturali e psicosomatici di cui parlavo in precedenza e che possono creare sensi di colpa per quanto la “pelle” fa loro avvertire istintivamente e che attivano nuove tensioni, anche se si tratta di qualcosa di piacevole, solo perché opera di un estraneo.

Poi c’è il secondo lato della questione, ossia, dopo che sono riuscito nella mia azione rilassante, e anche se quanto esponevo qui sopra non si è verificato immediatamente nel corso del trattamento, si possono in seguito però attivare strani meccanismi mentali per cui la donna, rimuginando, inizia ad analizzare per quale motivo è stata così bene anche senza aver minimamente pensato di poter venire coinvolta sensualmente e tantomeno non essendo partita dal suo intimo alcuna apertura in questo senso, come accade di regola, perché è sempre la donna che apre per prima la porta.

In poche parole lei pensa di aver ricevuto sensazioni piacevoli ma forse indiscrete perché prive della sua preventiva concessione, la cosa insomma è uscita dai paletti del suo controllo, e invece che muoversi come driver si è sentita manovrata, ricevendo sensazioni forse inattese senza averne concessa una convinta autorizzazione … lasciando perdere tutte le considerazioni gratuite che le viene istintivo di fare sul piano morale.

Concetti difficili da mettere per iscritto ma per nulla nebulosi per l’onesto che vuol capire analizzando.

Così, non potendo negare che il grado di distensione è stato pari a quello del benessere fisico ma di un gradimento generale dall’intensità inaspettata nel venire manipolata (anche se l’operatore ha sempre mantenuto il massimo rispetto delle zone più intime del suo corpo) partono subito quegli irrigidimenti psicologici a posteriori che per una forma di prudenza, io dico di insicurezza, le consigliano di non ripetere l’esperienza con quel massaggio che doveva essere liberatorio prima che la cosa inizi a piacerle troppo, che finisca per coinvolgerla in qualcosa che non vuole, oppure, cosa anche più frequente, le generano in automatico un fastidio psicologico che diventa corporale e proprio fisicamente insopportabile …

Un po’ come se mentre uno sta guidando l’auto e gira lo sterzo a destra, la macchina invece gira a sinistra e nasce l’angoscia paralizzante e disperata di aver perso il controllo del mezzo con tutte le conseguenze che ne possono derivare …

Grazie al cielo ho a che fare anche con donne vere, mature, adulte ed equilibrate che continuano a farsi trattare da me perché mi considerano al pari di un medico di fiducia, ed è quasi impossibile che si facciano anche solo sfiorare da occasionali pensieri che abbiano qualche riferimento con la sfera sessuale.

Ciò che talvolta offende la mia professionalità (offende … si fa per dire) comunque si può riassume in una situazione di questo tipo (capitata l’ultima volta tre settimane fa):

Si presenta una sconosciuta che richiede un massaggio psicosomatico o distensivo in genere.

Io cerco come al solito di farmi spiegare bene quale è il suo vero problema se è riuscita ad individuarlo da sola e comunque preventivamente cerco un dialogo a 360° parlando infine anche di quelli che saranno i miei “confini” operativi che comunque lei afferma di accettare volentieri.

Sa che per farsi “manovrare” senza frapporre ostacoli psicologici dovrà mostrarsi in abbigliamento succinto, almeno come se fosse al mare a prendere il sole, sa che la finalità del massaggio richiesto è il raggiungimento di uno stato di benessere, di distensione, qualche minuto di tregua per “staccare la spina” e che richiede la massima collaborazione e disponibilità psicologica … e sa anche perfettamente che il vero terapeuta professionista non allungherà un dito di mezzo millimetro oltre a quanto è giusto e dovuto.

Eppure, è sufficiente che nel corso del trattamento la donna inizi a sentir emergere nel suo corpo troppo di quel piacere che lei era convinta di saper annullare a comando o contenere entro certi limiti per lei leciti anche se con un po’ di elastica malizia, perché quanto si è raggiunto col trattamento venga immediatamente vanificato e si creino le condizioni per far tornare a breve le contratture, aggravate in più da un senso di sincero disagio.

Così a causa di sensazioni che debordano libere e incontrollate nell’intimo dalle sue presunte capacità di autocontrollo, di solito sul momento accetta e senza grossi problemi che quel trattamento venga comunque terminato, ma poi non si farà più vedere e interromperà qualsiasi contatto col terapeuta che in realtà ha solo lavorato bene.

