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Quando capii che le Arti Marziali si praticano più col cervello che col corpo, mi resi conto e non solo teoricamente che solo “esercitando delle leve” potevo aver ragione di avversari ben più potenti di me, iniziai anche a capire che per far ciò avrei avuto bisogno di conoscere a fondo il mio corpo per mantenere gli equilibri necessari e per sfruttare al massimo ogni mia fibra muscolare.

E fu così che sotto la sapiente guida del mio primo Maestro, anni e anni addietro, iniziai non senza le prime difficoltà a esercitarmi con questo obiettivo e quindi praticando anche tutta una serie di “sforzi statici” molto controllati soprattutto nelle posture oltre che nelle tensioni che erano l’unico vero veicolo adatto ad individuare e quindi a controllare ogni mia fibra, ogni articolazione del mio corpo.
Riuscire a poter utilizzare al meglio in ogni istante della quotidianità il proprio organismo anche se non si possiede un fisico da stunt man, è il frutto di una paziente selezione fisico mentale che al momento giusto potrà attivare in automatico, cioè istintivamente ma soprattutto correttamente, ogni articolazione, ogni muscolo, per svolgere una funzione determinata senza movimenti goffi e legati, ed al massimo delle loro possibile efficienza.
Fra i primi insegnamenti delle Arti Marziali è preponderante quello relativo a saper cadere per terra senza procurarsi danni e sa Dio quante volte mi hanno fatto rotolare per terra partendo da ogni posizione stando in piedi, quelle più innaturali comprese, o sotto spinte destabilizzanti create ad artificio.
Nel corso della mia non breve vita ha distrutto (chiaramente non volendolo) una Honda Four, due Suzuki Enduro, una Yamaha, due Africa Twin (una nel Sahara), e per ultima una fantastica BMW 1150 GS, ma ora sono in pensione anche con le due ruote se no mia moglie chiede il divorzio (per mia colpa), eppure con tutti i “voli” che ho fatto, e sono veramente tanti, alcuni pure spettacolari, non mi sono mai fatto neppure un graffio.
Credetemi, tutto merito del saper volare, atterrare, rotolare via senza creare attriti … basta che il tuo corpo sappia istintivamente raggomitolarsi quando è più opportuno in posizione fetale lasciando del tutto decontratta la muscolatura non interessata a questa funzione.
Provare per credere.
Ma tornando a noi, a quel processo di individuazione e selezione di cui sto parlando, mi si chiederà a cosa poi possa servire tutto ciò quando magari si vive casa, ufficio, casa, letto, casa TV, partita di Calcio …
E’ solo una questione di orizzonti mentali più o meno disponibili ad essere aperti e pronti a quanto ci può capitare in qualsiasi momento, gli antichi Romani dicevano saggiamente: “Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace prepara una guerra …)
Di sicuro se la Salute è un problema, soprattutto quando si inizia ad essere meno giovani, una buona conoscenza di come funziona la nostra macchina corpo può aiutare positivamente in una percentuale molto elevata di problemi apparentemente risolvibili solo con l’intervento del solito Medico nel 999 x 1000 dei casi,.
Il bravissimo medico che come al solito comincerà col prescrivere esami su esami per poi dirci alla fine del girotondo che è proprio vero che abbiamo quel disturbo, che sentiamo male, che abbiamo dei problemi (veramente gravi solo nel 10% dei casi) e poi … e poi è meglio che mi cucia la bocca.
Il nostro corpo è una macchina meravigliosa, estremamente complessa, dotata di protezioni naturali di ogni tipo e di livello elevato, almeno sino a quando non ci impegniamo, come accade sempre più spesso, a far disastri con vizi, stravizi o anche solo per stupida ignoranza: vi sembra quindi così peregrina l’idea di volerlo conoscere a fondo?
Vi mettereste alla guida di un jet pensando che vi è sufficiente la Patente B?
E allora che fare?
Bella domanda, ma non è questa la sede più adatta per rispondere, la soluzione, in quanto ad impegno individuale, non è simile ad una delle tante “strisciate” che fate quasi sempre onanisticamente ogni giorno sul Tablet o sul Telefonino.
L’impegno richiesto è decisamente superiore.

