IL BRAVO TAGLIALEGNA

25 maggio 2015

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Esistono delle attività, molte, che per esser svolte correttamente richiedono un’attenzione e una professionalità decisamene di molto superiori a quella necessaria per tanti altri lavori che sono impegnativi e critici solo di nome anche se chi li esegue millanta impegni coinvolgenti che invece in realtà sono molto limitati.

Una di queste attività lavorative che proprio in quanto manuale non ha alcuna pretesa di nobiltà sociale, non è però, come ormai succede oggi che siamo tutti bravi e civilizzati, alla portata di chiunque decida di comperarsi gli strumenti adeguati o presunti tali (made in China) e già è subito per magia diventato “specialista” fai da te e magari ti insegna anche come fare.

Sto parlando, nel suo piccolo, di quell’umile lavoro del taglialegna tradizionale, i cui strumenti di base sono asce e motoseghe, vere e proprie armi potenti anche se non a livello di quei mostri meccanici da foresta pluviale che solo schiacciando qualche bottone abbattono giganti di oltre 50 metri di altezza in pochissimi minuti, li sfrondano e scortecciano in un batter d’occhio … povero Ecosistema.

Il taglialegna professionista delle nostre parti di solito lavora di fino utilizzando cautele volte al rispetto per l’ambiente mentre svolge con coscienza il suo lavoro, uno fra i più pericolosi e densi di imprevisti e variabili poiché oltre a braccia robuste in grado di manovrare strumenti aggressivi, “occhio” e capacità tecniche richiede anche malizie che solo l’esperienza insegna.

Infatti, in un rapporto impari nel confronto, tipo Davide e Golia, ha a che fare con “avversari” sproporzionati rispetto alle sue dimensioni, alberi che possono raggiungere altezze e masse incredibili ma sempre bilanciate.

E non è raro che il dilettante nell’affrontare la pianta con una motosega in mano finisca per farsi seriamente male proprio perché non ha saputo come rispettare questa condizione di equilibrio naturale e tantomeno nel corso dell’abbattimento come sfruttare a proprio uso e consumo la forza di gravità, tipo, se serve, far cascare indietro ciò che si sporge in avanti ….

Ragion per cui, se non si deve tagliare il solito tronchetto da una spanna di diametro, è importante utilizzare strumenti adeguati e tenuti scrupolosamente in efficienza, avere le idee ben chiare dal punto di vista tecnico operativo e poi conservare in corso d’opera una estrema umiltà e rispetto nei confronti dei giganti da abbattere.

Essenziale, ripeto, tenere sempre altissimo il livello di attenzione poiché i rischi sono sempre in agguato e non sempre del tutto prevedibili, soprattutto quando, lavorando, la normale e più che umana stanchezza inizia a farsi sentire e le tensioni interne alle fibre del vegetale nonché i suoi “nodi” generano resistenze inaspettate e magari esattamene all’opposto di quanto ci si aspettava cogliendo di sorpresa anche il taglialegna più scafato e robusto.

Una’altra sfida decisamente intrigante che non poteva lasciarmi insensibile, questa, infatti io da anni, per me o per chi me lo richiede, soprattutto ora che da lustri vivo in campagna, di tanto in tanto mi vedo impegnato ad abbattere piante di dimensioni considerevoli, e gli strumenti non mi mancano.

E non crediate che lo faccia da autodidatta, anche in questo ho avuto insegnanti dall’esperienza e dalle capacità giuste e c’è voluto parecchio prima di imparare bene la lezione perché si tratta di un’attività per nulla improvvisabile.

Due settimane fa una mezza tromba d’aria ha fatto volar via un cipresso alto più di venti metri che poi si è schiantato nel mio terreno distruggendo la mia recinzione e facendo altri danni tutt’attorno.

Rimosso il “cadavere”, sono stato purtroppo costretto ad abbattere in zona anche due platani quasi centenari, alti quasi 35 metri ognuno, immaginatevi le dimensioni del castello di rami e foglie oltre a quelle del tronco, perché sempre a causa di quella mezza tromba d’aria si erano inclinati troppo ed il loro impianto radicale ormai era parzialmente estruso dal terreno: vista la loro mole, il loro destino era segnato ed anche il Parco competente aveva dato il via per un rapido abbattimento.

Queste due piante, mai tenute in manutenzione dal proprietario, si erano così sviluppate pericolosamente in centro abitato, molto vicino a casa mia in un punto dove era impossibile raggiungerle con piattaforme mobili o simili e lo spazio libero per far cadere i grossi rami sezionati man mano in aria e stando ben legati con cavi e imbragature di sicurezza, era molto esiguo, non escluse le difficoltà create da un piccolo corso d’acqua immediatamente sottostante.

Ma tutto si può fare, con calma e con la dovuta prudenza, infatti nessuno si è fatto male, nessun danno alle cose circostanti e ora i giganti, sfrondati, giacciono a terra sezionati in tronconi che verranno rimossi finalmente in sicurezza.

Un lavoro per nulla semplice ma affrontato nel modo giusto … come si dovrebbe fare nella vita quotidiana, quando la si vive attivamente e non si sottovalutano le cose facendo finta che i problemi che arrivano siano solo stormir di fronde.

Ma mi chiedo, è così difficile nella quotidianità per i miei simili che si presentano come superman mentre spesso sono solo palloni gonfiati che ostentano piumate competenze e capacità di spicco, è così difficile affrontare i propri problemi con annessi e connessi senza far danni soprattutto collaterali e rispettando equilibri consolidati?