Comunque sia sono tutte esperienze in cui c’è sempre da imparare.

In realtà, chi si fa annaffiare il cervello da certe fantasie, invece, di SESSO, di quello vero e appagante, ne sa ben poco, ne parla a sproposito e temo che anche in quanto a saperlo gestire nella sua vita personale quotidiana per quel che gli potrebbe invece offrire, la montagna dei suoi credo è già franata irrimediabilmente.

Fine del tormentone.

lam

(attenzione, post lunghissimo …)

Quando si gira l’interruttore della luce, di solito, la lampadina si accende.

Sempre che l’interruttore funzioni, che la lampadina non sia bruciata, che non manchi la corrente elettrica e che questa sia dei valori giusti per accendere i suoi filamenti e non per far cilecca o bruciarli …

Era il lontano 1950.

Mi trovavo, con la mia bellissima mamma, al mare, in vacanza, a Gabicce Mare sull’Adriatico dove papà era direttore e responsabile medico di una colonia marina dell’allora “Montecatini” per tutto il periodo estivo.

Avevo otto anni e vivevo tranquillo e sereno circondato dall’affetto dei miei e forse momentaneamente mi mancava solo un po’ la vicinanza con la figlia della portinaia della casa in cui allora abitavamo a Milano.

La piccola Franca, l’amica del cuore con cui spesso “giocavo al Dottore” , un gioco che, nonostante non si facesse nulla di male mentre le nostre mani ed i nostri sguardi cercavano istintivamente di conoscere qualcosa di più dei nostri giovani corpi, mi faceva provare sensazioni nuove, strane e piacevoli dentro di me e che ricordo ancora con tenerezza.

Un pomeriggio, mentre ero rientrato in albergo per fare merenda, mi comparve di fronte una bellissima bimba, bionda, dai lunghissimi capelli che le scendevano sulla schiena come un fiume di luce e due occhi chiari color oro.

Come ti chiami? Le chiesi, ma lei sorridendo mi disse … ich non capire, ich Deutsch, ich Ilse.

Ilse, quella notte non riuscii a prender sonno per parecchie ore, quel volto mi aveva rapito.

La mattina dopo, sulla spiaggia, incollato alla sua tenda incurante dei richiami degli amichetti che mi invitavano a giocare assieme, non avevo occhi che per lei, e cercavo di capire il significato di quelle strane parole che pronunciava nella sua lingua, sotto agli sguardi divertiti dei reciproci genitori.

Ormai era arrivata l’ora di fare il bagno ed a gesti avevamo concordato di farlo assieme ma poi mentre ci avvicinavamo alla riva di quell’acqua tranquilla allora ancora limpida, lei mi prese per mano e ci mettemmo a camminare lungo il bagnasciuga.

Il caldo era veramente forte, il sole di fine mattinata picchiava mentre noi due, incuranti di tutto e di tutti, camminavamo in silenzio guardandoci ogni tanto negli occhi felici ed affascinati da tanta inspiegabile attrazione reciproca.

Tutto era molto bello perché allora di gente ce ne era in giro poca e si riusciva ad avere anche una parvenza di intimità pur essendo sempre su di una spiaggia.

Intanto le nostre mani non si volevano più staccare per non perdere quella sensazione affascinante che provavamo anche se le palme sudatissime incominciavano, come dire, a pizzicare proprio a causa dello stesso sudore che aveva iniziato a bagnarcele ma incuranti continuammo a camminare lungo la riva con le manine incollate fra di loro.

Di quei momenti non ricordo altro, cercate di capire, sono passati 65 anni … se non che mi sentivo il cuore in gola, ma il contatto di quella mano che si era totalmente affidata alla mia, come se si fosse saldata assieme, non lo scorderò mai.

Qualche sera più avanti, lei mi fece capire che l’indomani sarebbe partita e ci demmo appuntamento per quella sera stessa al molo, vicino a dove tutte le sere si andava a correre e a giocare con altri bimbi della stessa età, cosa che allora si poteva fare senza incorrere nei pericoli delle tante porcherie quotidiane a cui oggi ci siamo abituati.