OSS …

24 dicembre 2014

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Ieri sera ho seguito con molta attenzione un film in Tv sul famoso (e veramente esistito) IP-MAN grande Maestro cinese di Kung Fu ma soprattutto promotore di Arti Marziali evolute soprattutto a livello mentale, di coscienza personale verso un traguardo di forza e indipendenza personale, una favola ormai defunta quasi ovunque.

Mentre le immagini scorrevano sullo schermo io cercavo sconsolatamente di fare dei paralleli con la mia esperienza fatta con l’ultimo Maestro, nel caso specifico quello di Aikido Iaido Yawara Do, a cui avevo affidato anche troppo negli ultimi anni la mia totale fiducia e disponibilità mentale … poco comprese, se devo esser sincero, e comunque MAI corrisposte, anche se per me questo non era un problema più grande di tanto, forse a causa della pazienza derivante mia età, nonché degli anni di cui ero più anziano del Maestro a cui avevo ritualmente affidato corpo e mente senza alcuna pretesa di riscontro emotivo in netta opposizione alle sue convinzioni in merito.

Ognuno è quel che è, come uomo, non si può pretendere l’impossibile.

Un Maestro comunque veramente potente sia fisicamente sia come capacità tecniche, un esempio raro, ma nulla da meravigliarsi visto di chi era stato allievo, il famoso “Ciroli” (per chi conosce la storia di questa Disciplina che, volendo, ti rende persino indice e medio di una mano più pericolosi di un colpo in canna di una 9Parabellum, ma che ti insegna anche pazienza, moderazione ed estremo autocontrollo oltre che ad usare il cervello a livelli superiori di attenzione come ARMA FINALE estremamente letale).

Certo, devi saper leggere tra le righe mentre impari Katà e tecniche veramente pericolose nel senso dell’aggressività sviluppabile, e questo non è un libro così aperto per tutti i suoi cultori per chi pensa di potersi appropriare con un po’ di pratica di una capacità manuale superiore di difesa ed offesa.

Quando poi, finito il film, sono andato a letto, ho cercato di ripassarmi mentalmente, come per anni ho fatto prima di addormentarmi, un paio di Katà e mi sono reso tristemente conto di aver perso certe continuità operative.

Ma vi garantisco che si tratta solo di un po’ di ruggine.

Questa mattina sono sceso nel mio studio, la mia “tana” dove ci sono tutti i miei libri, i miei MAC, i cristalli ed i minerali, i fossili, le conchiglie, le pietre raccolte nel corso dei miei giringiro … e tante altre cose che dureranno sino a quando ci sarò, ho appeso con un filo un foglio di carta all’applique a soffitto e mi ci si sono messo di fronte in posizione di riposo/attacco.

Quando ho sentito il mio Ki forte ed emergente, la mia mano sinistra è scattata e indice e medio hanno trapassato quel foglio di carta innocente per fotocopie che mai avrebbe pensato di venir trattato in quel modo.

Chi l’avrebbe mai detto dopo tanti anni di inattività sul Tatami ….

PAURA? PAURA DI CHE?

5 novembre 2014

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Qualche giorno fa una giovane donna che sto cercando di riabilitare nella deambulazione dopo un ictus cerebrale abbastanza grave perché mal seguito da chi doveva farle realizzare una riabilitazione seria, è giunta da me (veramente da lontano) per il solito trattamento settimanale accompagnata da uno dei suoi figli, un venticinquenne pimpante e robusto, nulla di strano visto il lavoro che svolge quotidianamente nelle campagne su mezzi agricoli “pesanti”.

Un ragazzo semplice, e massiccio mentalmente come i suoi muscoli, molto pragmatico con una grande passione: le Arti Marziali che purtroppo non può praticare come dovrebbe a causa della sua lontananza da centri abitati importanti che possono offrire dei Dojo degni di questo nome.

Al momento frequenta una Palestra “campagnola” in cui si insegna un mix di tecniche di difesa/offesa rubate a discipline orientali ed affini fra cui prevale una forma di Savate ormai parecchio trascurata qui al Nord.

Una grande importanza, nella realizzazione di queste tecniche “sul quadrato” viene affidata al lavoro di gambe e dell’uso dei “calci” tipo yoko gheri, ushiro gheri etc … e lui conoscendo per sentito dire qualcosa sulla mia ex attività di Yawaradoka, ha voluto darmi una dimostrazione pratica della potenza di quanto ha appreso dal suo allenatore.