Anche se non si tratta di giganti di legno massiccio, ma la vita spesso è comunque colma di ostacoli da rimuovere …

O anche se si tratta in realtà di giganti e non solo di legno massiccio … ma sempre vulnerabili come ogni cosa terrestre e quindi affrontabili come si deve?

Certo che se secondo i nuovi orientamenti pedagogici sin da piccoli viene consentito di crescere nella convinzione che standosene comodamente seduti basta far scorrere sul touch screen il ditino indice per spostare montagne, abbattere giganti e vincere guerre … quanti giganti fronduti pensate che prima o poi potranno cadere crollandoci sul cranio?

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Ultimamente ho conosciuto un gruppo di persone che svolge un’attività decisamente particolare, non tanto ludica o solo ricreativa quanto tesa, almeno nelle intenzioni, penso, al raggiungimento di nuovi equilibri e di rilassata serenità riuscendo tramite danze antiche di tipo rituale a toccare corde assopite ma tutt’ora vive nell’animo umano sin dalla notte dei secoli, nonostante la compressione a cui siamo sottoposti dalla vita moderna.

Ho presenziato ad un paio di questi “incontri” senza però prendere parte attiva al lavoro di gruppo, cercando invece di individuare, cosa che mi interessava maggiormente, energie celate in persone sconosciute di cui praticamente non sapevo nulla e quindi fidandomi solo delle mie capacità intuitive e percettive a livello istintivo, pratica in cui sono da tempo allenato.

Una specie di caccia al tesoro che mi intriga parecchio.

Qualche “messaggio” silenzioso ed intenso l’ho colto e pensando di incontrare un terreno fertile e ricettivo, mi ero prefisso di proporre un piccolo ma impegnativo corso di auto training pilotato a vari livelli che è un ottimo calmiere di vita anche in situazioni apparentemente condizionate dalla negatività di determinati eventi.

Parlo di questo con vera cognizione di causa.

Ma con mia grande sorpresa mi sono reso conto che questo tipo di discorso interessava molto poco a queste persone anche se a giudicare dallo spirito che le lega in quella forma di attività, farebbe pensare a ben altra “apertura”.

Il motivo di tanta indifferenza lo ho comunque individuato e facendo una onesta valutazione a posteriori non posso dar torto a chi ha mostrato scetticismo perché essenzialmente rimasto deluso da inconsistenti esperienze precedenti (apparentemente per lui analoghe e di cui non ero al corrente) perché quel che gli era stato pomposamente proposto si è subito rivelato per essere solo una bella cornice vuota e di per se stessa inutile, tipo quei corsi perditempo tipo pacco dell’operaio, pacco del lavoratore, pur gestiti da persone con mezzo chilo di titoli accademici.

Un po’ come certe dimostrazioni gratuite di un prodotto importante, in cui si promette e si parla di tutto per ore e rivelando (sottovoce e casualmente) che esiste in verità un prezzo minimo solo negli ultimi 5 minuti e, tra l’altro, senza mai offrire vere sicurezze: dopodiché uno se ne torna a casa senza aver combinato nulla e dopo aver mandato al diavolo i perditempo che lo hanno coinvolto.

Si sa, non tutte le Scuole con tanto di Stemma ti insegnano come arrivare a Roma.

E a Roma, da Milano, ci si può arrivare percorrendo l’Autosole o in aereo via Tokio.

Ciò è molto in sintonia con quanto ci sta attorno e che tante volte sembra proprio il megafestival della superficialità e dell’inutile, poiché moltissime sono le cose proposte, grandi le promesse e poi ci si trova impigliati in situazioni gestite senza alcun vero approfondimento, finte operazioni culturali che finiscono per rivelarsi al redde rationem per quello che sono: aria fritta.

Per non parlare di tutti quelli che leggono un opuscolo su di un argomento poco convenzionale e giocano a fare i Maestri d’occasione senza possedere la dovuta preparazione sempre più indispensabile proprio quando apparentemente le cose parrebbero estremamente semplici ma proprio non lo sono, come ad esempio praticare vera Pranoterapia e non accarezzare l’aria.

Quel percorso e quell’approfondimento che io invece proponevo in termini chiari e molto seri, consiste nella riscoperta di alcune capacità dimenticate della nostra mente e del nostro corpo fatti funzionare in estrema sintonia, capacità talvolta insospettabili ma sempre presenti anche nell’essere più semplice e apparentemente indifeso e che costituiscono la vera armatura in grado di proteggerci sempre.

E’ forse questo il motivo di tanto rifiuto, perché si tratta di un percorso che poi in realtà spaventerebbe proprio le medesime persone che senza avere approfondito quel che in realtà gli veniva proposto, dicevano di aspettarsi “di più”, ma che poi, obbligate ad aprire gli occhi davanti ad un qualcosa a suo modo impegnativo, si sono rese conto che è proprio quel “di più” che invece esiste ed è ben presente e che gli crea dei blocchi facendole orientare preferenzialmente verso altre scelte.

Scelte o non scelte che prudentemente, anche se si presentano solo formalmente come impegnative e coinvolgenti, in realtà non vanno a toccare nel profondo quel lato autoiperprotetto del loro “io” sempre colmo di insicurezze, di rigidità, di quei piccoli (o grandi) buchi neri che vengono accuratamente ficcati sotto al tappeto come la scomoda polvere che non si ha voglia di buttare in pattumiera, e questo per una purtroppo ricorrente forma di autodifesa tanto istintiva quanto cieca e sorda e quindi poco efficiente quando addirittura non negativa ad ogni effetto.

Evidentemente c’é chi si accontenta, peccato, un’occasione in meno per ACCRESCERE i propri equilibri, le proprie difese, la propria auto gestibilità psicofisica nel modo più cosciente ed efficace.