Mi ricordo che nel silenzio e nella discreta penombra della sera e sempre tenendoci per mano ci sedemmo sugli scogli ad ascoltare il suono dello sciabordio dell’acqua di quel mare così tranquillo e complice sotto ad un cielo senza luna ma illuminato da stelle luminosissime come ho rivisto solo tanti anni più tardi pernottando tra le sabbie del Sahara nell’Acakùs libico.

Le nostre spalle si toccavano appena, i nostri corpicini innocenti e timorosamente vicini vicini, sinché avvertii un piccolo tremito che aveva scosso Ilse e mi voltai ad osservare il suo volto mentre le nostre labbra si sfiorarono per un solo istante ed un fulmine di luce mi attraversò dalla punta dei capelli alla pianta dei piedi …

La Mattina seguente, quando mi alzai e corsi giù nella Hall dell’Albergo feci appena a tempo ad intravederla mentre si stava dirigendo con suoi verso l’auto che li stava attendendo, e poi scomparve per sempre, Ilse …

Fu vero Amore, primo Amore?

Parlerei più che altro di azioni bioelettriche e di reazioni biochimiche.

Adesso non fate quella faccia, non sto cercando di distruggere qualche momento di poesia vissuta, non faccio altro che decodificare razionalmente e con chiarezza scientifica quel che successe in quei momenti “fatati”.

La Natura dei nostri corpi animali, o se preferite, fisici, è stata programmata per farli agire e reagire ogni volta che si avvicinano ad un altro corpo e a seconda degli stimoli dati e ricevuti, spesso filtrati prima dai nostri sensi e poi dalle nostre menti che “giudicano” chi ci sta di fronte o accanto e stabiliscono l’attivazione di determinate reazioni istintive inizialmente corporee (avete presente ad esempio la “pelle d’oca”?) e poi anche comportamentali.

Reazioni che ci fanno inevitabilmente avvertire dentro di noi sia semplici sensazioni organiche sia pensieri e sentimenti di accoglimento gradito o di rifiuto, raramente di indifferenza.

Questi accostamenti corporei che solitamente sono casuali, tipo il sedersi in metropolitana di fianco ad un perfetto sconosciuto, possono anche esser voluti o cercati specificamente dall’individuo nella sua vita consociativa e coinvolgono la sua ricettività generando reazioni fisico chimiche che si esprimeranno in una miriade di comportamenti consequenziali sia di accettazione sia di rifiuto secondo una scalarità di valori altrettanto vasta.

E così come due corpi possono accettare reciprocamente o rifiutare la immediata prossimità fisica (e anche psicologica) tra di loro secondo regole individuali precise, il DNA spesso è complice ignaro, gli individui, soprattutto quelli umani, in più sono facilmente condizionati dalle attività del pensiero e della ragione, spazi in cui le esperienze acquisite e la considerazione sia negativa sia positiva che si ha di se stessi giocano spesso ruoli più negativi che positivi in quanto creano prevenzioni mentali molto difficili da sconfiggere.

Ciò è scientificamente provato come è provata la generazione spontanea di quegli ormoni che in caso di reciproca accettazione sociale faranno da catalizzatore per tutta la serie di comportamenti che poi si verificheranno nei contatti diretti tra persona e persona.

E torniamo alla nostra lampadina, dicevo, click … e la luce fu.

Parliamo quindi di qualcosa sicuramente scomodo per la maggioranza delle rappresentanti del Gentil Sesso dalle civilissime italiane parti nostre (meglio se già di una certa età, dai 40 in su, le nuove generazioni, nonostante tante pecche di ultima generazione, grazie a Dio sono riuscite ampiamente a liberarsi da tante seghe mentali, culturali, moralistiche, beghine … anche se non ancora del tutto).

Chiunque di voi avrà provato almeno per una volta a farsi massaggiare, se donna poi, lo avrà fatto affidandosi di solito e preferenzialmente alle esperte mani di un’altra donna, quasi “mai” a quelle di un uomo (tutti maiali … pensiero comune) … a meno che non sia gay … e a meno che non ci si sia trovata, non abbia avuto il coraggio di tirarsi indietro con qualsiasi scusa …

Ma in questo caso con tutte le antenne ben ritte in cielo per controllare che quelle “pericolose” mani non viaggiassero verso mete “riservate” come se il suo corpo fosse quello dell’unica femmina desiderabile e desiderata su questa Terra.