Siamo andati in giardino ed io mi sono posizionato sull’erba a piedi nudi di fronte a lui, anzi, non proprio di fronte, con la solita angolazione di ventidue gradi sul fianco o poco più.

Lui tentennava, esitava a colpirmi forse preoccupato di poter far male a questo vecchietto che gli si parava di fronte senza nemmeno accennare ad una posizione di difesa con braccia e mani.

A quel punto, visto che si limitava a girarmi attorno, gli ho lanciato una battuta un pò scorretta che toccando sul vivo il suo orgoglio serviva proprio a fargli girare le scatole ed infatti lui si è deciso a “partire” sferrando un calcio ben caricato con un movimento dell’anca degno di una Cintura Nera.

Poveretto, è volato via senza nemmeno rendersi conto di quello che gli era successo e una volta finito col sedere sull’erba mi lanciava uno sguardo interrogativo.

Io, invece di arretrare per parare il colpo impegnando al contempo mani e braccia, gli sono semplicemente andato incontro di un passo con le braccia penzoloni e lui, mentre si sbilanciava leggermente per alzare la gamba e colpire si è visto venire incontro tutto il mio corpo che lo bloccava ostacolonadolo inesorabilmente con la sua massa “inerte” ed il suo pesofacendogli perdere l’equilibrio all’indietro vanificando il perfezionamento della sua tecnica di offesa che anche se fosse pesato più di un quintale sarebbe risultata inutile ed autolesiva ed in più peggiorando l’effetto della caduta amplificato dalla forza che aveva messo nell’esecuzione di quell’attacco.

Volendo, mentre rovinava a terra, avrei poi anche potuto colpirlo pesantemente, e lui se ne è reso conto mentre un’espressione stupita ed anche un po’ sgomenta gli incorniciava il volto, visto come avevo vanificato la sua tecnica senza nemmeno alzare un avambraccio, una mano … chi l’avrebbe mai detto, eppure aveva sferrato uno dei suoi colpi preferiti, uno di quelli meglio collaudati, di quelli che gli riuscivano meglio …

Se avete capito quel che volevo dire, prendete spunto dal consiglio di questo vecchietto: non arretrate mai di fronte a nulla, anzi, andategli incontro con prudente decisione, senza sottovalutare l’avversario, ma SICURI che ne uscirete vincitori ed usando “tutto di voi stessi” senza mai dimenticare quanto in effetti valete, MA CON OGNI NEURONE DEL VOSTRO CERVELLO IN OGNI CASO BEN ATTIVO.

Se vi va male, potete sempre riprovare, vi assicuro che su cento volte, almeno 90 saranno a vostro favore.

Amici miei …

30 luglio 2014

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Non posso non pensare a come si stanno scannando musulmani, ebrei e cristiani proprio a due passi dove Cristo è nato e dove qualcuno lo ha inchiodato ad una croce di legno e poi penso con nostalgia e tenerezza ad un episodio accaduto nel corso dell’ultimo mio viaggio nel ventre del Sahara libico, in compagnia di mio figlio maggiore, che da come guida sulla sabbia sembra aver fatto Scuola Guida nel deserto.

Un episodio che la dice lunga, volendo parlare di come la gente semplice, non mossa da interessi personali, dalla Politica o da odio razziale o dal desiderio di far proprio ad ogni costo ciò che appartiene ad altri, manifesta la propria bontà d’animo e la propria umanità a prescindere da colore di pelle, potere economico e livello sociale.

Eravamo in fase di ritorno da un giringiro che ci aveva spinti sino alle ultime falde dell’Akakùs, quasi ai confini con il Tassili Algerino e col Niger, la zona del Sahara ricca di affascinanti incisioni rupestri testimoni di una civiltà locale antica di decine di millenni e che sembra più una landa di Marte che un angolo della nostra Terra.

Migliaia di chilometri dalle sponde del Mediterraneo e dai suoi traffici, poi il lungo rientro sempre via Sahara quando si poteva una volta rientrati in Tunisia.

Un giorno, durante le operazioni di “liberazione” di una jeep insabbiata per colpa del suo maldestro guidatore, un compagno di viaggio occasionale, mio figlio, mentre collaborava a rimuovere la sabbia che bloccava l’automezzo, era stato ferito su di un braccio da uno scorpione che si trovava proprio là sotto.