Ma poi, inevitabilmente, dopo l’approccio immediato che dovrebbe essere considerato come formalmente lecito, normale e scontato tipo visita dal ginecologo o anche solo dal medico della Mutua, rotto il ghiaccio, si rende conto che quello che lei aveva tanto demonizzato, invece si rivela piacevole, molto piacevole e che in fin dei conti non sta accadendo nulla che interferisca con i propri pensieri di donna seria e convinta di esser dotata di un ottimo autocontrollo, in poche parole che nessuno le sta rubando qualcosa di intimo e soprattutto senza il suo permesso.

Quindi, almeno per quella volta, via libera …

Poi il rilassamento ha iniziato a trasformarsi in piacere vero e proprio anche se non sessuale perché il suo cervello le consente di mantenere a livello zero tutte quelle forme reattive che tanto servono per chiudersi a riccio e quindi difendersi nei confronti di cose e persone che stanno oltrepassando la famosa “distanza sociale”.

A parte il fatto che da povero maschio pirla non capirò mai perché se nel corso di un massaggio effettuato da una donna ad un’altra donna debba venir considerato lecito, asettico, anche se piacevolmente intimo oltre alle righe, qualsiasi contatto fisico, anche uno di quelli off limits, diciamo sui seni o in zona inguinale (così importante per le azioni di drenaggio linfatico) mentre se è l’uomo ad eseguire il trattamento e se la donna non è sufficientemente adulta, matura e psichicamente padrona di sé e del suo corpo, subito si creano degli irrigidimenti, delle reazioni di disagio che anche se non impediranno immediatamente la comparsa del senso di piacere provato, poi, quasi di regola, con i ripensamenti, a distanza di poco tempo indurranno la donna medesima a troncare ogni rapporto con il terapeuta maschio avanzando il dubbio molto politico e di fantasia che lui “abbia voluto provarci” mentre il problema è mentale ed è e rimane irrimediabilmente tutto suo…

E nulla cambia psicologicamente per la nostra protagonista se la donna che ha eseguito il trattamento era per caso omosessuale, dichiaratamente lesbica, oppure un altrettanto dichiarato gay maschio, inutile continuare il discorso, ci siamo capiti perfettamente, anche con quelli o meglio quelle che fanno finta di non recepire i termini della critica.

Quante volte prima di iniziare qualsiasi trattamento con una donna ho chiesto se era sicura di non provare disagio alcuno nel venir “toccata” ovunque, anche solo sul volto, non dove la biancheria intima svolge la sua funzione primaria?

E quante volte, cioè sempre, mi sono sentito rispondere che potevo fare tutto quello che ritenevo più opportuno?

Ma quante volte, a trattamento terminato senza che nessuna femmina avesse mostrato NESSUN disagio né reale né apparente (almeno formalmente) mi sono sentito ringraziare per l’esperienza bellissima e richiedere quando sarei stato libero per un prossimo trattamento ma poi non ho più né sentito né rivisto le persone in questione?

Donne, vi voglio bene e tutto sommato vi capisco, quindi non giudicherò quello che è il vostro comportamento nell’ottanta per cento dei casi …

Quante occasioni però perdute per stare meglio, per risolvere problemi anche intimi e di stress e non solo fisici, eppure … così è se vi pare … diceva qualcuno …

Di buono c’è che col rimanente venti per cento delle donne, una volta messi ed accettati reciprocamente i giusti “paletti”, si riescono ad ottenere dei risultati veramente positivi e si stabilisce quel rapporto di reciproca stima e fiducia che invece dovrebbe scoccare sempre nella mente di chi in effetti aveva già deciso di fare un certo percorso che se eseguito correttamente è almeno discretamente liberatorio nei confronti delle tensioni della vita quotidiana.

D’altra parte, saltando di palo in frasca, ma mica poi più di tanto, tutti, o quasi, hanno il diritto di prendere la patente e di andare in automobile … sino a quando si ricordano a cosa servono volante e freni perché se si gira la chiavetta dell’avviamento, il motore parte, la strada è aperta e forse è meglio aver già deciso dove e come andare.

log

Mi capita con sempre maggior frequenza di incontrare persone che si lamentano di non riuscire a risolvere i loro problemi che, a parte certi traumi tipo distorsioni etc., in grandissima parte sono di tipo psicosomatico, ma al contempo, non esimendosi di cercare di spillarmi simpatricamente qualche “info” o qualche giudizio senza alcun impegno reciproco … mi assicurano di aver individuato delle “ricette” che paiono valide se non altro per avvicinarsi alle soluzioni ambite e su cui comunque mi chiedono un parere.