Grazie a telefono e radio eravamo riusciti a farlo portare d’urgenza nell’ospedale più vicino, un tragitto sulle dune lungo come la Milano Firenze … ma alla fin fine giunto a destinazione, l’antiveleno gli è stato somministrato in tempo e a me non rimaneva che attendere sul nostro mezzo che me lo riportassero indietro curato, sano e salvo.

Io infatti non sarei mai riuscito da solo ad accodarmi alla piccola carovana di coloro che lo avevano portato in ospedale, perché avrei dovuto guidare io da solo la nostra auto che in quella situazione specifica di deserto NON per turisti, avrebbe richiesto particolari capacità di guida che a differenza di mio figlio io non possedevo.

E poi, mio figlio era in ottime mani e non era consigliabile accodarmi sul mezzo di soccorso e abbandonare in pieno deserto un automezzo come il nostro che sicuramente poteva far gola a molti.

Mi accinsi quindi a “rimanere di guardia” e mi organizzai anche spostando la jeep su di una duna da cui potevo avere una visuale molto ampia di tutto l’orizzonte.

Venne il tramonto, mentre pensieri negativi mi affollavano la mente e in più con il calare del buio cominciai a vedere con apprensione in lontananza tra le dune alcuni fuochi che denunciavano una presenza umana sino a quel momento nemmeno avvertita o individuata da lontano nonostante avessimo girato in lungo ed in largo in quella zona per quasi due giorni.

A preoccupazione si era aggiunta preoccupazione, anche se chi mi conosce sa che non ho ancora ben decodificato a oltre 70anni il vero significato della parola “paura”, ma di sicuro la situazione in cui mi trovavo con l’unico cordone ombelicale della pur potente ricetrasmittente di bordo sempre accesa, non era delle più piacevoli.

Di pericoli imminenti rivolti direttamente me non ne vedevo ma tutte quelle sicurezze diventate mie in tanti anni di pratica di Arti Marziali, confesso che anche se non mi avevano abbandonato non coprivano totalmente tutto il disagio di quella situazione anomala.

In fin dei conti, anche se a girare di notte a casa nostra e da soli può esser rischioso ma ci si adatta, in quella situazione, assenza di luna, buio pesto a causa di un fronte di nubi molto vasto che ricopriva il cielo, eravamo verso la fine dell’anno, ma soprattutto io solo come un cane, a bordo di una Jeep carica di gadget estremamente interessanti … vi assicuro che proprio tranquillo non riuscivo a stare.

Non avevo nemmeno acceso il motore per attivare il riscaldamento perché non conoscendo la precisa disponibilità di carburante, non volevo sprecare quello che doveva servire per il ritorno … e nel frattempo il termometro era sceso parecchio sotto allo zero.

Chi conosce il Sahara sa che non sto esagerando.

Io mi ero coperto come meglio potevo con la mia tuta “tecnica” da alta montagna ma il freddo era veramente duro ed era soprattutto il rimaner fermo sul sedile dell’auto che mi dava problemi.

Saranno state le tre del mattino, il mio dormiveglia si faceva sempre più agitato quando sentii bussare forte sulla portiera.

Una situazione da infarto.

Mai e poi mai mi sarei aspettato una cosa del genere in mezzo a tutta quella solitudine, a quel buio ed a quel silenzio rotto solo ogni tanto dal gracchiare della radio ad onde corte (non certo un CB) con cui mi comunicavano le condizioni di mio figlio monitorato a vista.

Dopo l’attimo di sorpresa, col cuore in gola e con l’adrenalina a 1000, dopo aver respirato a fondo, aprii la portiera un po’ a muso duro, e quando scesi dall’auto mi trovai di fronte a due individui i cui lineamenti distinguevo a fatica nel buio, proprio un bel momento!

Mi aspettavo chissà che da questi due sconosciuti che invece mi sorpresero chiedendomi cordialmente: … italiano? …

Sì, italiano e con un grosso problema … che un po’ in italiano, un po’ in francese, un po’ in inglese riuscii a spiegare.

A quel punto uno dei due, visto che ogni tanto mi mettevo a tremare come una foglia per il gelo, si tolse di dosso il brnùs (barracano) di lana di dromedario che indossava e me lo passò sulle spalle con un gran sorriso mentre l’altro tirava fuori da sotto alla sua tunica una bottiglia di un qualcosa di alcoolico più forte delle nostre grappe di montagna e che sapeva di dattero.

Mi fecero compagnia per un’oretta sotto alle stelle gelide parlandomi del gregge a cui stavano accudendo, chiedendomi dove abitavo, quanti figli avevo, su che “razza” di Jeep mi trovavo perché fatte così non ne avevano mai viste, di stare tranquillo per mio figlio perché in inverno il veleno degli scorpioni è più debole …

Poi come erano comparsi nel buio, scomparirono con un … ciao, Italia, tu amico, tieni pure brnùs, regalo, ricorda noi …

La mattina giunse presto, perché io tornato in auto, con i nervi prima a pezzi e poi finalmente un po’ rilassati ero riuscito ad assopirmi e il tempo finalmente era scorso veloce.

Le prime luci dell’alba e l’insistente ed acre odore di capra emanato dal brnùs che avevo tenuto addosso sopra alla tuta tecnica mi svegliarono rivelando un panorama incredibile: il deserto spolverato di ghiaccio mentre ormai a vista avanzava in mezzo ad una nuvola di sabbia la jeep che mi riportava mio figlio.

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Questa è la storia di un po’ come quando nel nostro paese civilissimo, il motore dell’auto ti tradisce, ti fermi per strada e cerchi aiuto a quelli che man mano ti passano di fianco; si fermano sempre tutti, vero?

Tutti amici, come su Internet, tutti fratelli …

Ed è anche una storiella dedicata a quelli che straparlano di pace ed uguaglianza ed hanno invece la bocca piena di spazzatura ed un cuore di pietra.

 

 

ttr   Sempre più spesso, facendo trattamenti terapeutici e non solo, mi capita di incontrare persone “tese”, parzialmente o totalmente contratte come se quella specie di guscio di tartaruga che tengono indossato a mò di corazza fosse l’unico modo valido per difendersi da un mondo circostante ostile che Deve esser combattuto ad ogni costo in ogni sua manifestazione.

   Sicuramente questo comportamento ha strettamente a che fare con la natura umana che generalmente porta gli individui ad essere sospettosi e prevenuti non appena iniziano sin dalla più tenera età ad avere i primi contatti sociali e scoprono che la vita non è fatta solo di diritti e che ognuno possiede un proprio orticello più o meno grande da cui attingere frutta e verdura fresca e gratis, ma, sorpresa, ben circoscritto da confini precisi da cui non sempre si è autorizzati ad uscire solo di propria iniziativa.

   Il problema è che la corazza da psicologica presto diventa fisica ispessendosi a ruota libera e allora diciamo che se una predisposizione a queste tensioni da una parte può essere ben compresa visto l’aria che tira di questi tempi, non è che ciò fornisca un avvallo automatico sulla correttezza di questo status inteso come unica cautela preventiva valida nell’arco della vita quotidiana.

   L’antica saggezza di chi si è reso conto sin dalla notte dei tempi della giustezza di saper “assorbire” la possibile violenza altrui senza rispondere alla forza con la forza e sfruttandola per rivolgergliela contro in caso di necessità e che con ciò ha fissato la prima Regola delle Arti Marziali, quelle che nelle intenzioni primordiali avrebbero consentito ad un essere inerme di sapersi difendere sapientemente “solo” con cervello e mani anche da un aggressore armato, ha anche reso evidente l’inutilità della filosofia “dobbiamo esser duri come rocce” primo vero ostacolo per una reattività funzionalmente corretta che dovrebbe esser fatta più che altro di interfacciamenti “pazienti” ed equilibrati col prossimo e con la vita.

   Quando poi questa rigidità psicologica ancor prima che fisica assume valenze incontrollate è l’organismo umano stesso ad “aiutarla” inconsapevolmente cessando di produrre le sostanze biochimiche essenziali (a base di potassio) per mantenere le sue fibre muscolari uniformemente rilassate ma pronte, disponibili per una attività normalmente efficiente anche molto impegnativa senza bisogno di alcun preavviso.

   Questo modo di vivere in tensione è diventato talmente automatico e purtroppo “normale” da sembrare talvolta “normale” e per recuperare equilibri sotterrati è necessario svolgere una vera e propria azione di forza nei confronti del proprio IO costringendolo periodicamente a cercare delle pause che aiutino a ripristinare quello stato psicofisico che ci restituisca il ruolo di veri padroni della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro equilibrio mentale ed organico.