Un po’ come andare in una concessionaria auto di una marca, stressare un commerciale con ogni tipo di richiesta, e poi, una volta saputo quel che volevano, o convinti della cosa …, fiondarsi da un’altra parte per effettuare un acquisto che inconsciamente avevano già pianificato nella loro mente e da cui non avevano pensato nemmeno lontanamente di dover recedere.

So bene che mi stanno sicuramente leggendo persone che si possono riconoscere in quel che sto scrivendo come da una foto tessera, ma posso garantir loro che innanzi tutto non sto “parlando all’asino perché intenda il conducente”, e poi che purtroppo certi modi di comportarsi sono ormai tanto comuni che sentirsi da parte loro chiamate in causa come uniche destinatarie di quella che è e rimane una benevola e paziente critica generalizzata, è solo una delle tante forme di presunzione di cui sono affette.

Anzi, direi di più, queste persone le ringrazio per avermi dato un importante spunto per i miei Post.

Sarebbe infatti molto bello che, leggendo fra le mie righe e individuando magari ad istinto quella che per loro potrebbe essere veramente una soluzione importantissima, anche se magari non definitiva, dei loro problemi più pesanti ed immediati, sarebbe bello che capissero che il loro destino è esclusivamente nelle loro mani, dell’impegno che vorranno o riusciranno a mettere nella vita quotidiana sino al momento in cui potranno gridare ai quattro venti che sono vive e libere, magari casualmente, proprio essendosi servite del mio ben collaudato aiuto.

Invece pare che le bugie che raccontiamo a noi stessi per habitus mentale, pur essendo perfettamente consapevoli che di bugie si tratta, e che sono solo dei labirinti a fondo cieco, siano l’unica alternativa opinabile.

Se un problema esiste, permane caparbiamente e si vuole risolverlo bisogna innanzi tutto analizzarlo senza troppa pietà verso se stessi, affrontarlo con altrettanta decisione e poi, dato che siamo esseri umani e tutti possiamo incorrere in errori, una volta appurato sulla nostra dolente pelle che abbiamo scelto un percorso non valido, negativo, addirittura contrario ai nostri interessi, visto che siamo “sopravvissuti” sino a quel momento, trovare il coraggio di mettere la retromarcia e intraprendere un altro percorso ben selezionato grazie alle esperienze pregresse e comunque da seguire con altrettanta grinta e maggiore oculatezza, ma questa volta fatta di zero fantasie sicuramente tanto gratificanti quanto solo fantasie e null’altro.

A meno che tutte le negatività dichiarate non ci

facciano comodo,

psicologicamente e facciano parte della nostra dieta psicosomatica quotidiana per la sopravvivenza morale.

In questo percorso di crescita decisamente in salita e quindi irto di difficoltà, non è poi così impossibile incontrare anche casualmente chi ti porge la mano disinteressatamente ma i timori sistematici diventati consuetudine mentale ed una certa indisponibilità istintiva che spinge a crogiolarsi nelle proprie situazioni negative sono l’ostacolo più difficile da superare per chi in effetti i problemi ce li ha, si sente debole al loro cospetto, è diffidente verso tutto e tutti tranne che verso se stesso che talvolta è proprio il peggior nemico, e si trova disorientato.

Chi poi barando clamorosamente sostiene che, volendolo veramente, si può crescere ed acquistare nuove energie senza subire traumi, soft o hard che dir si voglia, perché si è trovata una strada “preferenziale”, appartiene ad una schiera molto nutrita del Genere Umano, ma sino a che non cambierà registro, questo individuo rimarrà solo un immaturo inconcludente.

Il guaio è che il mondo è pieno di questi immaturi che però come Dottor Jekyll e Mister Hyde, appena si infilano la solita maschera di individui ufficialmente ben “inseriti” a dir loro perfettamente nel loro consesso sociale, moltissime responsabilità loro affidate spesso fanno l’effetto di un’automobile che in piena corsa su di un’autostrada fa un salto di corsia e chi sta passando di lì, coinvolto senza arte né parte, paga per loro che invece se ne escono tranquilli dall’auto sfasciata, salgono su di un’altra e riprendono la corsa.

Come comportarsi allora?