E quando da soli non ce la si fa, perché vergognarsi di riconoscere le proprie debolezze mascherate per una forma di autodifesa da energie imbattibili e non farsi invece aiutare con un minimo di umiltà da chi ne é in grado?

 

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  Dato che di questi tempi parlar di sicurezze depista molto il cervello di chi, giustamente, è preoccupato solo di arrivare vivo a fine mese, facciamo finta di nulla ed accostiamo il discorso molto alla larga, almeno sino a che ne abbiamo la forza e la voglia di andare in giro a sparare ad alzo zero non piglia il sopravvento.

   Uno dei principi basilari su cui si basa l’efficienza delle Arti Marziali, quand’anche esista un divario di forze che fa supporre una superiorità fisica apparente dell’avversario attaccante, consiste nella quasi totale incapacità psicomotoria degli esseri umani a bloccare a “metà esecuzione” un gesto materiale già fatto iniziare, situazione da cogliere al volo da parte della controparte e che crea ottime opportunità di contrattacco non tanto per parare il colpo quanto per convertirne le dinamiche a proprio favore.

   Pensate a cosa succede se quando vi state sedendo su di una sedia ed avete già iniziato a rilassare i muscoli delle gambe mentre contemporaneamente vi siete leggermente sbilanciati all’indietro convinti di trovare disponibile il piano su cui appoggiarvi, qualcuno vi fa uno scherzo e ve la sfila da sotto il c…

   Non mi dite che riuscite a non cadere per terra … è una cosa matematicamente impossibile!

   Anche se ogni regola ha le sue eccezioni …

   Oppure pensate di sferrare un “pugno” contro al nemico che vi sta davanti e provate a fermare il braccio una volta che il pugno “è partito”.

   Poi magari l’avversario si limita a schivarlo … ma dietro a lui c’è un muro di cemento … ahi!

   Per bloccarsi per tempo è indispensabile possedere una totale padronanza mentale del proprio corpo ed una capacità non comune di selezionare, anche istintivamente, in tempi fulminei, in modi e misure offerte dalle proprie capacità reattive, vero patrimonio individuale da costruire individualmente che io amo definire “istinto ragionato”, cosa che sembra un controsenso ma non lo è.

   Non si tratta solo di diventar capaci di influire con successo sui propri riflessi possedendone un controllo totale, ma piuttosto di una vera e propria condizione mentale di coscienza attiva senza limiti, realizzata con convinzione, pazienza, impegno e costanza … e fatica, mattone su mattone, parola di boy scout.

   La triste quotidianità recita che l’autore di un gesto di cui si crede padrone indiscusso, sul cui effetto potrebbe giurare almeno sino al momento in cui decide di passare all’azione, tipo il famoso pugno, anche se la sua mente, poi, davanti all’evidenza dei fatti, sta iniziando a rendersi conto di quello che gli sta per accadere, non solo non riesce a fermarsi in tempo, ma, avendo fatto cilecca, appena gli è possibile, ci riprova immediatamente con una cocciutaggine da capra nana.

   E così incorrerà nella medesima situazione a suo sfavore, di solito peggiorandola, a causa di una maggiore inefficienza reattiva causata da una “caduta” di concentrazione, componente psicologica essenziale, del sentirsi ferito e offeso nelle proprie presunzioni di imbattibilità, e del desiderio ormai incontrollato di portare ostinatamente a termine in qualsiasi modo quel qualcosa che ha rivelato invece la sua approssimazione, l’inadeguatezza del suo comportamento e tutte le crepe del suo castello immaginario di presunte superiorità, NONOSTANTE l’EVIDENZA dei fatti parli chiaro.

   Figurarsi poi cosa può capitare se chi sta ricevendo il pugno non solo lo schiva ma “accoglie” e strumentalizza quella esplosione di forza pilotandola a suo favore … come ogni VERO cultore di Arti Marziali, soprattutto di Aikido, ha imparato a fare agendo e muovendosi “armonicamente” e con decisa sicurezza ad un livello diventato istintivo.

   Non è che nella vita sia così facile evitare ogni negatività come quando si tratta di schivare un semplice pugno e magari volgendo con perizia a proprio favore la situazione, ma quel tipo di allenamento mentale torno comodo in mille e una situazioni.