Non bisogna fare nulla di stravolgente tranne che qualche operazione, momentaneamente traumatica per se stessi perché irta di novità, di analisi onesta unita a qualche iniezione di coraggio, e soprattutto decidendosi a cambiare le proprie logiche comportamentali decisamente fallimentari.

Quante volte, con altre motivazioni, in altre situazioni si è fatto un salto nel vuoto o in quello che sul momento sembrava tale ma che “intrigava”, come il credere in un sentimento non riconosciuto, il dare fiducia al primo arrivato grazie ad alchimie sensoriali istintive …

C’è da dire che chi come me in questo momento sciorina consigli e giudizi, in realtà, da solo, non potrà mai rendersi conto appieno delle situazioni altrui, anche quando se ne fa carico per dare aiuto, infatti tante realtà apparentemente troppo difficili e inadeguate alle forze degli interessati si possono invece affrontare assieme tenendosi per mano e munendosi del coraggio che, anche se sommerso, al momento giusto non manca mai, e tentare vie che magari l’istinto consiglierebbe in netta opposizione con le sicurezze suggerite a voce grossa dalla Ragione.

Ma si sa, le guerre si vincono con coraggio, determinazione e tentando anche quella fortuna che certe volte favorisce anche senza porgere il conto.

Come diceva quella famosa matrigna dei cartoons disneyani?

… Specchio, specchio delle mie brame … chi è la più bella del reame?…

(ma alla fine, n.d.R., che ci dò, che ci dò, che ci dò … lo specchio si rompe … per lo stress, e a quel punto, quand’anche ci si accontentasse di uno specchio frantumato e rimesso assieme, non c’è colla che riesca più a tenere veramente insieme i pezzi per molto).

 

 

 

 

 

 

01

   Ultimamente le mie capacità di terapeuta “fuori dalle righe” sono state messe a dura prova da un anziano con gravi e immobilizzanti dolori in zona pubica.

   Nel primo intervento sono riuscito a risolvere il problema in tempi molto contenuti, anche perché il trauma si era appena verificato e quindi le contratture erano molto localizzate e gestibili con un minimo di disagio da parte del malcapitato, ma purtroppo, successivamente, a causa, non ridete, di un potente starnuto notturno, il microtrauma e le conseguenti contratture si sono riattivate in quella zona già abbastanza infiammata rendendo quasi impossibile qualsiasi manipolazione locale in misura efficiente.

   A quel punto parecchi avrebbero gettato la spugna e consigliato di ricorrere almeno ad un esame radiografico preventivo presso uno specialista qualificato, che sicuramente avrebbe prescritto anche un antidolorifico ed un antiinfiammatorio, ma io nel tempo, con l’esperienza, ho appreso che quando sembra che non ci sia immediatamente una via di soluzione, esiste sempre la possibilità di sfruttare il proprio istinto e le sue capacità intuitive e se a questo si aggiungono una buona conoscenza dell’Anatomia umana ed una discreta manualità …

   Così, lavorando di fantasia e sfruttando le mie conoscenze in riflessologia ho iniziato a manipolare i piedi dell’ultranovantenne, che tra l’altro collaborava eroicamente nonostante i dolori, nella speranza di riuscire ad individuare la VERA sorgente del trauma proprio tramite le espressioni del suo volto.

   Così, non senza sorpresa, “a tatto” ho appurato che i dolori derivavano da una contrattura che iniziava lontano dall’inguine lungo la gamba sinistra e più precisamente nella zona degli attacchi tendinei dei muscoli della coscia, dove appunto un tendine si era dislocato in modo anomalo sul fianco dell’articolazione del ginocchio.

   Ho quindi iniziato a massaggiare l’arto cercando di rilassare le sue fasce muscolari indurite in un crampo che attraversando la coscia intera trovava la massima tensione all’inguine coinvolgendo localmente anche altri tessuti, sinché con un gesto ben preciso, ho sbloccato la fascia tendinea facendola scivolare nelle sua sede corretta.

   Con un “tac” molto teatrale il dolore è improvvisamente sparito, rimaneva solo la dolenzia residua di una contrattura testarda perdurante da parecchie ore e sicuramente aggravata da qualche carenza di potassio.

   Ma io non sono un medico e questo lo dovrà appurare e porre sotto terapia adeguata qualche bravo specialista in camice bianco, magari uno dei pochi rimasti che non hanno paura di “toccare” il paziente.