   Perché da noi, culla indiscussa di Civiltà, non insegnano sin dalle Elementari, un po’ della Filosofia di quelle Discipline, non le solite approssimative tecniche di sgambetto o di tentativo di autodifesa, così poco efficienti poi al momento giusto, che solo molto pochi sanno praticare con la necessaria freddezza, precisione e la conseguente decisa efficienza?

   Quelle Discipline che, se il Maestro è quello giusto, creano le fondamenta dell’autocontrollo misurato, del rispetto, della pazienza, della moderazione, aumentano il gradiente di concentrazione, aprono bene gli occhi su quel che si vale, su quel che rientra nelle proprie possibilità personali mantenendo ben attivi quei valori che in un corpo e in una mante sani ne amplificano in crescendo sia le qualità innate sia quelle che derivano da un ben gestito ed equilibrato processo di crescita e che serviranno come ottime autodifese anche sociali in un mondo troppo spesso ostile e popolato da esseri che cercano solo l’autoaffermazione del proprio IO, costi quel che costi.

   E soprattutto sarebbe una Scuola di quel coraggio che troppa gente sta mostrando di NON avere, dalle questioni più piccole e private a quelle che invece richiedono la giusta statura … non dico altro, se non che stavo pensando a quanti nostri Dirigenti di Stato, tutti belli incravattati e sorridenti sono stati solo capaci, soprattutto negli ultimi tempi, di scodinzolare timorosi davanti a chi invece deve essere trattato con decisione e senza troppi complimenti come si merita chi proprio non ha alcun diritto di “scagliare la prima pietra”.

   Quanti padreterni, quante teste coronate in meno, quante minori perdite di tempo, quanti meno errori di valutazione, quanta gente sarebbe costretta dall’evidenza dei propri limiti personali a togliersi dal c… le penne del pavone a tornare idealmente a zappare con maggior lena nell’orticello del proprio cervello smettendo di far danni a destra e sinistra, danni di cui è ben attenta a dichiararsi totalmente irresponsabile secondo un copione ben collaudato ….

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   Uno dei principi più importanti su cui si basa l’efficienza delle Arti Marziali, quand’anche esista un divario di forze apparentemente a favore dell’attaccante, dell’avversario, consiste nello sfruttamento della quasi totale incapacità psicomotoria degli esseri umani a bloccare a “metà esecuzione” un gesto.

   Un “pugno”, ad esempio: provate a fermare il braccio una volta che il pugno “è partito”, l’avversario lo schiva e dietro a lui c’è un muro di cemento …

   Per bloccarsi per tempo è indispensabile una totale padronanza mentale del proprio corpo ed un livello non comune di attenzione generalizzata agli stimoli provenienti dall’esterno che io amo definire “istinto rieducato”.

   La triste morale è che l’autore del gesto, anche se la sua mente si sta rendendo conto di quello che gli sta per accadere, non solo non riesce ad interromperne l’esecuzione, ma appena gli è possibile, cocciutamente, ci riprova immediatamente incorrendo nella medesima situazione a suo sfavore che gli può anche creare altri problemi causati da una “caduta” di concentrazione e dal desiderio ormai incontrollato di portare a termine quel qualcosa che ha rivelato invece la sua impreparazione, l’inadeguatezza, l’inutilità del suo comportamento e tutte le falle del suo sistema di autogestione psicologica.

   Figurarsi poi cosa può capitare se chi dovrebbe “ricevere il pugno” non solo lo schiva ma “accoglie” quella esplosione di forza pilotandola a suo favore …

   Ma perché da noi non insegnano a Scuola, sin dalle Elementari, un po’ di Arti Marziali, non le solite tecniche di sgambetto o di finta autodifesa che al momento giusto solo molto pochi sanno praticare con la necessaria freddezza e la conseguente efficienza?

   Quelle Discipline che insegnano l’autocontrollo, il rispetto, la moderazione, la coscienza di quel che si vale e di quel che rientra nelle proprie possibilità e tutti quegli altri valori che in un corpo sano e rispettato ne aumentano le qualità, anche quelle intese in senso sociale.

   Quanta gente, messa in mutande e canottiera una volta fatta ridiscendere a terra dal suo bel pallone variopinto, sarebbe costretta dall’evidenza a tornare a zappare la terra invece di far finta di lavorare seduta sui Banchi del Potere.